URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

venerdì, luglio 30, 2004

Amarcord

Addio alle arnie
(A Farewell to Blogs)


No, io non sono così.
Sono diverso. Non ci riesco. Mica facile. E’ una questione d’indole. Io non posso dire: Beh, arrivederci, e chiudere la porta come se nulla fosse. Macché. La porta la riapro tre o quattro volte, per controllare che tutto sia a posto (acqua, luce, gas, gatto lasciato sul balcone). La prendo alla larga. Parto da lontano. Ci giro intorno.
Ed è per questo che, negli ultimi giorni, ho lasciato qua e là tracce della prossima chiusura estiva del blog. Salutiamoci a lungo, e scordiamoci un po’.
Chiudiamo le nostre case, le stanzette buie in cui, laboriosi come api operaie, per mesi abbiamo stillato nettare e ambrosia per i nostri post.
Questi sono gli ultimi giorni di Herzog. E fin qui, nulla di male.
Il fatto è che sono anche gli ultimi giorni per voi (ehi, dico a lei, sì, proprio lei in fondo alla sala: la smetta di fare quei gesti, che ci sono anche delle signore). E per qualcuno, sì, per qualcuno saranno gli ultimi davvero. A settembre, purtroppo, qualche blog non riaprirà.
E allora mi rivolgo a te, Blogger Estinto, che qui concludi la tua avventura.
Peccato.
Proprio all’ultimo, non hai resistito. Fine della corsa. Si scende. E pensare che ce l’avevi quasi fatta. Ancora un piccolo sforzo, e saresti arrivato. Presto Repubblica avrebbe citato il tuo blog, e Granieri ti avrebbe inserito tra i post in evidenza del giorno. Sofri ti avrebbe definito il blog più cool del momento (senza offesa). Capital, lo so per certo, stava per dedicarti un servizio fotografico soft-core con tanto di capelli sgocciolanti. Facci avrebbe chiesto in ginocchio di poter pubblicare un articolo da te, e Quintostato ti avrebbe dedicato una recensione incomprensibile. Saresti andato a cena con Scarpa e Cotroneo, salvo poi dover essere tu a pagare il conto. I tuoi accessi si sarebbero centuplicati, e noi avremmo letto i tuoi post persino sulla Smemoranda. Radio e televisioni avrebbero fatto a gara per una tua intervista, e alla fine saresti andato da Marzullo (l’alternativa era Costanzo, vedi un po’ tu). Ti avremmo chiamato Guru e saremmo stati costretti a darti sempre ragione. Alla fine, avresti scritto anche un libro sui blog.
E invece no. Ti arrendi, lasci, tralasci e te ne vai.
Diciamolo pure: ci è andata di gran lusso.

Herzog, 23 luglio 2003, h. 11.13 - Affrancato e spedito da Effe
(qui il post originale ed i relativi commenti)
















affrancato e spedito da riccionascosto | 20:25 | commenti (12)


Vacanza d'autore

Aspettate... cosa avete capito? Non è mica uno di quei post sulle vacanze intelligenti, che già ne sono stati scritti abbastanza. No.
E' proprio "vacanza", nel senso che:
a) l'autore del blog - Herr Effe, per intenderci - va in ferie per il mese di agosto (beato lui) e, di conseguenza,
b) il blog rimane vacante di autore.

Il blog però è come il maiale, con buona pace dei suini... non si butta via niente.
E qui in modo particolare, ché Herr Effe ha in uggia gli sprechi.
O meglio, Herr Effe ha in uggia quasi l'intera umanità, ma di sprechi non vuol neanche sentire parlare.
Un/una badante? Esclusa a priori: poi si dovrebbe pagare, e non è il caso.
Recuperare - riciclandoli - i vecchi post, invece, non costa nulla... ed è esattamente ciò che abbiamo fatto.

Nelle prossime settimane (senza scadenza periodica, per carità, o ci accuseranno di essere una testata giornalistica, e già facciamo fatica ad essere un ufficio postale) vi proporremo perciò alcuni post "made in Herzog" d'annata: estate 2003, da veri intenditori. Affrancati e spediti (con tanto di link al post originale) da Effe, of certo.

Così, mentre aspettiamo che Effe torni, ritemprato, in carne ed ossa - o meglio, carattere e tastiera - potrete gustare qualcosa che, altrimenti, sarebbe già dimenticato. E siccome l'appetito vien mangiando, sentitevi liberi di frugare negli archivi.

Certi (?) di farvi cosa gradita, vi presentiamo quindi: "Amarcord"
















affrancato e spedito da riccionascosto | 20:13 | commenti (4)


giovedì, luglio 29, 2004

Festa

di una notte

di mezz'estate

 


affrancato e spedito da SignorinaSilvani | 15:30 | commenti (295)


Di donne e di uomini

Come folgore saetta improvvisa la rivelazione.
L'universo è un divenire in costante equilibrio: noi perdiamo i capelli, loro acquistano cellulite.



affrancato e spedito da Effe | 14:19 | commenti (15)


10 cose da non portare in vacanza

Che già solo per l'etimologia.
La vacanza, occasione dell'esser vuoto, manchevole, libero.
L'arte di lasciarsi a casa.
Almeno un po', almeno per un po'.
Occorre imparare a spreparare i bagagli, che quelli li portiamo sulle spalle già tutto l'anno.
Ci sono fatti e persone che lascerò volentieri indietro, con l'avvertenza che si è comunque circondati.
Abbandonerò quelli che dicono La mia moto, e poi invece hanno lo scooterino, ma inevitabilmente troverò quanti partono per un Giro in barca a bordo del canotto gonfiabile.
All'erta sto.
In ogni caso, ho qui pronto un decalogo di parole che non intendo - nel modo più assoluto - portarmi dietro.
Non le voglio proprio sentire, per tutto il periodo vacante, pena un immediato eritema da insofferenza con strascichi di emicrania da misantropia.
Io ho avvisato.
E guardate che mordo.

Decalogo Vacante:

Sinergie
Ottimismo
Palinsesto
Briefing
Cogne
Tormentone
Devolution
Esodo
Blog

D'accordo, d'accordo.
Per essere un vero decalogo, manca una definizione.
Speravo avreste apprezzato la sottigliezza: un posto vuoto, e quindi vacante...
Fa lo stesso.
La decima parola aggiungetela voi.
E ricordatevi, prima della partenza, di chiudere bene i bagagli.
Dentro casa.



























affrancato e spedito da Effe | 12:08 | commenti (24)


Ci dev'essere l'eco

Rifiuto d'adeguarmi e di commentare anch'io Megane Gale che dice E' ciucio inciorno a cei, dopo che l'anno già scritto altri 178 blogger, tutti in modo similare, e tutti millantando d'essere i primi e i più originali.

