URBI ET ORBI. Questo blog va contro ogni buonsenso. Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi. Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo. (P. O. Enquist, quasi)
martedì, gennaio 30, 2007
Blogger, vil razza pubblicata
prima mappatura dei blogger su carta
Chi legge Babsi Jones sa della sua scrittura densa per tema e modalità. Parrà curioso allora che qui la si citi per un motivo tutto sommato frivolo, ma di questo siam capaci. Si domanda Babsi, a margine di un suo post: esiste una mappa dei blogger italiani che sono stati pubblicati su carta in forma "libro"?.
Qui, è noto, si ha interesse più per coloro che ogni giorno corroborano la BitLit Generation, tessendo narrativa virtuale. Ma una scheda segnaletica dei blogger pubblicati potrebbe venir utile, se non altro per evitare brutti incontri notturni.
(nota a posteriori: la mappatura serve anche a tracciare confini, individuando quella zona di frizione tra due sistemi che hanno senso e movimento differentii)
Se comprendo il senso della domanda di Babsi, le regole per la mappatura sono: blogger che abbiano pubblicato libri cartacei di narrativa (definire narrativa) a motivo (rectius: per colpa) del proprio blog. A latere restano quanti hanno pubblicato prima del blog, o per motivi non inerenti al blog, o in generi diversi dalla narrativa, o su e-book (confini labili che si vedrà di attraversare).
Non credo esista ancora tale mappa, sicché, per ricostruirne una, occorrerà andare a memoria, come cartografi di ritorno. Dacché la memoria non è il mio profilo migliore, toccherà a voi colmare le lacune, nel caso mi dimentichi di qualche nome (giuro che ne dimenticherò, o non son più io).
In ordine di tempo ultimo, sono in questi giorni nelle librerie due raccolte: una generazionale da Miminum Fax, Voi siete qui, in cui compaiono due brani duri e affilati della stessa Babsi (da lei si attende anche la pubblicazione del suo quasiromanzo) , e una sessista da Fernandel, Quote Rosa, in cui spicca il racconto di Rael.
Nella raccolta di Minimum Fax è presente anche Maura Gancitano
Alcuni di questi autori hanno pubblicato anche successivamente all’antologia; non verranno più citati per evitare duplicazioni nella mappa. La Pizia e Proserpina hanno chiuso i loro blog storici. Il dominio della Pizia è in vendita (call 001-781-839-2888 outside the U.S.)
Il 2006 è stato l’anno trionfale diPulsatilla, che dopo l’uscita per Castelvecchi ha però ridotto il suo blog, per mancanza di tempo o di fame di parole, a uno stato di coma vigile.
Aggiungo Mauro Gasparini, Shemale (Il Filo), Tashtego (Mondadori), Eva Carriego(Iris Edizioni) che compare anche in una raccolta da Magnum Editore insieme a Birambai, Mago Silvan, Isabella Anna Matera.
Uno dei miti più artificiosamente propagandati riguarda l’incomprensibilità del mondo femminile. Signori uomini: nulla di più lontano dal verosimile. Siam qui per spiegare, e dunque spiegheremo.
Il sistema è semplice: se volete sapere come pensano le donne, pensate come le donne.
La puntata odierna potrebbe chiudersi qui, e arrivederci.
Ciononostante, alcuni tra voi mi paiono recalcitranti e refrattari; a loro beneficio illustreremo ivi un caso di studio.
Ora, siete al baretto sotto l’ufficio, durante una pausa pranzo. Al vostro stesso tavolino, tre garrule colleghe. Voi sorridete a destra e manca, benevolo, mentre addentate un favoloso tramezzino farcito con gamberetti in bagno di salsa aurora in letto di lattuga in carrozza di pomodoro. La scelta del tramezzino si rivela però sconveniente: a ogni colpo di incisivo, i gamberetti scollinano dai bordi del sandwich, agognando la libertà, mentre la salsa aurora tracima a rivoli dagli angoli della vostra bocca. Mentre siete concentrati nell’esercizio della difficile ars manducatoria, vi accorgete che le tre colleghe vi osservano, in evidente attesa. È chiaro che vi hanno posto una domanda, e pretendono risposta.
