URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

giovedì, settembre 30, 2004

Un amore

La mia vita.
Del tutto regolare - lavoro, matrimonio, figli.
Un solo segreto, ma indicibile (e infatti segreto).
Una passione.
Smodata addirittura.
Incontenibile.
Per Denzel Washington.
Una passione fisica, se m'intendete.
La collezione completa di tutti i suoi film, inclusi quelli amatoriali girati durante le feste di compleanno dal padre di Denzel, quando ancora l'attore era in età prepuberale.
Giornali, riviste, articoli.
E foto.
Molte foto.
Appese ovunque, in quella mansarda affittata di nascosto, e non senza sacrificio.
Denzel.
Denzel and no-one-else.
Denzel doveva essere mio, e di nessun altro.
Per molti mesi controllai i risparmi sul conto corrente.
Importi da carestia.
Contavo e ricontavo, ma i soldi non bastavano mai.
Così domandai un prestito a tasso usuraio.
Non sarei mai stato in grado di restituirli, quei soldi.
E però Denzel.
Denzel e nessun altro.
Iniziai la cura ormonale e mi sottoposi alle dovute operazioni.
Fu piuttosto doloroso.
Soprattutto quella cosa della depilazione definitiva.
Ma alla fine ero una specie di Barbie di periferia (d'accordo, la mascella era ancora un po' forte, ma contavo molto sull'effetto del fondotinta).
Scovai l'indirizzo, su a Beverly Hills, e bussai alla sua porta.
Per onestà - perché non potevo mentire, non a Denzel - gli raccontai tutta la storia.
Lui mi rispose, con mia sorpresa, che preferiva la compagnia di uomini virili e irsuti.
Tornato a casa, presi ogni oggetto che avesse un minimo valore - anche le fedi nuziali, perché nulla era più importante di Denzel - e lo portai al Monte di Pietà.
Il ricavato fu appena sufficiente per accedere ad una clinica di terz'ordine convenzionata con l'ASL.
Fu ancora più difficile, e doloroso, tornare allo stato originario.
Ma ancora una volta bussai alla sua porta.
Si mostrò alquanto stupito di vedermi (o forse era solo un po' impressionato dalle cicatrici ancora fresche della plastica facciale).
Mi disse, ridendo, che non credeva l'avessi preso sul serio, la volta precedente, che si era trattato di una prova d'attore e che lui, Denzel Washington, solo con le donne più belle.
La mia fronte lo colpì alla base del naso con la grazia di uno tsunami.
Lo trascinai in cucina, e gli feci ingurgitare a forza e per intero il contenuto di un barattolo di burro d'arachidi.
Nessun essere umano sarebbe sopravvissuto.
E infatti non sopravvisse.
E che diamine, Denzel.
Qui, al manicomio criminale, mi hanno spiegato che ero in preda ad un'ossessione.
Ma ora sono guarito.
Davvero.
Sto bene.
Niente più Denzel Washington.
Finito.
Adesso guardo solo videocassette della Disney.

A proposito, qualcuno di voi conosce l'indirizzo di Biancaneve?

















































affrancato e spedito da Effe | 12:17 | commenti (19)


Memorie dal sottoscala

Sono un uomo malato.
Un uomo molto malato.
Così malato che alcuni dei sintomi che presento appartengono a patologie che verranno individuate solo nel secolo prossimo.
Sono talmente malato che l'Enciclopedia Britannica ha deciso di inserire un'appendice a mio nome nella sezione Malattie Tropicali.
E senza che io sia mai stato ai tropici.
Provate a pensare ad una malattia.
Una qualunque.
Ce l'ho.
Adesso pensatene un'altra.
No, non quella.
Una più difficile, dai.
Ho anche quella.
E' tale il numero delle mie malattie incurate, che da solo abbatto del 48% il tasso di produttività della sanità pubblica.
Il mio medico di base ha avuto una crisi mistica, e ora vende collane di finto corallo ai turisti stranieri che transitano per Battipaglia.
Sono così malato, ma così malato, che oggi perfino la mia ipocondria si è messa in mutua.
















affrancato e spedito da Effe | 10:04 | commenti (9)


Tintoria, nostalgia d'estate

Al gabbiano donò la leggerezza il fato, ed eleganza d'arabesco aureo e aereo, e nondimeno (dannazione) infallibile la mira.


affrancato e spedito da Effe | 09:36 | commenti (8)


mercoledì, settembre 29, 2004

Segnalazjia

A me pare interessante, per il contenuto e per i toni, il confronto che si sta sviluppando nei commenti a questo post di Untitled Io, sulle differenze tra la scrittura tradizionale e quella in modalità blog, e sulla stampabilità dei blog stessi.
Dite la vostra, se vi va



affrancato e spedito da Effe | 15:45 | commenti (22)


Piccolo Spazio Pubblicità

Fai anche tu come Silvio B.: per il tuo compleanno, fatti regalare Ostaggio Made in Iraq
Ostaggio Made in Iraq è per sempre.
Ma ricorda: solo Ostaggio è l'originale Made in Iraq.
In vendita nelle migliori televisioni.(diffidare delle imitazioni, leggere attentamente le avvertenze)





affrancato e spedito da Effe | 12:16 | commenti (9)


Devolution for dummies

Approvato alla camera l'articolo 34 della legge che modifica la Costituzione.


Stato: fallo tu.
Regione: fallo tu.
Provincia: fallo tu.
Comune: fallo tu.
Effe: lo sapevo che c'era la fregatura







affrancato e spedito da Effe | 09:11 | commenti (12)


Grama grammatica

Ora che che le ragazze sono libere, liberate anche noi da quel plurale, e che non esistano più le Simone, i Giancarli e i Berlusconi (ah, no, scusate)


affrancato e spedito da Effe | 09:07 | commenti (8)


Civiltà occidentale
(vedi alla voce: Superiorità della)

Baghdad: liberate le due italiane.
Roma: resta in carcere Adriano Sofri.

Poi dice lo scontro di civiltà.

(mi accodo a Mafe)




affrancato e spedito da Effe | 09:03 | commenti (3)


Customer care

Letto sulla confezione di una catenella porta-ciuccio (-succhiotto, - succhietto):
Il bambino potrebbe strangolarsi. In caso di reclamo, conservare l'indirizzo del produttore e il codice dell'articolo.

Ah, 'mbé.



affrancato e spedito da Effe | 08:56 | commenti (9)


martedì, settembre 28, 2004

Un Carver in mezzo a noi
(vivo, però)

Ma come, non avete ancora scaricato il pdf deluxe con i racconti di Sir Squonk?



affrancato e spedito da Effe | 11:25 | commenti (18)


Le interviste elusive
(quelle esclusive erano finite)

Siamo in casa della signora Magda Capponi, un’arzilla vecchietta che, durante gli anni 30, fu compagna di banco di un illustre personaggio della letteratura e del giornalismo italiani, con cui condivise gli anni d’infanzia alla scuola elementare Ludovico il Moro di Poggibonsi.