Per rinnovare un vecchio copright, peggio della televisione c'è solo chi parla della televisione.


affrancato e spedito da Effe | 11:43 | commenti (6)



affrancato e spedito da georgia | 10:38 | commenti (7)


mercoledì, luglio 28, 2004

Il vero problema degli uomini
(spiegato alle donne)

Per anni si è sopportato, ma ora non si sopporta più di sopportare.
Il maschio è in crisi, dice.
L'uomo non dà più certezze né sicurezze.
Ha smarrito il proprio ruolo.
Ma non sapete - voi, o donne - non immaginate, né lo potreste.
Quello che.
Macera.
La nostra.
Anima.
E che sia questo dunque il momento dell' outing coming out, e parimenti il luogo.
Se a volte - voi, o donne - ci vedete assumere quell'espressione attonita, con la boccuccia corrucciata e lo sguardo da cernia al mercato del pesce, la ragion di ciò non risiede altrove che là.
Nell'annoso.
E irrisolto.
Problema.
Delle.
Calze.
Sissignore.
Proprio così.
Le calze da uomo, o calzini, o pedalini, hanno minato a fondo la nostra identità virile.
Come essere sicuri di noi stessi, infatti, se costretti a calzare tali e talmente inidonei ammennicoli?
All'idea dell'approccio, questa immagine ci fulmina, di noi medesimi in versione adamitica con i calzini abbarbicati sugli stinchi.
O peggio ancora, contorti e avviticchiati in disequilibrio nel tentativo di scardinare il calzamento che museruola un piede infilando l'alluce dell'altro piede nell'elastico troppo stretto.
Uno dei due elastici.
Perché l'altro si è rotto un attimo prima, e ora il gagliardo gambaletto giace indecentemente acciambellato intorno alla caviglia, monumento al ridicolo perenne che il fato invidioso qui pose.
Ma anche nelle occasioni mondane, credete - voi, o donne - essa calza è fonte di imbarazzi mai finiti.
Se, in vostra presenza, restiamo in piedi per ore anziché sprofondare in quelle comodissime chaises longues, non è per stoicità, ma solo per evitare l'accavallar di gambe, che mostra stinchi e garretti.
E quegli stucchevoli rombetti colorati che talvolta istoriano le nostre avvolgi-gamba, non rammentano forse con eccessiva prossimità le cornici d'infantesca memoria con cui s'usava adornare il quadernetto gualcito dei compiti da libro Cuore?
E le calze in raffinato filo di scozia che, tese a furor di gamba, di velate trasparenze fasciano appena, ma non tanto da nasconderla, la boscosa peluria dell'arto?
E i calzini corti, inutilmente tesi nello sforzo stupefatto di coprire alla vista qualche centimetro di pelle in più?
E le calze bianche sotto i pantaloni scuri?
Sappiatelo, dunque - voi, o donne - che la nostra è una vita d'inferno.
Se, incrociandoci al crocevia d'un crocicchio, in un accrocchio di visi maschili tendenti all'ebete, daremo cattiva prova di noi, è perché partiamo, ad ogni mattutino, già sconfitti nell'impari tenzone con il cassetto della biancheria pulita.


































affrancato e spedito da Effe | 11:24 | commenti (32)


Stanchi? Annoiati? Accaldati?

I vostri amici sono tutti in vacanza e voi non sapete che fare?
 
La FLaPF (Federazione Lavoratori Precari e Felici),
unico sindacato ufficialmente riconosciuto del Blog di Herzog, ha pensato anche a voi!
 
Dimenticate i vostri uffici grigi, le strade afose e bollenti delle città, le serate noiose davanti alla tv...
trasferitevi con noi nel mondo incantato della
 
Festa di una notte di mezz'estate
 
giovedì, 29 luglio 2004
dalle 15.30 in poi
chez Herzog
(e dove, sennò?)
 
Come dite? alle 15.30 non è certo notte?
 
Ma un po' di fantasia, che diamine!
 
Non vedete forse la radura, la polla d'acqua, fresca ed invitante, le lucciole che danzano nella notte?
Non udite forse il canto degli usignoli mischiarsi al suono di un'arpa incantata?
Non vi avvolge l'odore delle ghirlande gioiosamente intrecciate dalle fate del bosco?
Ed allora, che abbiate orecchie d'asino o ali di farfalla, che vi sentiate finti leoni o muri sbrecciati, amanti o oggetti di desiderio, o perfino mosche bianche, chiudete gli occhi per un attimo e...
 
Riapriteli con noi, in questo sogno!

affrancato e spedito da riccionascosto | 08:09 | commenti (6)


martedì, luglio 27, 2004

Il Papa che verrà
(si accettano scommesse)

Noti politologi e analisti di chiara fama dibattono da anni su una controversa questione, e sull'innegabile influenza da questa esercitata a riguardo dei rivolgimenti internazionali degli ultimi trent'anni.
Per dire, Luttwak sta per uscire con un poderoso saggio sull'argomento, e presto lo vedremo a Porta a Porta.
La vexata quaestio è: la presenza copiosa di lavavetri polacchi nell'Italia centrale (che al nord tale attività è prerogativa, per lo più, delle ditte individuali magrebine) è dovuta al contemporaneo ministero del Papa loro conterraneo, ovvero il Woytila è giunto al soglio pontificio proprio grazie alla forza di pressione esercitata dal numeroso e battagliero popolo dei polacchi tergitori?
La storiografia di ultima generazione sembra propendere piuttosto per questa seconda ipotesi.
Alla stregua dei Grandi Elettori del Sacro Romano Impero, come le lobbies plutogiudaiche (termine che sta disgraziatamente tornando di moda) negli States, e allo stesso modo del popolo dell'Auditel, la presenza massiccia di immigrati polacchi avrebbe condizionato la Grande Decisione, determinato la fumata bianca del conclave nel 1978.
Più di un cardinale, all'uscita dal Vaticano, ebbe in quell'occasione a dire che di certe realtà si doveva pur tenere conto.
Ebbene, poché l'attuale titolare della Cattedra è in scadenza naturale, non da oggi è iniziato il toto-papa per la successione.
Secondo il citato Luttwak (uno che, di mestiere, sbaglia previsioni), applicando gli stessi criteri di scelta dell'ultimo conclave il successore del polacco dovrebbe essere un papa albanese.
Gli albanesi, infatti, costituiscono attualmente il gruppo di pressione più autorevole del nostro Paese.
Il papa albanese, che pontificherà con il nome di Annaoxa I, sarà un papa diverso dagli altri.
Abbandonata la papamobile, sfilerà tra le moltitudini dei fedeli direttamente in gommone, a ricordo dei vecchi tempi in cui ancora faceva lo scafista.
A riscatto della sua passata povertà, sfoggerà al polso un Rolex d'oro massiccio, le cui sola lancetta dei minuti peserà sette chili, e presiederà le udienze papali sfumazzando un Davidoff, che ci sarebbe ben di meglio, ma è pur sempre la griffe che conta. Come dire, l'abito fa il monaco, che poi in questo caso è un modo di dire piuttosto attinente.
Annaoxa I emanerà un'enciclica in cui dichiarerà legittima, e persino santa, l'attività di contrabbando di sigarette via mare.
Il papa albanese trascorrerà le vacanze estive in ritiro spirituale al Billionaire, osservando una rigida dieta penitenziale a base di aragoste e porceddu (ma non separatamente: proprio nella stessa ricetta).
Il papa edonista ed epicureo si rivelerà un toccasana, per favorire una rinascita delle vocazioni.
Davanti alle sedi delle diocesi si formeranno file interminabili di aspiranti sacerdoti.
Gli Italiani, per poter entrare nello Stato del Vaticano, dovranno regolarizzarsi con un permesso di soggiorno che verrà concesso solo a quanti potranno dimostrare la titolarità di un contratto di lavoro in qualità di badanti di una guardia svizzera.
Il papa albanese reggerà a lungo il pastorale; poi si dimetterà per uno scandalo legato a presunti precedenti penali.
Egli smentirà vibratamente tutto ma, per questione d'eleganza, lascerà comunque il Vaticano, portandosi dietro come commosso ricordo il relativo tesoro.
Poi, per non dover modificare più di tanto i documenti d'identità, il papa si metterà in proprio e, nella sua nuova attività, sarà noto ai più come Annaoxa I pappa.






