- Insomma, ce lo vuoi dire o no se sei favorevole alla chirurgia estetica?, ripete la più impaziente delle tre.
Ah, ecco, di questione fondamentale si trattava. Sapete bene che la considerazione che le colleghe avranno di voi, da adesso e per il futuro, dipende dalla risposta che darete. La vostra opinione dev’essere quella giusta – s’intenda: dev’essere uguale alla loro. Già, ma cosa pensano le donne della chirurgia estetica?
Prendete tempo, ingollando l’intero panino, e immedesimatevi dunque nello schema logico femminino.
Cos’è la chirurgia estetica, se non l’intervenire sul proprio corpo per correggerne aspetto o difetti?
Ebbene, non è quello che le donne fanno, in effetti e con altri metodi, da millenni?
Non è forse, il trucco (inteso anche come inganno) un fattore indubbiamente culturale?
Alcune donne sono brune e mediterranee, e si tingono d’un biondo baltico (peccato per le sopracciglia).
L’eye liner allunga artificiosamente il taglio d’occhi, e lenti a contatto cromatiche regalano sguardi blu cobalto.
Il rossetto disegna contorni carnosi inesistenti.
Push up e guaine sollevano, sostengono, spostano, moltiplicano.
I tacchi da 48 regalano altezze vertiginose e false.
Bravi, siete riusciti a pensare esattamente come una donna, e la risposta ora vi è chiara.
- Ovviamente sono del tutto favorevole alla chirurgia estetica.
Il sorriso con cui le colleghe hanno atteso il responso si squaglia e si fa ghigno.
- Eccolo là, un altro allocco che si fa abbindolare da tutto quel silicone.
La vostra bocca rimane aperta per lo stupore, ancora si intravedono tra i denti alcuni lacerti di lattuga.
Le colleghe, sdegnate, si alzano dal tavolo abbandonandovi a una pausa solitaria e trista, non tollerando oltre la vostra sgradevole contiguità.
Che volete, ora, da noi? Avete sbagliato a non leggere prima questa puntata del Corso.
Signore – vi sollecita un cameriere – ci sarebbe il conto da pagare. Anche per le sue colleghe.
Ecco, allora, cosa c’era sotto. Tenetevelo per detto: una donna senza trucco, non s’è vista mai.
Antonio Zoppetti valutò con metodo alcune possibilità. Non doveva trattarsi del mondo, dopo tutto. A essere piegata in due era probabilmente la sua schiena. La faccia era marchiata dalla tastiera. Lettere impresse sulla pelle. Un tatuaggio qwerty allo zigomo destro. Doveva essersi addormentato a notte piena e oltre la trentesima sigaretta.
Ma adesso era terminato.
Il Libro Perfetto.
La trama era in apparenza ingenua: un uomo lotta contro la tecnologia, e alla fine vince. Ma i sovrapposti livelli di lettura, le citazioni appena suggerite, le grandi metafore, il portato morale, lo stile incorrotto, tutto macchinava per la costruzione di un’architettura inattaccabile e immacolata da difetto.
Non era stato per nulla semplice. All’inizio, il nuovo programma di correzione automatica, estremamente evoluto, si era rivelato molto utile per semplificare il lavoro di editing. Non rilevava solo errori e incongruenze, ma arrivava a suggerire possibili e nuovi intrecci. I suggerimenti venivano ignorati perché il libro, ancora nella testa dell’Autore, era già perfetto. Antonio Zoppetti si era però accorto che il programma interveniva ugualmente sul testo, alterandone senso e finale. Non appena l’Autore iniziava a digitare una nuova pagina, il programma recuperava i capitoli già scritti e li modificava.