Intervistatore: Signora Magda, allora, ci sveli il nome della sua famosa compagna di banco d’un tempo.
Signora Magda: Eh?
Intervistatore: Sì, dico, lei rappresenta la memoria di un pezzo di storia patria. Si ricorda come si chiamava quella bimbetta con cui fece le elementari?
Signora Magda: Ma chi, quell’energumena di Ernestina?
Intervistatore: No, signora, no. Si trattava di Oriana Fallaci.
Signora Magda: Questo lo dice lei. Oriana è un nome d’arte, in realtà lei nacque Fallaci Ernestina. Fu solo più tardi, quando iniziò a scrivere di cronaca sui giornali locali, che decise di cambiare nome. "Il mio - diceva – sa troppo di educanda".
Intervistatore: E così si fece chiamare Oriana.
Signora Magda: Macché Si cambiò il nome in Ernestina Zust-Kappelmeier. Faceva più macho, secondo lei.
Intervistatore: Comodo per il bigliettino da visita, soprattutto.
Signora Magda: Infine il su’ babbo, che l’era tanto una brava persona, le disse che non poteva chiamare la su' figliola con un nome che, al pronunciarlo, la gente era costretta a sputacchiare lapilli. Fu così che Ernestina recuperò il cognome, e divenne Oriana.
Intervistatore: E ci dica, com’era ai tempi delle elementari, la Fallaci?
Signora Magda: Bruttina, porella. Ricordo che alle feste nessun ragazzo l’invitava mai a ballare. E lei la prendeva di molto male, era sempre di cattivo umore.
Intervistatore: Andiamo, signora, adesso non cadiamo nel trito luogo comune dell’intellettuale frustrata per mancanza di rapporti amorosi.
Signora Magda: O grullo, io non voglio cadere proprio da nessuna parte, che già l’anno scorso mi s’è rotto il femore, e guardi come son ridotta. Ma che l’Ernestina cercasse compagnia, questo gliel’assicuro, ché ancora me la ricordo quando andava alla ricerca di qualche manzo gridando "Un uomo! Un Uomo!". Credo che ci abbia fatto poi anche un libro.
Intervistatore: E a scuola, come andava?
Signora Magda: Mah. Bravina, eh. Però tanto cocciuta. Se si metteva in testa un’idea – come quando si convinse che le guerre puniche erano state causate dalle provocazioni di facinorosi venditori ambulanti magrebini - ‘un c’era più verso di farle mutare idea. Ci scrisse anche un libercolo, La Scabbia e il Trifoglio, mi pare. E poi, ce l’aveva particolarmente con i’ bidello, tale Narciso Cammarota.
Intervistatore: E perché mai?
Signora Magda: Eh, guardi, ancora me la vedo dinanzi agl’occhi, quella figliola che sale sul banchetto e arringa gli scolaretti. La vede anche lei, la scena?
Intervistatore: Mi sembra, sì. Me la descriva.
Signora Magda: Ecco, guardi: ora l’Ernestina dice che i bidelli extra-toscani rubano il posto ai nostri bidelli autoctoni, che la cultura del bidello sudista è deleteria per la nostra scuola, che loro rubano le merendine ai bambini, e fanno pure la pipì sui nostri compitini, quando non li vediamo.
Intervistatore: E il bidello, cosa dice?
Signora Magda: La osserva compassionevole, e ne ride. E poi Ernestina sostiene che dobbiamo buttare via i nostri grembiulini color pastello e indossare grembiuli con il tricolore, e che dobbiamo scrivere al preside affinché faccia qualcosa per preservare la pura razza maremmana.
Intervistatore: E il bidello, cosa dice?
Signora Magda: La guarda compassionevole, e ne ride.
Intervistatore: Signora Magda, lei ci ha fatto vivere delle pagine davvero inedite della nostra storia, che spiegano molto del presente. Anche oggi, in effetti, non è che la Fallaci scriva cose molto diverse.
Signora Magda: Davvero? Io non la reggo più. Volevo dire: non la leggo più, sa, per via della cataratta. Ma la gente, cosa ne dice?
Intervistatore: La guarda compassionevole, e ne ride.






























affrancato e spedito da Effe | 11:10 | commenti (4)


lunedì, settembre 27, 2004

Roma. Perplessità del Quirinale sulla riforma dell'ordinamento giudiziario proposta dal ministro Castelli .
Risponde l'esponente leghista con un'altra imperdibile new entry della Montecitorio Hit Parade.

10 Castelli per me
(Mogol/Battisti)

Ho visto un uomo che soffriva in un processo.
Era un potente, ora amici più non ha.
Malvagio giudice, non nuocerai mai più,
con la riforma dell’ordinamento.

Ì magistrati per me
son da internare,
ì magistrati per me
son gente da evitare.
Hanno finito di ammanettare,
le toghe rosse le farò interdire.
Un magistrato così:
che dice solo di sì.

Uno lo stronco perché
mi vuol giudicare,
l’altro perseguo perché
ancor non sa cos'è l’Uomo d’Onore,
uno soltanto perché
in gabbia ci vedrebbe bene me.
Un magistrato così:
che dice solo di sì.

Vorrei sapere chi ha detto
che ce l’ho col CiEsseEm.
Esatto!
Questo è proprio esatto perché
come si sa
io ne licenzio uno ogni giorno
uno ogni sera
e non la smetto finché al posto d’ogni rossa
c’è una toga nera.

(finale)
Il magistrato per me
il magistrato per me
il magistrato per me
dev’esser solo un lacché
dev’esser solo un lacché
dev’esser solo un lacché.



































affrancato e spedito da Effe | 11:13 | commenti (19)


giovedì, settembre 23, 2004

Casse
(non di risonanza)