affrancato e spedito da Effe | 11:29 | commenti (28)


lunedì, luglio 26, 2004

Portrait of myself

Ho sempre ritenuto sommamente ridicoli tutti coloro che ricoprono la propria postazione di lavoro di portafoto e quadretti con l'effige di coniugi e prole ritratti in occasioni mondane, quali l'apertura ufficiale della stagione balneare di Bagnoli e la sagra della porchetta di Velletri.
Per quale malsano motivo si avverte la necessità di avere sotto gli occhi il dagherrotipo di un bimbo di otto anni che denuncia tutti i suoi 128 chili di peso, l'effige della figliola con treccine unte, eccesso di efelidi e apparecchio ai denti, o il ritratto della moglie con messimpiega e baffo decolorato?
Non ne avete abbastanza di vederla dal vivo alla sera, questa avariata umanità?
Ma forse, il fatto non è da ascriversi tanto al frustrante concetto italiano della famiglia onnipresente, quanto piuttosto ad un problema di limitata memoria.
Siamo un popolo, infatti, distratto e volubile.
Avere l'immagine dei propri cari costantemente sotto gli occhi può costituire un utile stratagemma al fine di riconoscere senza fallo affini e consanguinei ad ogni rientro serotino.
C'è gente, per il vero, che per pura distrazione ha sbagliato appartamento, intrufolandosi inavvertitamente dentro vite non proprie.
Il resto della famiglia d'adozione per egual superficialità ha creduto di riconoscere nel nuovo arrivato il padre e il compagno che da vent'anni siede lì a capotavola e succhia rumorosamente la minestra, sorbendone le ultime gocce direttamente dal piatto comprato con i punti del supermarket.
Interi voli charter di parenti abbandonati hanno pianto la fuga dei cari congiunti a Chi l'ha visto, quando sarebbe bastato bussare al piano di sotto.

E comunque, non ho ancora deciso se questa cornice arancione si sposi bene con il resto degli arredi del mio ufficio.










affrancato e spedito da Effe | 10:43 | commenti (39)


Ragazzi terribili

La Discussione, organo ufficiale dell'Udc, ha definito Follini "un segretario estremista".
Grave il silenzio su Buttiglione agit-prop e Giovanardi Black blok

p.s. ho anche una mezza soffiata su Casini hippy, peraltro non confermata.



affrancato e spedito da Effe | 10:16 | commenti (5)


venerdì, luglio 23, 2004

DSE
(Dannate Serate Estive)

Alcuni giorni fa, un Purista del pentagramma e un Musicologo della Crusca si dogliavano della rivisitazione di un brano dei Cure eseguita da Gatto Panceri.
E noi, allora, cosa dovremmo dire, noi?
Iersera compulsavo affannosamente il telecomando per poter cogliere le parole di uno dei padri nobili del giornalismo, uno dei più imparziali analisti della politica nazionale -Emilio Fede, dico, che basta osservarne il rigonfiamento della giugulare sul collo per capire il reale stato di fibrillazione del governo, quando capito invece su un programma musicale trasmesso da Network Four (Rete 4, insomma).
In quell'istante, Another One Bites the Dust dei Queen veniva martoriata nientemeno che da Drupi.
Dico, Drupi.
Che già solo il nome.
Un sopravvissuto al mesozoico, un errore dell'evoluzionismo.
Immagini che nessun uomo, neppure quello macchiatosi delle colpe più infami - neppure un Cirino Pomicino, per dire, dovrebbe mai essere costretto a vedere.
Per emendarmi, ho passato il resto della serata a recitare in rima e in metrica l'intero elenco telefonico di Torino e provincia.
Sul far della notte (l'assassino torna sempre sul luogo del delitto) ho nuovamente diretto la struttura ricevente di campi elettromagnetici - l'antenna, in altre parole, verso le frequenze incriminate.
Giusto in tempo per vedere un Paul Young d'annata tentare inutilmente di estendere la propria voce per almeno mezza ottava.
Tanto era lo sforzo, e così arrugginito lo strumento vocale, che par probabile la dipartita dell'ex cantante immediatamente dopo il termine delle riprese, per sopravvenuto colpo apoplettico.
La cara salma verrà tumulata direttamente nei locali mensa Mediaset di Cologno Monzese.















affrancato e spedito da Effe | 09:59 | commenti (23)


Ghost writer

Sig.ra Selvaggia Lucarelli in Pappalardo, all'udire il tenebroso Laerte (no, non il padre di Ulisse; il figlio di Adriano. Trascurabili differenze generazionali), da lei testé impalmato, dichiarare ai convitati: "Ho sposato una scrittrice", ho finalmente compreso chi è che le scrive le battute migliori.


affrancato e spedito da Effe | 09:23 | commenti (23)


Libreria Immaginaria

Di prossima pubblicazione:
Storia delle crociate.
Di Stefano Bartezzaghi




affrancato e spedito da Effe | 09:17 | commenti (3)


giovedì, luglio 22, 2004

Umori(smi)

Calderoli ministro.

Non ne sono certo, ma devo averla sentita a La sai l'ultima?


affrancato e spedito da Effe | 16:34 | commenti (5)


Alla frutta

I drammatici effetti dell'annosa fuga di cervelli dall'Italia mi si sono improvvisamente rivelati nell'udire Casini che declamava in seduta alla Camera:
"Onorevole Bossi, il Paese ha bisogno della sua intelligenza".



affrancato e spedito da Effe | 11:27 | commenti (11)


Libero libro

Risapute ma sapide, da El Mundo

Dal libraio:

- Vorrei "Alla ricerca del tempo perduto" di Alain Prost (Pseudonimo di

Marcel Proust quando saliva su una formula uno?)

- 'E tenite 'e Pistòle di Cicerone? (O forse le Epistole?)

- Vorrei un libro di cui non mi ricordo l'autore. S'intitola: "Tutte le

poesie".

- Vorrei un libro che...aspetti un momento, eh, che me lo sono scritto...

(si fruga freneticamente nelle tasche per qualche minuto, poi estrae un

bigliettino spiegazzato, l'apre e legge). Ah, ecco, si, dunque, la Bibbia!

- Mi scusi, ma questi libri da Mille Lire non hanno ancora fatto le edizioni

economiche?

- Mi serve un metro e mezzo di libri, non importa di che tipo, l'importante

e' che abbiano tutti lo stesso colore.