Zoppetti allora li correggeva, ripristinando a memoria la versione originaria e perfetta, e poco dopo il Correttore riprendeva il suo lavoro di inseguimento e corruzione.
I tentativi di disinstallare il programma non avevano dato esito. Alla fine fu evidente che era una lotta tra l’uomo e la macchina. E la macchina non poteva vincere.
Antonio Zoppetti chiuse porte e finestre, staccò il telefono e accese la prima sigaretta. La guerra è un’arte, e non esistono programmi che superino l’uomo in estro e talento. Dopo aver aperto il file del primo capitolo, stampò la prima pagina e chiuse subito il tutto, prima che il Correttore iniziasse a variare i caratteri e la trama. Riaprì lo stesso capitolo e stampò la seconda pagina, richiudendo a precipizio il file.
Era una guerra di logoramento e trincea. Antonio Zoppetti era un cecchino appostato su una poltrona girevole e protetto da fumo e notte. Ogni suo colpo andava a segno, e il nemico non riusciva a individuarlo in tempo per evitarne le conseguenze mortali.
Alla fine, ogni singola pagina del Libro Perfetto era stata stampata prima che le sottolineature rosse del Correttore ne rivelassero la controffensiva.
Antonio Zoppetti raddrizzò la schiena, e il mondo tornò a dispiegarsi. Con le imposte aperte a chiamare aria e una rapida doccia, riuscì a sentire tra lingua e denti il sapore a grani spessi della vittoria. Solo allora gargarizzò finalmente l’urlo barbarico che aveva represso per tutta la notte. Afferrò il portatile e lo scaraventò a terra, tra schegge e microprocessori che esplodevano a raggiera. Nel passaggio tra il frastuono e il ritrovato silenzio, l’ultimo rumore fu quello minimo di una piccola vite parker che rimbalzava sulla monocottura della cucina.
Agguantato il malloppo di fogli frusciati fuori dalla stampante, Zoppetti sgambettò fuori di casa. Il prossimo obiettivo era il Grande Editore.
Nessuno lo fermò, all’entrata del Palazzo, perché la Perfezione congiura con l’universo intero, pur di inverarsi. Entrò nell’ufficio del più noto e inafferrabile tra gli Editor nel momento preciso in cui questi stava per sorbire la mistura simil-caffè d’ordinanza. Al comparire disannunciato di Zoppetti, il bicchierino di plastica e caffè rimase a mezz’aria.
- Lo so, se lei dovesse dar retta a tutti gli aspiranti scrittori. Ma legga una pagina, una sola, ecco, guardi, questa qui, la pagina 28, la mia preferita. Se non la convincerà, sparirò per sempre e non la importunerò oltre.
Con il bicchierino ancora sospeso, l’Editor sospirò. Aveva esperienza, poteva giudicare come Antonio Zoppetti appartenesse con certezza alla schiatta di quanti non concepiscono un rifiuto. Lesse distrattamente le prime righe di pagina 28. Le rilesse. Poi terminò la pagina e passò a quella successiva, e di qui tornò all’inizio del capitolo. Il caffè era ormai freddo, il bicchierino restava a metà strada tra l’alto e il basso. L’Editor guardò Zoppetti.
- Questo libro è, è…
- Perfetto, ammise l’Autore.
- Ascolti, io non posso garantirle nulla, ma se mi lascia il tempo di…
- Il mio numero di telefono è sul manoscritto. Mi faccia sapere.
Antonio Zappetti non aveva dubbi. Il libro non poteva non essere accettato. Era un capolavoro. Mentre saliva le scale di casa, sentiva già il telefono squillare. Raggiunse l’apparecchio calpestando resti di plastica e silicio.
- Signor Zoppetti, la pubblichiamo. Precedenza assoluta. Tutti i piani editoriali vengono modificati. Il suo libro esce tra due mesi.
La prima tiratura venne bruciata in pochi giorni. Il Grande Editore sostenne il libro con pubblicità sui giornali e spazi pagati nelle librerie, dove le copie torreggiavano in piramidi e pinnacoli. Una Casa Cinematografica acquistò i diritti del libro, così come diversi Editori Stranieri. Antonio Zoppetti era il caso letterario dell’anno.