Avevo titoli brillanti: ottimo corso di studi, stage all’estero, conoscenza di due lingue straniere.
E però, insomma, per quanto riguarda l’impiego ho dovuto un po’ accontentarmi.
Son tempi grami, d’altronde.
Lavoro da alcuni anni presso Posizioni Orizzontali.
E’ una ditta di pompe funebri.
Esequie chiavi in mano.
Forti sconti per chi prenota almeno 6 mesi prima.
E’ una azienda equo-solidale, perché per la costruzione dei feretri utilizza solo alberi morti di vecchiaia o abbattuti da fenomeni naturali.
Sotto al coperchio delle nostre bare c’è scritto "Nessun tronco è stato maltrattato per la realizzazione di questo manufatto".
All’inizio lavoravo come necroforo, quelli che portano i feretri a spalla, avete presente.
Eravamo una squadra di quattro elementi.
Tutte brave persone, per carità, solo male assortite.
Oswald, che occupava sempre la posizione anteriore sinistra durante il trasporto a spalla, era zoppo.
Aveva una gamba più corta dell’altra di venti centimetri.
La coordinazione dei movimenti, quando si trasporta la bara, è fondamentale al fine di evitare pericolosi beccheggiamenti del feretro.
Ma con Oswald che guidava il ritmo, la sincronia dei movimenti risultava difficilissima.
Quando lui faceva un passo con la gamba corta, dovevamo abbassarci all'unisono anche noialtri tre, per poi rialzarci al passo successivo.
Spesso i parenti del corteo funebre accusavano disturbi simili al mal di mare, per via di quest’andatura a onde.
A volte però uno di noi perdeva il ritmo, e si alzava quando invece avrebbe dovuto abbassarsi, o viceversa, e allora c’erano attimi di vero panico.
La cara salma, all’interno della bara, veniva fatta sobbalzare e sbatteva rumorosamente contro le pareti di legno.
Una volta una povera vedova fece fermare tutti e ci costrinse ad aprire la cassa, convinta che il fu marito avesse bussato dall’interno.
L’altro collega che guidava la nostra squadra, e che occupava sempre la posizione anteriore destra della nostra formazione, si chiamava Taddeo.
Taddeo non aveva problemi di deambulazione, anzi, era un vero maratoneta.
Aveva però un braccio finto.
Quello destro. Aveva una protesi dalla spalla alla mano.
La mano finta, voglio dire.
La protesi era meccanizzata, per facilitargli i movimenti.
Solo che i circuiti elettrici che ne regolavano il funzionamento ogni tanto facevano contatto, soprattutto se la giornata era molto umida.
Allora, e senza che Taddeo se ne rendesse conto, d’improvviso il braccio si alzava da solo, in una specie di rigido saluto romano.
Purtroppo quello era anche il segnale concordato per indicare al resto della squadra che si doveva arrestare immediatamente la marcia.
Così, quando il braccio scattava verso l’alto inavvertitamente, noialtri tre ci fermavamo all’istante, e con noi il feretro, mentre lo stesso Taddeo, non essendosi accorto di nulla, continuava ad avanzare di alcuni passi.
A questo punto, la bara perdeva il punto d’appoggio anteriore destro, e s’inclinava pericolosamente da quella parte.
Allora Oswald spostava il peso del corpo sulla sua gamba destra, per puntellare meglio la bara dalla sua posizione.
Purtroppo, la gamba destra era quella corta, e così il feretro si abbassava definitivamente verso la parte anteriore, scivolandoci dalle spalle e terminando quindi a terra.
Una volta la bara finì in una buca scavata nel manto stradale per i lavori della metropolitana, e s’incastrò tra due massi enormi.
Non ci fu più verso di poterla estrarre dalla buca.
Fummo costretti a recuperare una bara di riserva, e trasbordare il caro estinto nella seconda cassa.
Si vedeva però che quest’ultima bara era già stata usata, e i parenti fecero un putiferio, dicendo che loro avevano pagato la bara per nuova.
Il titolare della ditta rispose che li avrebbe risarciti, e fece consegnare loro, dopo il funerale, una bara nuova, dello stesso modello di quella rimasta incastrata nel cantiere.
"Tanto –scrisse nel biglietto d’accompagnamento – sono cose che prima o poi tornano utili".
Del terzo componente della squadra, Augustino, che stava al mio fianco nella formazione-tipo, non so dire molto.
Non ho mai visto il suo viso, perché era nascosto dalla sagoma del feretro che portavamo in spalla.
So solo che aveva una bella voce, perché durante il lavoro amava cantare.
Arie d’opera, per lo più.
Per aver cantato Libiamo nei lieti calici durante un servizio, venne licenziato in tronco.
Il morto era un cugino del sindaco, e quest’ultimo minacciò il titolare di Posizioni Orizzontali di ritiragli la licenza, se non avesse lavato l’onta.
La persona che venne assunta per sostituirlo era alta almeno trenta centimetri più di me, e quindi non potevamo lavorare in coppia (i necrofori vengono scelti a coppie morfologicamente paritarie).
Siccome lui era raccomandato, e in più orfano (figlio del cugino del sindaco, quello di cui sopra), lui rimase, e io venni spostato a lavorare dove sono ora, in magazzino.
Qui il lavoro è un po’ morto.
Non è che succeda granché.
Non posso lamentarmi, è pur sempre un lavoro.
Però ricordo con nostalgia i tempi in cui trotterellavo per le strade della città assieme ai mie colleghi, con la nostra brava cassa in spalla, certi di un futuro migliore.
Tempi che non torneranno più.























































affrancato e spedito da Effe | 13:01 | commenti (34)


A volte ritornano

Pe chi l'ha visto e per chi non c'era,  torna on line Blob Of The Blogs.
Schegge (impazzite?) di blog.
Il blob lo fate voi, però non lo fate voi.
Sapevatelo.
(e se la cosa non vi ha incuriosito, diminuite la dose di Tavor alla sera)






affrancato e spedito da Effe | 11:20 | commenti (5)


Tonino va alla Guerra

Questa storia infinita dell'omino baffuto che, da un ipernegozio di elettrodomestici, compulsa ilare il telefonino ad ogni ora del giorno e della notte, dovrà pur avere un epilogo.
Per favore.

The end - 1
Gianni! L'ottimismo è il sale della vita!
Come sarebbe, la polizia?
Molestie, io?
Ma no, ascolta, devi essere più ottimista, l'ottimism...
Gianni, adesso mi stai diventando scurrile.

The end - 2
Gianni! L'ottimismo vola!
Eh?
Non abita più lì?
E dove si è trasferito?
Tagikistan?!

The end - 3
Gianni! Ma come si fa a non essere ottimisti!
Come dice, signora?
Oh, mi spiace, non sapevo.
E com'è successo?
Il cuore, capisco.
L'avete trovato con un martello in mano, e pezzettini di cellulare sparsi tutto intorno?
Eeee-n-no, no, io sono... Pasquale, sì, ecco, Pasquale Pace.
E' la vita è proprio una fetenzìa, glielo dicevo sempre.
'giorno...






















affrancato e spedito da Effe | 09:57 | commenti (18)


mercoledì, settembre 22, 2004

Se ero ricco

Se ero ricco facevo una meglio vita.
Se ero ricco ero bello e intelligente, che tutto lo puoi comprare quando tieni i soldi, e non sono i soldi che tengono te, per la gola.
Se ero ricco, non m’imparavo un mestiere come questo, che fai l’asfalto dell’autostrada ad agosto, e la gente che passa intanto che va in vacanza t’insulta perché c’è il cantiere che li rallenta e c’è la coda, e al primo che passa lo spieghi che stiamo lavorando per voi, al secondo anche, al terzo gli ricordi il mestiere che faceva sua madre, mica stiamo a divertirci, qui.
No, se ero ricco m’imparavo un mestiere pulito, non che ogni sera sotto la doccia ti devi seppiare la pelle con la pasta abrasiva per strappare il catrame.
Se ero ricco facevo un mestiere di quelli con la camicia, e la cravatta anche, si capisce, che non ti sporchi e non devi nemmeno cambiarti tutti i giorni, anzi sì, perché se ero ricco la camicia la cambiavo anche due volte al giorno e la buttavo via senza neanche lavarla, che tanto ne comperavo subito un’altra, e poi andavo in autostrada con la mia camicia nuova, e la cravatta anche, si capisce, e dalla macchina facevo le corna al capocantiere, perché è un infame che ci sfrutta. E quando la macchina finiva la benzina mica andavo dal benzinaio, no: la buttavo via e ne compravo un’altra, una nuova, come per la camicia, e anzi, già che c’ero le compravo in tinta, auto e camicia, e la cravatta anche, si capisce.
Se ero ricco facevo le scuole alte, e tutti mi davano dei bei voti, perché ero ricco, mica si può bocciare uno ricco, al massimo si può bocciare un povero, che tanto sarà sempre bocciato anche nella vita, tanto vale abituarlo da subito, così poi non si trova neanche tanto male.
Se ero ricco avevo gli amici, perché è pieno di gente che vuole fare l’amico di uno ricco, anche se magari non è amico per davvero, fa solo finta, ma intanto ti tiene compagnia, e la sera non sei solo che ne bevi altri due o tre così puoi parlare anche da solo e sembra che c’è qualcuno in casa.
Se ero ricco trovavo anche l’amore, e se non lo trovavo lo compravo, ma tanto secondo me lo trovavo di sicuro, perché se ero ricco avevo tutte le fortune.
Se ero ricco non nascevo figlio di NN, che non mi è mai piaciuto esserlo, fin da quando ero all’istituto e facevo finta che ero un principe figlio di un re che domani veniva a prendermi e mi portava via da quel posto, domani, domani, mica oggi, non piangere se oggi non è venuto, viene domani, vedrai, così poi sei felice e di notte non ti devi più nascondere sotto al cuscino per non far sentire agli altri che chiedi perché, e non sai nemmeno a chi.
Se ero ricco nascevo in una famiglia ricca, con i genitori e i parenti e tutto, tutti ricchi, tutti felici, perché ai ricchi cosa manca per essere felici.
Se ero ricco mio padre era ricco anche lui, era un uomo potente e forte, e ricco, ma questo l’ho già detto, mi sembra. Magari non era un re, che oggi quelli ricchi sono altri, magari era un imprenditore, uno che ci aveva le televisioni e i giornali e tutto, uno che faceva anche il politico e poi alla fine riusciva addirittura a diventare presidente del consiglio.