- Vorrei un libro di cui non ricordo l'autore, e nemmeno la casa editrice.

Il titolo? Adesso come adesso non mi viene.

- Vorrei un libro di fotografie del periodo medievale.

- Vorrei il risotto di Doria Gay (Il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde)

- Vorrei 'le palle di Malaparte' (La pelle, di Curzio Malaparte)

- Vorrei 'Il fu Matia Bazar' (Il fu Mattia Pascal, Pirandello)

- Vorrei 'Edipo a Cologno' (Edipo a Colono, Sofocle)

- Vorrei 'E dico re' (Edipo re, Sofocle)

- Vorrei 'Sequestro un uomo' (Se questo e' un uomo, Primo Levi Sandri)

- Vorrei 'Mandovado?' (Marcovaldo, Calvino)

- Vorrei 'Braccobaldo' (Marcovaldo, Calvino)


affrancato e spedito da Effe | 11:21 | commenti (10)


Sir(s), Cavalieri, Cavalcanti (Guido?)

Pare che qui, dalle 12.45, distribuiscano aggratis fiumi di uischi torbato.
Astenersi astemi.



affrancato e spedito da Effe | 11:15 | commenti (2)


mercoledì, luglio 21, 2004

Post sotto l'ombrellone 2.1
Il mondo ai tempi delle partenze intelligenti
(amarcord)

Doveva essere la fine degli anni '70, anche se, trattandosi di era mitologica, la storiografia contemporanea non è del tutto concorde sul posizionamento temporale del periodo.
La capitale sabauda, ad ogni fine luglio, conosceva un momento di transumanza ad alta densità.
La metà della sua popolazione - diciamo un buon mezzo milione di persone - aveva raggiunto la ridente cittadina durante gli anni del boom economico, lasciando le solatie terre del midì nostrano per i capannoni in vetrocemento della Fiat.
Ogni anno, una massa biblica di persone e auto faceva ritorno al paesello per le vacanze estive.
La televisione definiva questo movimento come esodo.
In realtà, l'esodo c'era già stato durante l'immigrazione sud-nord degli anni precedenti.
Quello, a logica, era quindi un contro-esodo.
E il ritorno delle vacanze, definite dai mass media come contro-esodo, era in realtà un contro-contro-esodo.
L'anarchia semantica generava non poca confusione, tanto che la gente non capiva più se stava andando o tornando, e da e verso dove.
Erano anni difficili.
Il viaggiatore-tipo era stato catechizzato in modo martellante dai telegiornali - condotti allora da seriosi mezzobusti, mica le starlette d'oggi - sull'assoluta necessità di organizzare le famigerate partenze intelligenti.
Nessuno, però, spiegava in cosa mai consistesse, tanta intelligenza.
Il viaggiatore-tipo elucubrava a lungo, e poi determinava: partenza il giorno stesso della chiusura della Fiat, alle tre di notte.
Naturalmente, ogni viaggiatore-tipo era giunto alla medesima conclusione.
Il giorno stabilito, tra le tre e le cinque del mattino si verificavano lungo le tangenziali sabaude code e ingorghi che nemmeno nelle ore di punta di un giorno feriale.
Quello non era che il prologo di un viaggio che sarebbe stato lungo e periglioso.
La marcia verso il mezzogiorno era infatti rallentata da numerosi cantieri che, allora, costellavano l'autostrada del sole.
Anche oggi, in effetti, non è che la situazione sia cambiata.
Cadono infatti i Muri, e gli Imperi, ma anche tra cent'anni Onda Verde segnalerà al viaggiatore-tipo rallentamenti per lavori tra Ronco Bilaccio e Barberino del Mugello.
Il viaggiatorre-tipo del mio condominio si chiamava Salvatore.
Detto Salvo.
Detto Sasà.
Detto Turiddu.
Detto Totò.
A seconda del grado di parentela e di confidenza dell'appellante.
Impiegai anni per farmi una ragione del fatto che si trattasse sempre della stessa persona, e che i miei vicini di casa non vivevano in una simpatica comune post-sessantottina.
La macchina-tipo del viaggiatore-tipo era la Fiat 127 Panorama.
Una station wagon ante litteram, nella sostanza, ma con dimensioni da modellismo.
La notte prestabilita, Salvatore scendeva in strada alle due per sistemare i bagagli sulla vetturetta.
La 127 era dotata, sulla capote, di un portabagagli metallico grande come una piattaforma petrolifera e di pari peso.
Sopra al portabagagli, per formare una base stabile su cui sistemare le valigie, veniva posizionato un tavolino pieghevole da campeggio, che all'interno conteneva quattro sediole, anch'esse da campeggio e, meraviglia, parimenti pieghevoli.
Non che il viaggiatore-tipo passasse le vacanze in campeggio; lo attendevano, al paesello, ospitali parenti, presso cui l'intera famiglia-tipo avrebbe soggiornato a sbafo per l'intero mese.
E poi ci si domanda da dove provenga l'antagonismo nord-sud.

[continua]




































affrancato e spedito da Effe | 11:00 | commenti (28)


[prosegue]

Post sotto l'ombrellone 2.2
Il mondo ai tempi delle partenze intelligenti
(amarcord)