Alla serata finale del Premio Ambito, i giochi si sapevano già fatti. Nessuno pertanto si stupì, quando Zoppetti venne chiamato a ritirare il Premio.
- Questo libro, con la sua storia apparentemente semplice di un uomo che lotta contro la tecnologia – motivò il Presidente della Giuria - è in realtà, come dire…
- Perfetto, suggerì con modestia l’autore.
- Perfetto, sì, è la parola giusta. Ma adesso, suvvia, ci regali qualche riga del libro dalla sua viva voce.
- No, no – si schernì verecondo Zoppetti – gli autori che leggono se stessi son ridicoli.
- Coraggio, insisto. E’ una serata speciale.
- D’accordo – acconsentì di malavoglia l’Autore, mentre compulsava il volume che il Presidente gli aveva porto - leggerò allora la pagina 28.
La voce di Antonio Zappetti gli si attorcigliò tra naso e gola, rintanandosi ostinata.
Il Presidente colse il silenzio dell’Autore e l’imbarazzo dei presenti, e soccorse entrambe le parti sfilando un’altra copia del libro dalle mani devote di un Giurato
- La pagina 28 è anche la mia preferita, sorrise il Presidente, e iniziò a flautarne la lettura.
Antonio Zoppetti, muto ormai e sordo, rilesse più volte le righe stampate. Quello era il libro. Il Libro Perfetto, del cui successo tutti parlavano.
Ma non era il suo libro.
Non sue, le parole, ma del Correttore. Nelle pagine successive, e in quelle precedenti, tutto era stato modificato. Anche il finale.
A stento avvertì la voce del Noto Critico che si complimentava con lui, stringendogli mellifluo la mano.
- La fama eterna non le verrà meno, se solo riuscirà a scrivere un altro capolavoro come questo.
Nelle orecchie di Antonio Zoppetti, il rumore minimo di una piccola vite parker che rimbalzava sulla monocottura della cucina.
(divertissement à la Zop: era ora che divenisse un personaggio, lui che tanti ne inventò)
Son epoche che han termine, e ne iniziano altre: il Direttore sposta l'Hotel Messico presso un civico punto Net, e apre i commenti. D’altro canto, i suoi racconti lasciano spesso senza parole. Prometta egli unicamente questo: che non seguirà la strada della Pizia (se avete presente il blog ai tempi dell’avanguardia), che poco dopo aver aperto i commenti chiuse definitivamente il blog. Sappia dunque il Direttore che simili scelleratezze non son più consentite.
Lo Scommettitore (Fernandel) di Remo Bassini è nella selezione finale di Fahrenheit per la scelta del libro dell’anno. Nel caso, si può votare inviando una mail con titolo e autore a: fahre@rai.it
Tuttavia ammonisce e avverte lo stesso Bassini: se lo Scommettitore non l’avete letto, o non lo giudicate migliore degli altri finalisti, non votatelo. Un voto dato solo per simpatia e spirito di categoria non ha senso.
Suppongo che un paio di voti i più li meriti unicamente per questa dichiarazione di non-voto.
Il tosco-rivoluzionario Strelnik s’inventa e regala Quotablog. Il giuoco è semplice et immediato: basta forzare una citazione famosa e virarla al blog. Centinaia i commenti. Io ho lasciato due riprovevoli apocrifi:
O blogger é um fingidor.
Finge tão completamente
Que chega a fingir que é um post
A dor que deveras sente.
(F. Pessoa)
e
Cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ahi, vita?
Che tu sei qui - che esiste il blog, e l’individuo
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo post.
(W. Whitman)
Fare elenco di cose che tutti sanno già concede grande soddisfazione, siatene edotti.
annottamento (che la luce già qui scema):
il Bardo Gilgamesh, egl'anche, torna a postare dopo silenzi di eoni, e pare abbia molte cartucce in serbo (o in croato, confondo sempre).