A ben pensarci, tutto sommato è pur sempre meglio figlio di NN.












affrancato e spedito da Effe | 11:47 | commenti (17)


Un uomo di polso

Voci provenienti dal basso servidorame affermano che, dopo la sconfitta elettorale di Aznar, il premier italiano paventasse il proprio possibile isolamento in Europa, nel caso che una sorte simile fosse toccata anche al suo omologo britannico.
Toglietemi tutto - avrebbe affermato - ma non il mio Blair (aut. min. rich)



affrancato e spedito da Effe | 09:37 | commenti (8)


martedì, settembre 21, 2004

Le interviste imponibili
(soggette a tassazione separata)

Gentili lettrici, valenti lettori, e maniaci d’altra specie,
siamo lieti di pubblicare quella che, se non è l’intervista del secolo, è forse è la seconda in ordine d'importanza, subito dopo quella di Flavia Vento.
Grazie ai nostri contatti (si parla di un altissimo prelato) siamo riusciti ad ottenere un’intervista in esclusiva con l’uomo più invidiato del momento.
No, non si tratta di Briatore.
Stiamo parlando, nulla di meno, del dott. Dio.
Ecco, siamo ora in procinto di entrare negli studios della Città Celeste, dove ci attende l’illustre ospite.
E’ sera, e scintillano da vicino le stelle dell’Orsa Maggiore, che si scoprono essere in realtà delle insegne al neon di noti ritrovi della movida locale.
Veniamo fatti accomodare in un immenso ufficio, arredato con sobria eleganza.
C’è, invero, anche una libreria di probabile provenienza Ikea, il che sta a dimostrare che gli svedesi non li ferma proprio nessuno.
Sulla scrivania a due piazze, un porta incenso made in Taiwan emana effluvi di sandalo.
Adesso lui entrerà, lungocrinito, biancobarbuto e fulgido nell’augusto aspetto.
Si fa avanti, in effetti, un ometto piccolino, tarchiatello anzichenò, dai tratti schiettamente mediterranei, che indossa una tuta da metalmeccanico con la dicitura Italsider.


Dio - Felicissima nottata.
Intervistatore - Ehm, buona sera anche a lei, signor…?
Dio - Dio, per servirla.
Intervistatore - Ah. No, mi scusi, è che a volte uno si fa un’idea, e poi...
Dio - Ma lei ancora dà retta alla pubblicità? Quelli sono i creativi: e ci vuole un’immagine appropriata, e la comunicazione è importante, e tanto chi vuoi che se ne accorga… La cosa vi crea dei problemi?
Intervistatore - A noi? Per carità, ci mancherebbe. Allora, possiamo iniziare l’intervista?
Dio - D’accordo, però facciamo presto, che poi ho il miracolo delle 22.00, mica posso far aspettare le persone.
Intervistatore - Più che comprensibile. Allora, dottor Dio, lei è onnipotente e giusto, non è così?
Dio - Giusto.
Intervistatore - Sì, appunto dico, lei è giusto, non è così?
Dio - Giusto.
Intervistatore - E’ quello che sto dicendo, lei è…
Dio - Ho capito! Non sono mica sordo. E poi sono anche onnisciente, tanto per darle un’idea. Dicevo giusto, nel senso di sì, è così.
Intervistatore - Mi scusi, avevo equivocato.
Dio - La perdono, fa parte del contratto.
Intervistatore - Quale contratto?
Dio - No, no, nulla.
Intervistatore - Dicevo: se lei è giusto e onnipotente, come mai permette che questo mondo sia così disastrato che neppure Kabul dopo le bombe intelligenti?
Dio - No, è che, di cui, la quale...
Intervistatore - Non ho capito, mi scusi.
Dio - Il libero arbitrio, l’autodeterminazione…
Intervistatore - Non la seguo.
Dio - Senta, non è colpa mia, io faccio quanto prevede il contratto.
Intervistatore - Ma quale contratto, insomma?
Dio - Beh, veda, io in realtà non sono proprio Dio.
Intervistatore - A-ha! Lo dicevo io. Eh! Non ha la barba, non ha la chioma fluente, non ha neppure la tunica bianca! E si può sapere chi è lei, se non è Dio?
Dio - Il suo sostituto interinale.
Intervistatore - Hai capito! E dov’è, il titolare?
Dio - E che ne so? A me ha detto: Qui c’è l’occorrente per i miracoli, qui c’è la chiave del frigo bar. Il telefono è a gettoni, ma comunque non funziona. E poi è sparito. Io qui faccio quello che posso, però capisce che più di tanto…
Intervistatore - Immagino, immagino. E dica, come si trova, a lavorare in qualità di Dio?
Dio - Mah, all’inizio era anche divertente. C’è sempre un sacco di gente che ti chiama, sei invitato a tutti i matrimoni, alla domenica poi è sempre festa. Però, alla lunga, stanca. Mai un attimo di riposo, e Dio di qua, e Dio di là, e sistema mio cugino al municipio di Casoria, e fammi vincere al totocalcio, e fai venire le verruche a quella svergognata che fa gli occhi da triglia a mio marito… E anche quell’altro, che mi aveva chiesto di fargli trovare le armi in Iraq. Ma posso ricordarmi di tutto, che qui non c'è mai nessuno che mi aiuta? E così, ho fatto trovare le verruche in Iraq, e la svergognata ora guida l’amministrazione di Casoria a capo di una lista civica.
Intervistatore - E quella cosa del totocalcio?
Dio - Eh, avevo aggiustato un paio di partitelle, ma mi hanno subito beccato. Tutta colpa del marito della Ventura.
Intervistatore - Ma la pagano bene, almeno?
Dio - Via, non c’è male. Mi retribuiscono in bond Parmalat e in azioni della Ponte sullo Stretto Spa.
Intervistatore - Ah. Lei è da un po’ che non viene in Italia, vero?
Dio - Perché, dovrei?
Intervistatore - Sss-no, forse è meglio di no. Di casini ne abbiamo già abbastanza così.




















































affrancato e spedito da Effe | 13:22 | commenti (18)


lunedì, settembre 20, 2004

Dopo il clamoroso successo.
Mah, insomma.
A grande richiesta.
Cala, cala.
Ed ecco a voi.
Troppa enfasi.
In ogni caso, è tempo di saldi e di fondi di magazzino: ritorna la politica in musica, o la musica della politica.