Il tavolino, con relative sedie in tinta, serviva per le soste in autostrada, durante le quali ci si rifocillava dalle fatiche del viaggio.
La dieta-tipo, durante la transumanza, si basava su un pasticcio di cozze al pepe farcite di melanzane alla parmigiana lasciate preventivamente frollare in un bagno di verdurine e Barolo (unica concessione alla cucina locale).
Il tutto veniva stoccato in un enorme contenitore-frigo-tipo, in plastica arancione con coperchio ermetico bianco.
Il contenitore occupava da solo l'intero bagagliaio della 127.
Da qui l'esigenza di posizionare le valigie sul tettuccio della macchina.
Purtroppo, il frigo era assolutamente inadatto a scopi di conservazione sotto il sole di agosto, e la pietanza fermentava all'interno della plastica fino a venirne brasata (che poi, per il Barolo, era la morte sua).
Al di sopra del tavolino pieghevole venivano quindi accatastate in forma piramidale una serie innumerabile di valigioni in finta pelle, che contenevano tutto il guardaroba della famiglia, compreso il cambio invernale, che non si sa mai.
L'intero manufatto veniva poi avvolto in ampi lenzuoli di nylon, gli stessi utilizzati nella primavera appena passata per proteggere i pavimenti della casa-tipo in occasione della ritinteggiatura dei soffitti.
Durante la marcia, l'involucro si enfiava a causa dell'aria, e l'agglomerato lamiera-similpelle-nylon assumeva le sembianze di un mini pallone aerostatico che volava ad altezza suolo.
Alle tre in punto, nell'automobile ormai ridotta a raschiare l'asfalto con il proprio fondo a causa del peso, veniva indi stipata la famiglia-tipo del viaggiatore-tipo.
La famiglia di Salvatore era composta, oltre che da lui stesso, dalla di lui legittima consorte, dalla madre di quest'ultima - e contemporaneamente suocera del primo -, e da tre incontenibili bambine, partorite in rapida successione alla ricerca dell'erede maschio.
Per anni mi sono interrogato sulle sorti del nonno, mancante all'appello.
Inizialmente, avevo concluso che il vecchietto venisse puntualmente dimenticato a casa.
Sempre meglio che in autogrill, comunque.
Più tardi ebbi modo di leggere le statistiche sull'aspettativa di vita degli uomini, rispetto a quella delle donne, e mi scordai definitivamente del nonno.
Sei passeggeri, all'interno di una 127, risultavano in effetti un po' strettini.
Posto per tutti non ce n'era.
Per ovviare all'inconveniente, per l'intera durata del viaggio (circa 48 ore) la piccola della famiglia veniva palleggiata alternativamente tra le braccia della nonna, della sorella maggiore, della madre e anche del guidatore.
A causa del continuo movimento circolatorio, la piccola soffriva di mal d'auto indotto.
Era l'unica persona di mia conoscenza in grado di vomitare anche durante un rettilineo.
Alla fine della preparazione, con un gran ansimare di pistoni e struggimenti di marmitta lungi dall'essere catalitica, la 127 Panorama si metteva in moto in direzione sud.
Ogni volta, la riuscita dell'impresa veniva giudicata dalla popolazione del quartiere come un miracolo non spiegabile con canoni scientifici.
Il contro-contro-esodo intelligente avveniva poi con le stesse modalità della partenza.
Il ritorno in città della 127 era come una rondine che annunciava i tre turni ai cancelli della Fiat Mirafiori.
Un certo anno, anch'esso collocato in prospettiva meta-storica, la famiglia-tipo fece ritorno senza la nonna.
Versammo tutti una lacrima per la vecchietta (che, peraltro, nessuno conosceva bene, perché veniva esposta in pubblico solo due volte l'anno, alla partenza per le vacanze e al ritorno).
Ma ben presto fummo messi a conoscenza della verità.
La vegliarda, per il ritorno dal paesello, aveva preteso, se non in aereo, di viaggiare almeno in treno.
Prima classe.
Aria condizionata.
Posto letto.
Vagone ristorante.
Era stata la prima a intuire finalmente il significato della misteriosa formula partenze intelligenti.





































affrancato e spedito da Effe | 10:58 | commenti (10)


martedì, luglio 20, 2004

Post sotto l'ombrellone 1

L'atmo-blogo-sfera è ormai decisamente vacanziera virato balneare.
I post latitano, i commenti scarseggiano, alcuni blog hanno già il volto abbronzato, mentre altri blogger la faccia di bronzo l'esibiscono tutto l'anno.
C'è voglia di cocktails freschi e post da disimpegno.
Herzog veste quindi il costume da bagno anni venti (pezzo unico con pettorina e mezze maniche, a rigoni orizzontali bianchi e azzurri) e s'adegua al clima da battigia.
Si potrebbe proporre uno di quei test che non mancano mai, nelle riviste estive.
Quelli sulla sessualità, per dire.
Stilati da eminenti psicologi, sono di norma costituiti da domande fortemente simboliche:
Se vi viene proposta una situazione "a quattro", voi
A) Accettate;
B) Rifiutate.
In base alla tipologia delle risposte, il complesso ritratto psicologico del testante viene finemente tratteggiato:
A) Siete dei trasgressivi:
B) Siete dei tradizionalisti
.
Sono molto preoccupato per il presente della psicologia italiana.
Ma comunque.
In tema di test, ne vorrei proporre uno basato sulla futilità.
In quale settore del superfluo investite, di preferenza, le cedole dei vostri bond parmalat?
D'accordo, sì, i libri.
Diamolo per scontato.
Si sa che i blogger son bambini che giocano a fare gli intellettuali.
O viceversa, ora non ricordo bene.
Approssimandoci alla Grande Vacanza, spenderete i vostri baiocchi anche in viaggi.
Molto bene, ma diamo per scontato anche questo.
Ecco, in cosa di veramente inutile dilapidate i risparmi?
Io, ad esempio, spendo molto in puros.
No, non si tratta di una questione morale.
Parlo - per i non adepti - di sigari cubani (bene, puro è termine applicabile anche a sigari d'altra provenienza, mais glissons).
Alcuni sigari (Cohiba Double Corona ed. limitata, Montecristo "A"), costano non meno di 25 euri.
Ciascheduno.
50 mila lirette in fumo.
L'apoteosi del superfluo.
Che poi si sa, il superfluo è l'unica cosa davvero necessaria all'uomo (suppongo anche alla donna, ma urgono conferme).
E dunque, aprite i borsellini: ditemi come spendete, e vi dirò chi siete [probabilmente: A) Trasgressivi; B) Tradizionalisti].


































affrancato e spedito da Effe | 11:04 | commenti (43)


lunedì, luglio 19, 2004

Le avventure di Nick Blogger
L'Ashram

La comunità aveva occupato abusivamente alcuni containers nei pressi di Casoria, residuati da terremoti ormai d'annata.
L'intero ashram era illuminato dalla sua presenza.
Lui.
Il Guru.
Satyanànda Paranànda Nànda.
Per gli amici, Nando.
Egli era l'uomo dei miracoli.
Uno dei suoi miracoli, noto in tutto l'entroterra, era costituito dal fatto che il Guru, ad eccezione della lunghissima barba cotonata - le cui meches, al dire dei discepoli, ricordavano pari pari i flutti lontani della Grande Madre Ganga (o' Gange, secondo la glossa locale) - ostentava un corpo completamente glabro, dalla testa ai piedi.
In effetti, era proprio un miracolo riuscire a far funzionare ancora, ogni mattina, quell'Epilady arrugginito vinto alla lotteria di Agnano nel 1978.
Nick Blogger aveva frequentato presso l'ashram un corso full immersion di tre settimane (vitto, alloggio e miracoli compresi nel pacchetto) per ottenere un attestato riconosciuto dalla Provincia come Santo, Guaritore e Millantatore.
Aveva bevuto le parole del Guru, e ora si sentiva pronto per il saggio finale, consistente nella produzione di un miracolo a pagamento a favore della popolazione locale.
E in effetti, alle porte del villaggetto si formava ogni mezzodì una lunga teoria di postulanti.
Una giovane donna, accompagnata da un ragazzetto riccioluto, si appropinquò a Nick Blogger.


Nick - Venite, accomodatevi nel mio umile container. Come posso esservi utile?
Donna - Santità...
Nick - Oh, beh, chiamatemi pure Nickarvati Bloggamurti, è il mio nome da sottoguru.
Donna - Beh, vedete, mio fratello qui (saluta, Francesco) soffre di continui mal di testa. Guaritelo, vi prego.
Nick - Non è difficile, sorella. E anche tu, figliolo, accostati a me con fede. Ecco, con la sola imposizione delle mani sulla tua testa ti guarirò. Senti nulla?
Ragazzo - Mah, un gran calore.
Nick - Dev'essere il mio fluido pranoterapeutico.

Quando Nick scostò le mani dal capo del giovane, ampie aree di alopecia si erano prodotte sul cranio prima riccioluto.