Nonno, mi racconti ancora di quei tuoi amici? Quali, quelli del partito? Ma te ne avrò parlato mille volte!
Lo so, lo so, ma ogni volta rido tanto... Non so, non è che ci sia da ridere nella storia... volevamo divertirci noi, poi finì che si divertirono anche gli altri. Eravamo giovani.
Ma quanto tempo è passato? Un po' meno di quattro anni.
E io ero nato? Da poco, in effetti. Sembra poco, eppure è un sacco di tempo. Pensa a quante cose hai imparato a fare, in meno di quattro anni.
Hai ragione, tra poco andrò a scuola e ne saprò fare molte di più. Già. Funziona proprio così, caro il mio ometto.
Ma quei tuoi amici, che fine hanno fatto? Li senti ancora? Non proprio. Però li leggo. Tutti e quattro, tutti i giorni se ho un pochino di tempo. A dire il vero, ne leggo tre, ma il quarto so che c'è.
Non capisco, nonno... Li leggi? Cosa vuol dire, che hanno scritto dei libri? Beh, qualcuno di loro sì. Ma ti dirò la verità, quelli non li ho ancora comprati. Li leggo con il computer.
Eh? Tu hai il computer? Uno come quello del papà? Senti, giovanotto, per chi mi hai preso? Sono tuo nonno, ma non sono così vecchio da non avere e da non sapere usare il computer. Chi credi che gliel'abbia insegnato, a tuo padre?
Dai, davvero, sei stato tu? Domani lo dico alla maestra della scuola materna! Ma senti, cosa vuol dire che li leggi con il computer? ...
Nonno? Hai mai pensato di aprirti un blog?
Giornata di riapparizioni e di post a colori. Il titolare può pure cancellare, ci mancherebbe altro.
l'immortale scena del Wagon BitLit [avanspettacolo dei bei tempi, da "Herzog a colori"]
[antefatto]
Bartolomeo Pestalozzi detto Scannablogghi (Totò) è uno scrittore dilettante, in perenne attesa che un cenno di Commondadori o di Misirizzoli, "editori di Milano" venga a riconoscere la sua valentia e lo liberi dall'insostenibile menage, in quel di Pinerolo.
Ameno loco, ove egli sverna con la sorella (Tina Pica) e un cognato (Paolo Stoppa), che egli ha invero reso nevrastenico, infilandogli in ogni dove ciclostili di sue ed altrui composizioni.
In occasione dell'arrivo nel ridente borgo di un paesano emigrato in America, tale Olindo Splindo, il sindaco - mancando di retori, "chè, come voi ben sapete, c'è stata una grande morìa delle lettere" - è costretto a chiamare lo Scannablogghi a tenerela prolusione.
Invero, più volte lo splendido Splindo cerca di arrestare l'oratoria torrentizia del Nostro, ma innervositosi, prende cappello e se ne va.
Ostracizzato dal paesello, Scannablogghi si reca a Capri, per conferire con un pronipote del sindaco, il quale gli ha spacciato per inganno come la sua fidanzata Camarilla Salotta (Bice Valori) fosse la segretaria di Einaudito, il celebre editore sabaudo, al quale ambisce essere introdotto.
Dopo un breve soggiorno in casa di Placida Gracida (Franca Valeri), nel corso del quale entra in contatto coi più bizzarri manifesti illetterari e perniciosi intellettuali, lo Scannablogghi spunta la sospirata raccomandazione. La ragazza fa finta di chiamare l'Editore e Aureliano, preso pel naso sul Parnaso, prende un treno e va incontro alla gloria.
In treno succede di tutto.
Il controllore rivolgendosi a Scannablogghi gli dice: "Lei ha un canone a sè sufficiente..."
Ed Aureliano gli risponde: "Guardi che io avrò anche il canone, ma è docile, veda.. ha la Musa. E Ruola"
- "Allora lei ha un'opzione di primo ottimo?"