Sono un Gasparri fortunato
(musica di Lorenzo Cherubini)

Sono un Gasparri fortunato
perché m'hanno regalato un seggio.
Sono fortunato
perché non c'è mai una fine al peggio.
E quando viene sera
e accendi la tivù,
ricorda che è affidata
a me che sono semi-analfabeta.

(rit.)La Fiamma Tricolore
a me mi fa impazzire.
La Fiamma Tricolore
(a-a-a-a-aaa)
a me mi fa impazzire
.

Sono un Gasparri fortunato
perché m'hanno dato un ministero,
son così contento
che ancora non mi sembra vero.
Vi proporrò programmi
dell'Eia(r) alalà,
il canone si paga
d'ora in poi all'Istituto Luce.

(rit.)La Fiamma Tricolore
a me mi fa impazzire.
La Fiamma Tricolore
(a-a-a-a-aaa)
a me mi fa impazzire
.































affrancato e spedito da Effe | 10:38 | commenti (24)


SPAM

Subdolo,
Popola
Abusivamente
Mail





affrancato e spedito da Effe | 10:20 | commenti (13)


Q.I.

A giudicare dai commenti di benevoli lettori, pericolosamente inclini all'iperbole , la blogosfera pullula di geni.
E sono tutti qua, in questi quattro cantoni virtuali.
Dev'essere per questo che il mondo là fuori è invece così stupido.




affrancato e spedito da Effe | 10:13 | commenti (21)


Pro loco

Nella suburbia più profonda, dove gli alberi esitono solo in foma di murales - e grigi anch'essi; dove strade uguali affettano un niente di asfalto e poca vita; dove il negozio più vicino è nell'altro quartiere, quello un po' meno dormitorio, e comunque è transennato da una saracinesca anche di giorno, e le cose vengono vendute attraverso le maglie di ferro - laggiù, dico, dove del post industriale è rimasto solo il post, chiamare un nuovo locale Caffetteria Versailles è un atto di coraggiosa speranza.
O, forse, di pura incoscienza.
Non da escludere l'ipotesi che il tizio sdrucito dietro al bancone esageri un po' con le pasticche, al sabato sera.

In ogni caso, benvenuti al bronx, Torino, Italy.




affrancato e spedito da Effe | 10:02 | commenti (13)


venerdì, settembre 17, 2004

C'eravamo tanto sbagliati

Adesso è ufficiale: nell'Iraq di Saddam Hussein non c'erano armi di distruzione di massa. Lo afferma in modo perentorio un rapporto di 1.500 pagine del capo dell'Iraq Survey Group, Charles Duelfer (Repubblica.it)

Resta il fatto - sembra abbia commentato Bush - che Saddam era comunque davvero antipatico.


affrancato e spedito da Effe | 10:06 | commenti (18)


Rassegna(ta) stampa 2

Siam preoccupati per le Simone
ma basta cortei sullo stradone.
Le abbiamo di certo sempre nel cuore
ma c'è Miss Italia a Salsomaggiore!





affrancato e spedito da Effe | 09:57 | commenti (2)


Rassegna(ta) stampa

E' vero, sì, ci siam contriti
ma i titoli ora son spariti.
Più non c'è posto per i Baldoni:
largo alla Coppa dei Campioni.





affrancato e spedito da Effe | 09:40 | commenti (3)


Passato, presente, futuro

Primo caffé del mattino, quello più forte d'aroma e di caffeina.
Scabro e intenso il film trasmesso nella tarda serata di ieri da Rai3 sulla storia autentica di Placido Rizzotto, sindacalista nella Corleone del dopoguerra.
Impegnato a sostenere i braccianti nell'occupazione dei latifondi in mano alla mafia, venne ucciso nel 1948 da Luciano Liggio.
A indagare sul delitto, l'allora capitano Alberto Dalla Chiesa, destinato ad essere ucciso dalla mafia nel 1982.
A raccogliere il ruolo e l'eredità morale di Rizzotto, un giovane Pio La Torre, anch'egli assassinato dalla mafia nel 1988.
Ripensando questi nomi, e le loro storie, vien da domandarsi se in quel mondo che aspetta là fuori, quel mondo di piccole felicità di plastica e di sorrisi da copertina, non siamo noi gli sconfitti, noi i prigionieri.
Placido Rizzotto, ancora oggi, non ha una tomba.
I suoi resti, occultati dopo l'omicidio e rinvenuti a seguito delle indagini, si trovano avvolti in un sacco nei sotterranei della Corte d'Appello di Palermo.

Com'è amaro il caffé, questa mattina.









affrancato e spedito da Effe | 09:37 | commenti (10)


giovedì, settembre 16, 2004

Oi dialogòi
Beach Boys

Dei loschi figuri che rattristano la nostra esistenza, tra i più infidi è il Vicino di Ombrellone, che proditoriamente, e senza incoraggiamento alcuno, attacca di punto in bianco discorso.


- E comunque di solito non le faccio mica in Italia, le vacanze.
- No?
- Macché. Anche quest’anno: dovevo andare in Cocincina, ma devo aver sbagliato treno, e son finito qui a Cesenatico. Ma comunque, la differenza è poca, e non si nota.
- Giusto.
- Vuole sapere cosa faccio nella vita?
- Veramente no.
- Sono basso imprenditore.
- Piccolo, vorrà dire.
- Piccolo, basso: la differenza è poca, e non si nota.
- In effetti.
- Però sono anche artista.
- Eh, immagino.
- Pittore, precisamente.
- Ah. E a quale scuola fa riferimento, quella surrealista, quella impressionista…
- Periodica.
- Scusi, non credo di…
- Massì, ha presente quando si dice che le opere di un pittore appartengono al periodo blu, oppure a quello bianco?
- Sì, ma ancora non…
- Ecco, io faccio opere pittoriche così, interamente beige, o verdino chiaro, e via dicendo. Grandi opere.
- Su tela?
- Su parete.
- Ah, murales.
- Gonzales.
- Prego?
- Sì, dico, Gonzales, è il mio nome, è così che firmo le mie pareti.
- Mi scusi, ma lei è pittore o imbianchino?
- La differenza è poca, e non si nota.
- Ah, ecco. Ma è bravo almeno?
- Gliel’ho detto, sono un artista. Mi chiamano il Garcia Marquez della pennellessa.
- Però Marquez è uno scrittore.
- Sottigliezze, e poi è un artista spagnolo e quindi il nome fa pendant con Gonzales.
- Marquez è colombiano.
- La differenza è poca, e non si nota.
- Dimenticavo.
- E lei, cosa fa nella vita?
- Mah, nulla, cerco più che altro di evitare seccatori e palloni gonfiati.
- Ma che, sta dicendo a me? E cosa sarei, io, l’uno oppure l’altro?
- La differenza è poca, e non si nota.









































affrancato e spedito da Effe | 12:16 | commenti (15)


Diversificare gli investimenti

Ti distingui dal Fondo Comune


affrancato e spedito da Effe | 10:11 | commenti (4)