Donna - Ma cosa avete fatto? Lo avete rovinato!
Nick - Ma no, no, vedrete che i capelli ricresceranno, è solo una cosa momentanea.
Donna - Ma siete sicuro di essere santo?
Nick - E come no? C'ho pure l'attestato! Guardi, le faccio un miracolo omaggio, così, gratis, eh? Controlli nella tasca di suo fratello: vi farò apparire una colomba bianca, simbolo di pace.
Donna - Uh, bello. Vediamo un po'... Altro che colomba: questo è il mio cellulare, che credevo mi avessero rubato un mese fa. E io che avevo fatto pure denuncia ai carabinieri. France', vie' quà che t'insegno io a frugare nella mia borsetta!

Così terminò l'infelice carriera da Santo e Guaritore di Nick Blogger, con l'ex sottoguru che correva zompando, inseguito dal ragazzetto con l'alopecia, a sua volta inseguito dalla sorella roteante il cellulare, e tutti insieme inseguiti da Satyanànda Paranànda Nànda (che i miracoli, ancorché parzialmente riusciti, devono comunque essere remunerati secondo tariffario. Per colpa di qualcuno, non si fa credito a nessuno), sullo sfondo del magnifico tramonto del lungomare di Casoria.
Lo so, dal punto di vista dell'ortodossia geografica, Casoria non sarebbe esattamente città di mare.
E' che Nick Blogger i miracoli non li sapeva proprio controllare.































affrancato e spedito da Effe | 11:28 | commenti (11)


La politica e la ggente

Il segretario Follini incontra gli elettori al mercato rionale, durante l'ultima campagna europea:
Follini: Io c'entro.
La gente: E beato te. Noi, invece, periferia. Edilizia popolare.




affrancato e spedito da Effe | 09:52 | commenti (5)


Come va?


L'ho confessato superfluamente altrove, d'essere uomo di frequenti malumori.
Non che ne meni vanto.
Cerco soltanto d'essere coerente.





affrancato e spedito da Effe | 09:46 | commenti (6)


venerdì, luglio 16, 2004

I compagnucci della parrocchietta

Da quanto si legge bordeggiando per la blogosfera (niente link: se siete navigatori compulsivi, sapete già, altrimenti dell'argomento poco vi cale, e quindi), il destino che pare attenderci racconta che i blog più à la page saranno accessibili solo a un pubblico selezionato e pre-registrato.
La blogpalla, da casa di cortile con tutte le finestre spalancate (e vagamente hitchcockiane) si ristrutturerà in residence esclusivo, di quelli parquetmoquettati, con videocitofono a raggi UVA (che anche l'ospite dev'essere modello di callocagazia), piscina sul pianerottolo e servizio di security curato dai corpi speciali del fu Kgb.
Non crediate - oh, quanto ingenui! -che questo blog si risolva a rimanere al di fuori del mainstream.
Diamine.
Anche Herzog intende considerarsi un blog alla paga (no, è che con il francese non...).
Nessuna registrazione, né rilevamento di impronte digitali o prova del guanto di paraffina.
Per poter accedere al bloghettino, sarà sufficiente (ma necessario) che il lettore reciti, ad ogni mattutino, la seguente, simpatica formuletta:

Credo in un solo Herzog,
che è tignoso e non la dà vinta
e ha parlato per mezzo dei post.
Credo nel suo blog,
uno, santo, apocrifo e ipertrofico.
Leggo questo solo blog
e ne rispolvero gli archivi.
Aspetto la pubblicazione dei post
e l'implementazione dei feed (che non verrà).
Amen

Non che si chieda poi molto, mmh?

















affrancato e spedito da Effe | 09:44 | commenti (36)


giovedì, luglio 15, 2004

Il dialogo è importante

Dalle ore 13.00 alle 15.00, diabolico blogrodeo wolandiano.
Solo dialogo, nulla più.
Giacché mi ricorda la formula Oi Dialogoi qui utilizzata con favore, già mi ci sono affezionato.




affrancato e spedito da Effe | 12:34 | commenti (6)


Hai diritto di nominare un avvocato

Il mondo andrà avanti ugualmente.
Rotazione, rivoluzione, e tutte le cosine al loro posto.
Ma l'obbligo di registrarsi, per poter commentare su Macchianera, mi ricorda da presso la proposta di rilevare le impronte digitali di tutti gli immigrati.
Faccia ognun quel gl'aggrada.
Io no.
Permango clandestino.
Al massimo, mi toccherà un foglio di via.








affrancato e spedito da Effe | 11:09 | commenti (22)


Personaggi in cerca di vita

A ideale continuazione d'un post di ieri (la cui morale era: la letteratura è utile, almeno agli scarafaggi), narrerò qui, nel disinteresse generale, di quel che accadde iersera.
Down town sabauda, tra barocco e ausiliari del traffico avidi di vittime.
La farmacia è di quelle con ampolle e alambicchi su mobili antichi di legno brunito.
Sui contenitori di sostanze e preparati, nomi evocativi scritti a mano: cinabro, arsenico, spermaceti.
Spermaceti.
D'istinto, chiedo al farmacista se ci sia Ismael.
Lo speziale controlla sul prontuario e mi riferisce, rammaricandosi, che in casa non l'hanno, ma potrebbe provare a informarsi con il rappresentante.
Ordino del glicole propilene, che vien via più facile.
Ma ha ragione Auro, quando plagia che "siamo abitati dai libri".
Alla prossima assemblea, urge approvazione di un regolamento condominiale.











affrancato e spedito da Effe | 09:31 | commenti (9)


Apotropaica

Resto con una perplessità.
Io stesso circolo con una card inserita tra i documenti che autorizza l'espianto degli organi nell'infausta eventualità in cui.
E le campagne di sensibilizzazione sulla donazione son questione di civiltà.
E tuttavia.
Non ne faccio una questione di mero buon gusto, che di questo ormai da tempo immemore s'è persa ogni residua traccia.
Però, affiggere il manifesto di proporzioni continentali proprio in corrispondenza di quell'incrocio notoriamente pericoloso, che provoca con buona frequenza incidenti gravi, e decidere che sul manifesto debba strabuzzare la scritta Chi aspetta un organo non aspetta altro, ecco, mi par cosa neppure troppo vagamente iettatoria.
No, no, certo.
Siam persone razionali, solide d'un laico positivismo.
A queste cose non crediamo.
Ci mancherebbe.
Da domani si cambia percorso.












affrancato e spedito da Effe | 09:08 | commenti (12)


mercoledì, luglio 14, 2004

Peggiorismi

Se questo è il migliore dei mondi possibili, occorrerebbe intentar causa al creatore di quegl'altri.


affrancato e spedito da Effe | 12:48 | commenti (16)