- "No guardi, io ci tengo alla primogenitura, ma non al cottimo"
- "Appunto, se lei ha un genere non succedaneo ma di piena cittadinanza, con sintassi e codifiche immediate... "
- "Giovinotto, insomma, ma cosa sono queste cippe di anse?"
- "(non lo ascolta) ... del pari o superiori a quelle cartacee ... una letteratura fatta di bit... "
- "oooh, bravo, bit! E che ci voleva! Senta, lei che è uomo di esperienza, non me lo indicherebbe questo benedetto LitBit?"
Chiaritasi con difficoltà la situazione, Scannablogghi si sitema in uno scompartimento di LitBit.
Che divide con nientepopodimenochè un editore, ma lui - diffidente - lo scambia per un fanatico col tic dello scrittore invisibile.
Al chè il primo, per rompere il ghiaccio, decide di presentarsi:"Sono l'editore Cosimo Tromburàn"
- "Tromburàn, Tromburàn.. questo nome non mi è nuovo, io ho conosciuto anche sua madre, sa?"
- "Beh non mi meraviglia, mia madre è talmente conosciuta..."
- "Ma certo, chi è che oggi giorno non ha mai frequentato una Buràn, e voi, inverocchè ezziandio, siete un figlio di Buràn..."
- "Ma siete in equivoco" gli risponde l'altro "Avete detto Buràn, ma se io faccio Tromburàn è ovvio che anche mia madre faccia Tromburàn?"
- "Lo so, ma alle volte sa.."
- "No no, Tromburàn la madre, e pure il figlio.."
- "Va bè, a prescindere..." - "Per quanto, stando sempre chiusa, come in un cassetto..."
- "Ma allora, lo vedete..."
- "Ma no, ma cosa? "
- "E' palese, se vive in una cassetta... chiusa.... allora è una Buràn "
- "Ma che ne volete sapere voi.."
- "Sono un uomo di mondo, ho tenuto per tre anni un blog a Cuneo, le basti questo.." e nel frattempo continua a toccare l'editore dappertutto
- "Ma che c'entra.... e poi mia mamma non è mai stata a Cuneo"
- "Ma non vuol dire, fa Buràn"
- "Ma nossignore fa Tromburàn!"
- "Va bè, va bè"
- "O meglio, fa Tromburàn, ma prima faceva.."
- "Oooh, ci siamo, ci sei cascato.... faceva Buràn.."
- "Ma no, mi lasci spiegare, faceva Scrittura. Da signorina, poi ha sposato un Tromburàn. A dire il vero, poco dopo che quel sacripante di mio padre è mancato, si è risposata un Visibile. Adesso fa Scrittura in Visibile!"
- "Oh bella, e per forza!"
- "Cosa?"
- "E allora la scrittura come la vogliamo scoprire? In visibile. Hai mai visto qualcuno che scopre la scrittura da qualche altra parte? E che sono? i muri delle latrine? Le lenzuola sui cavalcavia? i cartelli al mercato..."
- "Ma che c'entra! Non è che mia madre va al cesso o al mercato... "
- "E invece ci va, Accesso e pure al mercato...."
- "ma no, non si fa condizionare da queste logiche da basso o si mette a scrivere di nascosto.."
- "Scrive, scrive, altrochè! Si lasci servire da me.... scrive e nasconde nel cassetto! Chiuso! Anche a Cuneo gli scrittori riempivano i cassetti e poi li chiudevano, glielo dico io! Io sono un uomo di mondo! Scrive nel basso e non si fa vedere da lei!!"
Con questo scambio acceso, cade ossimorico il gelo, rotto solo da un rumoroso sternuto filologico di Scannablogghi, che poi riprende (sempre toccandolo): "Oh, e che mestiere fai?"
- "Sentite vi ho pregato, non mi posso sentir pubblicare!"
- "no, dico.. tu, tu che mestiere fai?"