Dagli amici mi guardi Iddio

Allorché taluno, per motivi che risiedono nell'insondabile, mostra intenzione di stringere rapporti amicali con l'ombroso scrivente, per prima e immediata cosa domando quale sia il reddito annuo netto del mio interlocutore.
Siffatta curiosità non per venal motivo, ma a cagion del fatto che il reddito disponibile influenza la personalità degli individui.
Hai un reddito basso?
Con ogni e più alta probabilità sarai un tipo corrucciato con il mondo intero, malmostoso e irascibile, per causa delle rinunce e delle limitazioni imposte dalla scarsa pecunia.
E allora, abbi pazienza, ma di malumori ne ho già di miei in gran copia, tanto che li potrei dare a nolo.
Disponi, diversamente, di un reddito alto?
Sarai allora supponente, tronfio, pieno di te, considerandoti posto su di un piedistallo di superiorità.
No, guarda, d'esser snob, e per di più immotivatamente, mi riesce già bene così.
Hai un reddito medio?
Sarai dunque portato ad avere gusti medi, attività medie, pensieri medi.
Di limiti e carenza d'originalità ne possiedo a sufficienza per ereditarietà, senza dover frequentare anche i tuoi.
Per questa ragione, dunque, domando del tuo tenore di vita: per sapere con precisione e senza fallo l'esatto motivo per cui ti mando al diavolo di default.













affrancato e spedito da Effe | 10:05 | commenti (12)


Carbone
(nel senso della carta)

Tal Cristina G. (forse alfabeticamente discendente di Cristina F., quella delle zoo di Berlino), fino a ieri sconosciuta ai più, e anche a qualche suo lontano parente, assurge ora agli onori della ribalta blogosferica poiché, a quanto riferisce Monia di Comzine, ha pubblicato un e-book sulla scrittura in rete attribuendosene la paternità.
La maternità.
Be', insomma.
Fatto gli è che il libro non sarebbe altro che la riproposizione in copia conforme della tesi di laurea della Monia Furiosa.
Birichina, non si fa.
Esiste una legge a tutela del lavoro intellettuale.
Come dici, Taormina ti ha già contattata per assumere la tua difesa?
Mmh, fossi in te non me ne rallegrerei troppo.
E comunque, se è così facile, nuntio vobis che anche il sottoscritto darà presto alle stampe un libro.
Titolo provvisorio (e quanto mai attuale): Guerra e Pace.
Tutta roba originale.
I risvolti di copertina, intendo.














affrancato e spedito da Effe | 09:38 | commenti (7)


mercoledì, settembre 15, 2004

Incontro franco e cordiale al vertice della Margherita

Signore e signori, benvenuti al Madison Square Garden per l’incontro di questa sera, valevole per l’assegnazione del titolo TCCLM (Te Corco Con Le Mani).
Dopo aver ringraziato il nostro munifico sponsor, l’olio di Ulivo Bertinolli, passiamo alla presentazione dei due sfidanti.
Nell’angolo alla vostra destra, in pantaloncini biancofiore, 198 libbre al peso, con un record di tutte vittorie, tranne una sconfitta interna, direttamente da Bruxelles:
Romano "Culatello di pietra" Prodi!
Nell’angolo alla vostra sinistra, in pantaloncini multicolor, 141 libbre, reduce da una recente sconfitta ai punti, direttamente da tutti i partiti frequentati negli ultimi anni:
Francesco "Ogni stagione" Rutelli!
Arbitra il sig. Di Pietro Antonio da Montenero di Bisaccia.
Nel ringraziare il nostro sponsor, vi ricordiamo che l’incontro è previsto in un'unica ripresa.
I secondi dei due contendenti, rispettivamente Arturo Parisi detto Professor Cepu e Massimo D’Alema detto ‘O Skipper, danno gli ultimi consigli.
"Al centro – dice Parisi – vince chi conquista il centro del ring".
"Con la sinistra – suggerisce D’Alema – je devi da menà con la sinistra".
Dato lo spessore dei due trainer, con gran soddisfazione l’arbitro pronuncia la frase di rito: "Fuori i secondi!".
Risponde prontamente il pubblico: "Era ora!".
Il gong segna finalmente l’inizio del primo e unico round.
Rutelli profitta della sua maggiore agilità per irretire l’avversario con un veloce gioco di gambe, spostando la propria posizione in politica estera un po’ di qua e un po’ di là.
Prodi si produce in una serie di jab di sbarramento al 5%.
Ogni stagione tenta di far abbassare la guardia al rivale lavorandolo ai fianchi con continue dichiarazioni ai giornali, ma Culatello assesta una federazione dell’Ulivo che arriva al bersaglio grosso.
I pugili iniziano a mostrare i primi segni di stanchezza appena si parla loro di elezioni primarie.
Entrambi si rifugiano in clinch, abbracciando amorevolmente l’avversario.
A nulla vale il tentativo dell’arbitro Di Pietro di dividerli.
I giudici a bordo ring sono perplessi, consultano il loro cartellino e proclamano l’assenza di un campione per le prossime elezioni.
D’altro canto è difficile pensare ai due pugili in termini di vincitori.
L’incontro, franco e cordiale, è terminato.
Per l’eventuale rimborso del biglietto, rivolgersi in direzione.
Signore e signori, nel ricordarvi il nostro sponsor, vi ringraziamo per averci seguito e vi auguriamo una felice nuotata.
Nottata.
Ehm.




























affrancato e spedito da Effe | 11:54 | commenti (12)


V'è nessuno all'interno?

Sullo sfondo mugghiante del maelstrom di post-à-porter, si staglia con nitida chiarezza la silenziosa blogomachia combattuta da due Miti, due Archetipi, le sinapsi tese nell'immane lotta, e quasi mortale, a chi meno posta alcunché. 
Immagino, dell'agone, la fatica e lo sforzo terribile, che da tempo avrebbe schiantato qualsiasi comun mortale.
Ma essi ristanno marmorei, stillando immobilità, e gridano a noi tutta la loro assenza.




affrancato e spedito da Effe | 10:46 | commenti (19)


Portraits
(sic transit gloria mundi)

Un tizio barbuto, noto tabagista, famoso per il merchandising su poster e magliette
(Ernesto Che Guevara)

Un tizio barbuto, noto etilista, famoso per essere il figlio dell'autore del più grande best seller della storia
(Yehoshua di Nazareth)

Un tizio barbuto, noto spiritista, famoso per aver concesso lo sfuttamento del cognome per una serie di film con comico cast di consanguinei
(Karl Marx)






affrancato e spedito da Effe | 09:51 | commenti (19)


Liberi libri

Avvincente storia di un serial killer diplomato all'istituto alberghiero, che sopprime le proprie vittime somministrando loro un cocktail in base salsa aurora, letale ma molto dietetico.
Senza scampo.



affrancato e spedito da Effe | 09:37 | commenti (5)


lunedì, settembre 13, 2004

Il rock di Capitan Piccino
(musica di E. Bennato)

A tribute to Joe Bandana.

Letta! Questo silenzio cos'è?!
Fini! Tutti a rapporto da me!
Follini, pendaglio da forca!
Possibile che nessuno si muova?!
Ma sono o no il comandante
di questo Libero Polo ?!
Di questo Libero Polo?!