Condizionamenti

No, non si parla di aria.
O forse.
Di quella fritta, probabilmente.
Ma comunque.
E' che esistono meccanismi inconsci che trasversano diagonalmente categorie differenti di pensiero e azione.
Sì, forse in effetti si parla proprio di aria.
Però viziata.
Un ambiente chiuso e in semiombra.
Una scala di polvere con lontane reminiscenze di ramazza.
Memorie dal sottosuolo. 
La cantina condominiale, in definitiva.
E su quel gradino, forse il terzo, oppure il quarto - ha importanza? - il mio passo incontra quello proporzionalmente frenetico di uno scarafaggio.
Un signor scarafaggio, peraltro.
Corpicciuolo corazzato da cinque centimetri di lunghezza, zampette a trazione integrale e lunghe antenne ricurve.
Mi soffermo sui particolari per gli amanti del genere.
Il mio essere fisico, prima ancora di quello mentale - che, probabilmente, era rimasto in casa a leggere Gogol' - decide di apportare un fondamentale contributo alla Madre di tutte le battaglie, la deblattizzazione.
S'alza il femore, rotea la rotula, il piede come un maglio a far giustizia del nemico.
Ma ecco - una voce dall'inconscio.
O dalla cantina del vicino, non so.
Ricordati di Gregor Samsa.
Ristò.
In effetti.
Chi può dire?
Che poi, se ricordo bene, scarafaggio non era nemmeno la traduzione esatta dell'originale.
Nel dubbio, però.
Adesso, verosimilmente, l'insettone sta descrivendo la scampata fine - in chiave pulp - sul suo blog.
E avrà più commenti di me.




























affrancato e spedito da Effe | 09:42 | commenti (29)


Buongiorni e mattine

Lo dirò con linguaggio allegorico: ma vaffa un po', va'.


affrancato e spedito da Effe | 08:59 | commenti (6)


martedì, luglio 13, 2004

Milan - Interim

La vera storia, e come fu, che il premier assunse l'incarico di ministro dell'economia, con gran giubilo di Tremonti, che infatti venne giubilato.


- Pevmesso?
- Vieni, Giulio, entra pure, mi consenta.
- Volevi pavlavmi?
- Infatti, sì. Però, senti, mi consenta, almeno quando siamo in intimità, potresti evitare di parlare come il maestro Laurenti, quello che mi fa la pubblicità insieme al Bonolis?
- Ma guavda che io pavlo pvopvio così.
- Sul serio?
- Eh.
- Cribbio.
- Ma cvedi puve che fa molto elite, ti accvedita subito di un bagaglio di nobiltà. - A me sembra che ti accrediti piuttosto al Bagaglino, ma comunque. Giulio, ascolta, mi consenta, ti ho fatto venire qui per dirti che sei fuori dal ministero.
- Ma è ovvio. Se mi hai fatto venive qui, non posso esseve là.
- No, no, non hai capito. Sei proprio out.
- Un po' demodé, vuoi dive? Potvei tingevmi i capelli di un bel biondo platino.
- Oh, ma certo che voi leghisti, quando si tratta di mollare il comando, non ci sentite proprio. Son tre anni che minacciate di andarvene, ma poi rimanete sempre avvinghiati al cadreghino. ROMA POLTRONA, LA LEGA NON ABBANDONA.
- Capitano, mio Capitano!
- Eh?
- Boh? Non so, dev'esseve una citazione, ma bisognevebbe chiedeve a chi scvive il copione.
- Mi consenta, andiamo avanti. Sei bruciato. Ti hanno fatto fuori. Licenziato. Precario.
- Effetto della legge Biagi?
- Uh, bona quella! In definitiva, mi consenta: devi andare a casa, non sei più ministro.
- Ma tu avevi detto che ciascuno di noi è indispensabile.
- Vero, cribbio. Ma la tua era un'indispensabilità marginale. E infatti ti abbiamo emarginato.
- E adesso, come campevò la famiglia?
- Bah, potresti dare ripetizioni private.
- See, dopo le figuvacce che mi avete fatto fave, dicendo che i pvovvedimenti in matevia economica evano favina del mio sacco. Tu, piuttosto, non potvesti tvovavmelo, un lavoro?
- Non nel mio ufficio contabilità, eh?!
- Ma no, figuvati.
- Potrei forse riservarti il ruolo del mago Zurlì nel prossimo Zecchino d'Oro.
- Un mago? Chissà, magavi in quel caso la gente ci cvedevebbe, ai miei tvucchetti.
- Allora mi consenta, siamo d'accordo così. Tu Zurlì, e io ministro dell'economia ad interim E adesso, passami le consegne.
- Mmh?
- Si, cribbio, dimmi cosa devo fare, come ministro
- E io che ne so? Ci vovvebbe uno pvatico.
- Eh, a trovarlo. Dovrebbe anche saper fare delle previsioni precise.
- Pvova a chiedeve a Fazio. O anche al suo assistente, quello bvavo. Come si chiama già?
- Cornacchione?
- Mi pave.
- Va bene. E adesso, Giulio, mi consenta, lasciami lavorare per voi, che devo rilevare ad interim anche il ministero del Bossi.
- Pevché, anche lui sta per rendeve l'incavico?
- Più che altro, l'anima. Mi consenta.









































affrancato e spedito da Effe | 09:51 | commenti (10)


Babel Building
[giornale di cantiere #4]


> E così, per timore di fallare, vi astenete dal fare
> Affatto, non è l'inerzia svista. E rivista. E' ozio creativo
> Covate l'uovo di Colombo...?
> Esattamente ! Anzi, mi creda la soluzione è vicina. Anzi vichinga
> Nel senso ?
> Moduli prefabbricati !
> Dall'assembramento all'assemblamento












affrancato e spedito da gonio | 09:42 | commenti (5)


lunedì, luglio 12, 2004

Solo chi non fa, non falla

Duemila anni circa di controprova empirica mi paiono adeguati ad affermare che il precetto evangelico, che nella vulgata popolare è sintetizzato come E gli ultimi saranno i primi, si è rivelato con ogni evidenza un flop.
Il Gran Nume deve aver preso un bel granchio, quella volta.
Lui, oppure il suo ghost-writer.
Ora, però, non ne farei un caso.
In fondo, nessuno è perfetto.






affrancato e spedito da Effe | 10:00 | commenti (20)


Esprit du temps 3 - Lo Scambio

Il piccolo camion è più ruggine che lamiera.
Al suo interno, nella parte destinata al carico delle merci, alcuni uomini di colore stipati assieme ad ignobili masserizie.
C'è un caldo inaccettabile, e gli uomini esondano sudori in gran copia.
Uno di loro, scolpito da Fidia in un unico blocco lavico, saetta d'attorno lo sguardo stanco ma non domo.
In strada, ritto di fianco alla cabina di guida dell'infame mezzo, un uomo bianco, flaccido d'animo e di trippe, evidente nocchiero di quella tratta degli schiavi.
La realtà dell'immigrazione clandestina sul marciapiede di casa.
Il mondo - immondo? - non lo si può pulir tutto.
Ma il marciapiede sì, perdio!
Abbandono con qualche immediata nostalgia l'aria condizionata dell'utilitaria, e fronteggio spavaldo il negriero, bollente d'ira, d'aria e asfalto liquefatto.
Lo apostrofo, richiamandolo alla vergogna, al senso civile, all'...
"Buongiorno. C'è qualche problema con il mio dipendente?"
Mi volto verso la voce alle mie spalle, che denuncia un pesante accento brianzolo.