Sono o non sono il Capitan Piccino, ah?
E allora quando vi chiamo
mollate l’elettorato
e date i voti a me.
Maggioritario: ti amo!
Avanti chi mi dà
notizie di quel Romàn?
Lo chiaman Prodi però
un prode di certo no
e lo sconfiggerò.
In Commissione lui è
e sta in Europa perché
quei branchi di elettori
lo stanno ad ascoltare
lo vogliono votare!
Ma è uno stalinista,
un demo di sinistra,
di tutti i miei nemici
è il più pericoloso
è il primo della lista.
Ma a voi vi sembra giusto
durante un’intervista
ha preso il mio contratto
l'ha dato in pasto a quel
dannato giornalista!
Ma non la passa liscia
gliela farò pagare
con le televisioni,
anzi, con Bruno Vespa
io lo dovrò scannare!

Eccolo, in vista!... E' lui con tutto l’Ulivo!
Prodi! Con quel sorriso giulivo!
Non voglio prigionieri!...
mi basta il cento per cento!
Rutelli è dalla nostra parte (*)
ricordatevelo!
Io la vittoria la sento,
io la vittoria la sento!

Sono o non sono il Capitan Piccino, ah?
e allora avanti col Polo!
Cantate tutti con me
e ripetete con me
gli slogan che vi ho insegnato!

Veri furfanti noi siam!
Contro il sistema social!
Legàti alla poltrona
per questo tanto dura
questa legislatura!
Ma cosa c'è di male?
Ma cosa c'è di strano?
Facciamo un gran casino
ma in fondo governiamo
con Capitan Piccino!

(*) courtesy of Isntitapity
































































affrancato e spedito da Effe | 11:56 | commenti (37)


Classifiche

Mi tacciarono, or non è molto, d'essere presuntuoso.
Invece, e in verità, costoro si trovano in inganno.
Son io uomo d'umiltà.
Di grande umiltà.
Senz'altro il più umile in assoluto tra tutte le persone di mia conoscenza.






affrancato e spedito da Effe | 10:12 | commenti (11)


Metà fisica

Professiamo dunque la reale esistenza del Nume, e la sua ineffabile equità nel distribuire a ciascheduno secondo quanto con precisione spetta:

DIO C'Èncelli !


affrancato e spedito da Effe | 10:07 | commenti (7)


venerdì, settembre 10, 2004

Uso privato di blog personale

Ho molto rispetto per i lettori-non-blogger.
E' gente meno malata, voglio dire.
Però, se Isntitapity non si decide ad aprire un blog, per rappresaglia le mando a casa l'opera omnia di Feltri padre&figlio in formato A3 (a sapere dove abita, intendo)




affrancato e spedito da Effe | 10:39 | commenti (25)


C'eravamo tanto amati

Siamo stati molto felici, nella nostra vita insieme.
Quando mi hai fatto trovare sul pianerottolo le valigie con i miei indumenti, ho pensato che, ogni tanto, il guardaroba va svecchiato.
Quando ti ho trovata a letto con l'elettricista, ho pensato che, al giorno d'oggi, gli artigiani sono così rari che è un bene cercare di fidelizzarli.
Quando hai cambiato le chiavi di casa senza darmene una copia, ho pensato che tanto, con la mia sbadataggine, le avrei subito perse.
Quando mi hai svuotato il conto in banca ho pensato che i soldi non danno la felicità.
Quando le tue cartoline, speditemi dai più bei posti del mondo, riportavano anche i saluti di un certo Horatius, ho pensato che viaggiare è un fatto di cultura.
Ma quando mi hai fatto scadere l'abbonamento a Sky Sport, cristosanto, ti ho detto subito che non potevo più vivere con una persona così totalmente insensibile.








affrancato e spedito da Effe | 10:24 | commenti (9)


Se me lo dicevi prima

Ma perché i Soloni del pentagramma, le Sibille del grunge, i  Maurizio Seymandi del blog e i Billboard de noantri non ci hanno avvisato, che i cantanti italiani sono geneticamente incapaci a interpretare il duo Mogol/Battisti senza far sembrare ogni canzone il jingle di una campagna pubblicitaria Tim?
Quella con il cane, intendo.



affrancato e spedito da Effe | 08:57 | commenti (7)


giovedì, settembre 09, 2004

Alitalia 2

Vendonsi punti Mille Miglia, ottimo stato, sempre tenuti in garage, unico proprietario.
Pezzo trattabile.
Citofonare a. d. Cimoli (ore pasti)




affrancato e spedito da Effe | 11:08 | commenti (39)


Alitalia
(già Ah, l'Italia!)

La sottile linea (di bandiera) tra un'intesa che non decolla e una trattativa che precipita.



affrancato e spedito da Effe | 11:01 | commenti (10)


Apologia di reato

La parola al Pubblico Ministero

Signor Presidente!
Signori della Corte!
Profittando dei tepori estivi che, infidi, rammollano l'animo e inducono alla lascivia, codeste giovinette - ah, satanasse! - indulgono nell'abuso di camicine inconsistent-trasparenti e di magliette ombelicali, aderenti 'sì come seconda pelle, fasciandone il corpore che ristà in tutta evidenza.
Valga il comune senso del pudore a denunciare l'utilizzo del demoniaco push-up, invenzione truffaldina se ve ne furono mai, dagli spregevoli intenti mistificatori, a presentare una realtà fraudolenta che inver non è.
Ah, i tempori, i mori e tutto quanto il resto!
Che la condanna, io vi chiedo, sia esemplare e da subito definitiva: dacché il peccato infama e macchia soprattutto chi lo commette, a maggior onta e più lunga espiazione delle reprobe, per regio decreto prolungato sia il periodo estivo con relative costumanze per l'intera durata solare dell'anno.







affrancato e spedito da Effe | 10:34 | commenti (14)


mercoledì, settembre 08, 2004

Repetita

Ora, non so se dipenda da un abuso di copia/incolla degli articolisti di Repubblica.it, ma nell'occhiello all'articolo sul rapimento di Baldoni, a suo tempo pubblicato, si leggeva: Il Papa: liberatelo.
Su quello dei bambini tenuti in ostaggio in Ossezia: Il Papa: liberateli.
Adesso, anche nell'articolo sul rapimento in Iraq delle due italiane si legge: Il Papa: liberatele.
Fossi in queste ultime, farei pesanti scongiuri.





affrancato e spedito da Effe | 14:27 | commenti (18)


A caval donato

Tutti vogliono regalarmi per forza un casella Gmail.
E optare invece per un soggiorno alle Fiji?



affrancato e spedito da Effe | 14:09 | commenti (6)


Ossimori

Il blog è una cosa seria.


affrancato e spedito da Effe | 12:44 | commenti (13)


otto settembre

Per un nuovo armistizio.
Risparmiateci Bruno Vespa almeno per un po'.



affrancato e spedito da Effe | 11:52 | commenti (2)


Peynet reloaded

Verdeggia e s'estende per ettari, nel ventre molle di Sabaudia Town, un luogo fresco di verzure e di fiume fluente, in cui fulvi scoiattoli, gabbiani inurbati e solide pantegane si contendono in insolito ecosistema i golosi frutti di scarichi fognari e cestini dell'immondizia.
Vagolando tra le frasche di quel luogo ameno, dai più nominato come il Parco degli Innamorati, di repente m'apparve la fulgida visione, luminosa tanto da rischiarare il monossido di carbonio che implumbeva appena al di sopra degli alberi non monastici (secolari, dico).
Lui, alto, slanciato, il corpo scolpito grezzo nell'ebano, la pelle nera, dove nero non è un'approssimazione, ma l'assoluto, un nero talmente tale da balenare riflessi blu. Un colore profondo e bellissimo.
E bellissima lei. Eterea, bionda, profilo panslavo, giunco fragile e musicale, le lunghe gambe ad offrirsi nude al poco tepore postestivo.
Lui, sole e sale del sud della terra, ombroso sottobosco; lei, brezza dell'est, cielo senza misura e chiara d'acqua.
Con pudore m'avvicinai, godendo di quell'esempio di armonia, in un mondo di conflitti e di diversità aspre.
Stranieri in questo paese e per entrambi a vicenda, accarezzavano insicuri un ripido italiano come lingua franca.
E fu così che lui le disse: Se 'stanotte non mi porti almeno 500 euro, ti taglio la faccia. E ora, fila sul marciapiede.

Fui costretto a sopprimerli, signori.
Entrambi.
Con un laccio thug al collo.
Non si mortifica così un momento di poesia.












affrancato e spedito da Effe | 10:32 | commenti (10)


Dubbi

L'estenuante lentezza con cui taluni, e non poco numerosi, rappresentanti dell'umana genìa giungono a cogliere cose di un'evidenza peraltro apodittica, fa seriamente temere che il loro accrocchio neuronale sia collegato, e con banda limitata per di più, direttamente ai faceti server di Splinder.


affrancato e spedito da Effe | 10:00 | commenti (9)


martedì, settembre 07, 2004

Questo o quello, per me pari non sono

Ora - lo dico prescindendo dal fatto umano, che qui non compete - è pur giusto che la vergogna roda i calcagni, ma nell'atto del rubare, non al momento dell'essere sorpresi a farlo.
Ma tant'è, e dopo la morte in carcere del sindaco di Roccaraso il ministro Castelli ha disposto un'inchiesta sulla situazione carceraria.
Ne risulterà che gli istituti sono sovraffollati.
In tali condizioni, non è possibile garantire la sicurezza dei detenuti eccellenti, frammisti a quelli comuni.
La soluzione proposta dal Polo sarà, anche con riferimento ai penitenziari, la separazione delle carriere dei detenuti.






affrancato e spedito da Effe | 10:49 | commenti (33)


Uber alles

In un'intervista recentemente rilasciata alla rivista A braccio teso, il ministro Gasparri ha dichiarato che il Polo non si sente per nulla sminuito dal fatto che la sinistra farà le primarie.
"Alcuni di noi - ha dichiarato orgoglioso l'esponente di An - con Cepu hanno addirittura conseguito il diploma di scuola superiore".



affrancato e spedito da Effe | 10:25 | commenti (6)


What a wonderful world

Per tutti giunge, ad un punto certo della vita, il momento in cui venir toccati dalla grazia.
Si colma allora il cor di mirabile letizia, e insopprimibile sorge amore per l'umanità nel suo intero.
Le miriadi di esseri, con tutti i loro limiti e difetti, appaiono degni della più grande compassione.
Tolleranza e filantropia guidano la nostra nuova vita, e s'apre in ampio gesto il braccio a cingere il mondo in unico, amorevole amplesso.
Giunge per tutti, questo istante.
In quell'attimo esatto e prefissato - non prima, non dopo - attende noi l'appuntamento con il trionfo della fratellanza universale.

Per parte mia, porto l'orologio sempre indetro di mezz'ora.







affrancato e spedito da Effe | 09:24 | commenti (3)


lunedì, settembre 06, 2004

L'uomo pio
(dalle religioni ci salvi Iddio)

L'uomo pio, assorto nella lettura di un reportage pubblicato sull'ultimo numero di Famiglia Cristiana, si accorse improvvisamente di essere in ritardo per la funzione domenicale.
Dopo essersi battuto il petto in segno di contrizione, uscì di casa in tutta fretta, travolgendo la vecchietta del quarto piano che arrancava faticosamente per le scale.
Poiché l'anziano corpicciuolo, entrambi i femori plurifratturati, giaceva bocconi sbarrandogli la strada, l'uomo pio lo sospinse delicatamente giù per i gradini, facendolo rotolare fino in fondo alla rampa.
Nell'androne di casa fu costretto a sopprimere il postino che si attardava a imbucare la posta proprio di fronte al portone.
Uscito che fu in strada, malmenò un adolescente al fine di sottrargli il velocipede, e con questo raggiungere più velocemente l'autorimessa.
Tenendo sotto la minaccia di un coltello da sub puntato alla gola il proprietario dell'autorimessa, l'uomo pio riuscì a farsi consegnare l'autovettura nel tempo record di secondi sedici, passando davanti alla lunga teoria di clienti che attendeva la consegna delle automobiline per condurre le rispettive famigliole al consueto pranzo fuori porta.
Imbottigliato in coda ad un semaforo rosso, l'uomo pio sgommò fuori dalla fila e, guidando contromano, attraversò l'incrocio arrotando il barboncino nano che un'esile ottuagenaria conduceva a ritmo di gavotta sulle strisce pedonali.
Colto nel retrovisore il muto dolore della vegliarda, che continuava a reggere in mano l'ormai inutile guinzaglio tristemente ancorato ad una poltiglia bianco-sanguinolenta, l'uomo comprese di dover rimediare all'errore commesso; ingranata vigorosamente la retromarcia, asfaltò con precisione anche l'anziana signora.
Giunto finalmente alla meta, prese a badilate un altro automobilista che pretendeva di posteggiare proprio nel suo parcheggio di fronte all'entrata della parrocchia.
Dopo essersi ripulito la giachetta dalle frattaglie, l'uomo pio entrò in chiesa, giusto in tempo per il rituale scambio del segno di pace.
Stringendogli la mano, l'officiante sorrise benigno a quel parrocchiano, fulgido esempio di assiduità e dedizione.
Adeste fideles.














affrancato e spedito da Effe | 10:51 | commenti (25)


Pendagli da forca

Il blog virato al servizio pubblico può rivelarsi strumento di grande utilità sociale.
Io, ad esempio, vedendo in rete le foto segnaletiche di alcuni loschi figuri (ma quanta ragione aveva il Lombroso, eh?), evidentemente ricercati per aver commesso i più turpi e spregevoli tra i crimini (e si vede dallo sguardo, che son tutti avanzi di galera), nel ricordarmi di aver visto, in talune circostanze e luoghi alcuni dei pericolosi ricercati (spaventevoli alla vista che nemmeno i ceffi di Al Qaeda), ho prontamente contattato la polizia, compiendo il mio dovere civico come qualunque altro cittadino onesto dovrebbe fare.
Il cortese piantone mi ha assicurato che, grazie alle mie segnalazioni, molti dei criminali verranno presto assicurati alle patrie galere.
Le foto segnaletiche, per chi fosse interessato, sono visionabli sul FaceRoll del Guru.





affrancato e spedito da Effe | 10:18 | commenti (18)


Wanted

Dopo le tante sparate del governo, e gli ultimi risibili dettami modaioli, attendo fiducioso la notizia dell'incriminazione del premier e del suo fido concierge quartaretista per il reato di bandana armata.


affrancato e spedito da Effe | 10:00 | commenti (4)


Scusate il ritardo

E' che la mia coscienza animalista m'impediva di tornare al lavoro a timbrare il cardellino.


affrancato e spedito da Effe | 09:04 | commenti (16)