E' il blocco di lava a parlare, disceso felpato dal cassone del camion.
Ne risulta in breve che l'uomo, insieme ad altri soci, è titolare di una piccola ditta di traslochi.
Prezzi politici per gli immigrati.
L'omuncolo bianco è un salariato.
Il padrone gl'impartisce con tono secco alcune istruzioni; l'omino molliccio svapora nell'afa.
Rientro nel mio abitacolo frescurizzato, continuando per lunga pezza a bonfonchiare: " E comunque, volevo dire che siamo tutti uguali, siamo tutti".



















affrancato e spedito da Effe | 09:50 | commenti (3)


Esprit du temps 2 - La Metamorfosi

Nella profonda suburbia, il fu Barbiere da Vito è ora divenuto Jean Jacques - Coiffeur pour hommes.
Il negozio è sempre lo stesso.
Lui (Vitò?) anche.
Solo più biondo.





affrancato e spedito da Effe | 09:15 | commenti


Esprit du temps 1 - La cultura del riciclo

Letto sulla vetrina di un negozio hard-core: "Acquistiamo stimolatori femminili usati".


affrancato e spedito da Effe | 09:12 | commenti (4)


domenica, luglio 11, 2004

BLOGRODEO

Edizione 8 luglio 2004

Con la seguente motivazione:

Vincitore assoluto:
“Per il racconto, estremamente visivo, per la scansione spaziale e temporale, per lo sfruttamento del meccanismo a colpo di scena tipico del cortometraggio, per il risultato finale che sono riuscito a immaginarmi, e per la possibilità data a noi tutti di lavorare con una bella gnocca, the winner is: Mitì & Effe”.
 
Olè!


affrancato e spedito da SignorinaSilvani | 18:33 | commenti (6)


venerdì, luglio 09, 2004

Consolatoria

Nei commenti a questo post di BrodoPrimordiale:

- Grazie ragazzi, brutta cosa la vecchiaia  (Carlo)
- Quel che c'è di bello, è che non dura (Effe)



affrancato e spedito da Effe | 10:40 | commenti (15)


Welcome Home

A volte - a ideale continuazione di un post di qualche giorno fa - ho l'impressione di essere stato trasportato di peso (e senza adeguato consenso al trattamento dei dati personali) su di un altro pianeta.
L'abusivismo che viene combattuto a suon di ruspe, i beni di camorristi e mafiosi sequestrati dallo Stato e destinati a utilità collettive, la lotta contro lo smaltimento abusivo di rifiuti tossici e adulterazioni alimentari.
Davvero, un altro pianeta.
Non l'Italia collusa, sottobanchista e feudale che sono solito guardare dall'oblò catodico.
Ma poi, basta che il Presidente dela Corte rimbrotti seccamente la Bocassini, rea di aver rintuzzato Pitbull Previti durante il processo che lo vede imputato, ed ecco, tutto si ricompone.

Bentornato a casa, Effe.






affrancato e spedito da Effe | 09:57 | commenti (4)


Diarismo minimo indispensabile

La mia banca - beh, mia; in effetti sono più suo io di quanto sia mia lei - dicevo, la banca presso cui custodisco tutti i miei bond parmalat - ne ho fatto incetta, ultimamente li davano via per un tozzo di pane - quella banca, insomma, esibisce da ben tre giorni, in corrispondenza dello sportello bancomat, un cartello vergato Uniposca con la seguente dicitura:

Si avvisa la Cientela che gli sportelli automatici non sono operativi a causa dell'indisponibilità di banconote.

Ohibò.
Devono essere i primi effetti dell'interim all'economia di Berlusconi.
In ogni caso - datosicché guastossi il datario del mio cronografo - non ci troviamo a settembre del '29, nevvero?




affrancato e spedito da Effe | 09:47 | commenti (5)


giovedì, luglio 08, 2004

Babel Building
[giornale di cantiere #3]


> Un altro giorno di raro pensiero e poca azione
> Affatto, il demiurgo sta prendendo acconcia rincorsa
> Allo scopo di ...?
> Accrescere la spinta propulsiva, sa... il cuore oltre l'ostacolo !
> Impagabile! Ma la direzione...
> Quella retta, che domande!
> Ovvio! Sturm und drang. Non è tempo di pontefici













affrancato e spedito da gonio | 18:52 | commenti (2)


Tragica

Lo avevo promesso a me stesso.
L'ho fatto.
Perché giunge, spesso di repente, l'istante del non ritorno, il luogo del non un passo in più.
Ci dotò il Fato di una scarsa - e forse insufficiente, non lo nego - capacità di sopportazione, ed è morale il favorire le propensioni naturali.
Me l'ero fermamente riproposto.
"Se arrivo a sentire per la milionesima volta, in un telegiornale estivo, il consiglio ad anziani e bambini di non uscire nelle ore più calde della giornata, io compio un gesto insano".
Questa mattina mi sono iscritto all'UDC di Follini.








affrancato e spedito da Effe | 09:53 | commenti (16)


Climatica

Caldo, il ministro Sirchia conferma: "In caso d'emergenza, anziani nei supermarket".
Rimane solo da stabilirne il costo unitario.



affrancato e spedito da Effe | 09:38 | commenti (4)


Cromosomica

Milano, indagato Piersivlio Berlusconi.
Ancora si narra di quando, Piersilvio piccolino, la signora Lario lo guardava con affetto, sospirando soddisfatta: Tutto suo padre.



affrancato e spedito da Effe | 09:34 | commenti (8)


Fenotipica

Berlusconi: "Il periodo d'interregno del ministero dell'economia sarà corto".
Anche l'interim, se l'è fatto su misura.



affrancato e spedito da Effe | 09:31 | commenti (1)


Degenerativa

- Dice che Tremonti, per lo shock d'essere stato estromesso dall'esecutivo, s' è rimbecillito del tutto.
- Eh be', certo che partiva già avvantaggiato.



affrancato e spedito da Effe | 09:26 | commenti


mercoledì, luglio 07, 2004

Babel Building
[giornale di cantiere #2]

> Ah! Vedo animazione nel cantiere, ma pochi progressi
> Affatto, il direttore dei lavori è indolente ma arguto
> Cioè ?
> Visto che si fatica a trovare il progetto originale, ha messo le maestranze a lavorare sul concetto originale
> L'idea...
> L'idea !
> Geniale ! Quindi tutto questo affannarsi è platonico...
















[secondo Luciano De Crescenzo si deve a Socrate l'invenzione dell'emoticon]





























affrancato e spedito da gonio | 12:44 | commenti (11)


Cinecittà

Un tempo, i rodeos venivano fatti con i cavalli, o con i tori.
Oggi (segno dell'imbarbarimento dei tempi) si usano le macchine da presa.

Rullino le trombe, squillino i tamburi (o era il contrario, non so)

Sceggiatori!
Attori!
Aiuto-registi!
Carrellisti!
Truccatrici!
Trovarobe!
Uomini di fatica e affini! 
E' la vostra grande occasione.
La Metro Blogwin Mayer presenta: Star del/nel cinema per un giorno.
Solo per domani, dalle 12 alle 20, BlogRodeo Multimediale.
Il contributo giudicato più acconcio alla bisogna verrà ruminato in un cortometraggio.
Regia di Wim Wenders.
O chi per lui, certo.