- "Ho ben capito, questo tu!"
- "Lascia fare io non ci tengo, sono democratico! Niente Salotti, men che meno Camarille"
- "Eh ma ci tengo io! E poi per vostra norma io non "faccio" nessun mestiere.."
- "Letterato?"
- "No ma che letterato! Esercito un mestiere intellettuale... regolo la circolazione delle idee e dei contenuti"
- "Vigile urbano?"
- "Ma che vigile urbano! Esercito una Beruf intellettuale!!"
- (accondiscentente) "Ho capito, ho capito..."
- "O per meglio dire, la esercito adesso, ma prima battevo un filone esoterico"
- "Che faceva?"
- "L'esoterico!"
- "Beh si capisce.."
- "Si capisce che cosa?"
- "Beh con l'esotico, si guadagna poco.."
- "Ma no, ma che ha capito?"
Ma Scannablogghi continua.. "Fatte 'na bella rivista con le storielle afroamericane..
(ammicca) si guadagna la grana!" e continua a toccarlo
"Sentite, io non ho voglia di scherzare! E state fermo con queste mani!! e.."
- "Oooo, e basta perbacco, ha capito? E stia a posto con le mani(dopo che lui ha toccato l'editore dappertutto!) Ogni limite ha una pazienza, ogni rete cerca il suo pesce, ogni scavo ha un fondo, lo sa? E s'informi, se non lo sa."
E l'editore: "Ma avete una gran faccia tosta!"
- "Oh oh, tenga i post apposto, sa? Non offenda!"
- "Ma appostatevi, dove! Narciso, autoreferenziale "
Alchè, Aureliano spudoratamente: "Insomma, Lei mi sta importunando pubblicamente da tre ore!! E io sono stufo di sentire tutte queste scritture addosso! Invisibili.."
- "Coome scritture addosso!?! Coome invisibili!?! Siete voi che mi state impudicamente impubblic.. insomma! Non sono io"
- "E va bene io pubblico, ma lei perchè poi mi fa il ripubblico! Lei non accetta la sfida del differente, lei non mitiga il narcisismo dell'altrove"
- "Ma che ripubblico! Sentite, io ne ho fin sopra i capelli, tra le altre cose avete il benedetto dono di non capire niente! E mezz'ora che stiamo parlando e non avete ancora capito chi sono io! Io sono l'editore Cosimo Tromburàn!"
- "Chi siete voi?"
- "L'editore!!"
- "Ma chi?"
- "Io!"
- "Ma mi faccia il piacere!" (dandogli uno spintone, e ridendo a crepapelle)
- "Sentite, va bene la battuta, ma qui si passa ogni limite di battitura!"
- "L'editor.. hi hi, editor? 'Ndranghete.." (e gli assesta l'ennesimo spintone)
Al chè arrivano nello scompartimento le altre pubblicazioni dell'editore, che chiede con cortese sufficienza aScannablogghi di sistemarle....
- "Ma dove li mettiamo questi scritti, siamo già coscritti, volevo dire.. costretti...."
- "Ma che costretti, li sistemi da qualche parte...."
- "Da qualche parte, vero.... hmmm, tanto erano invisibili.... "
- "Sì, invisibili, per impossibilità e rifiuto escluse dai perscorsi istituzionali..."
- "E poi il viaggio è lungo..."
- "...E, per sua stessa sostanza, non può aver confini, né veti, né padroni, né pretese corporative, né ubbidienze. Senza debiti o doveri verso nessuno"
- "Senza null'altro a pretendere, ce lo metto? Ce lo vuoi mettere?? E mettiamocelo!"
Ed è cosi che Scannablogghi li sistema... buttandoli giù dal finestrino.
Ha ciascuno motivo personale e pubblico per richiamare in memoria l’anno 2004.
Qui, tra queste pagine, si prese allora consapevolezza di quanto costituiva l’oggetto rivoluzionario della rete: le Scritture Invisibili, cioè a dire tutte quelle voci che, per scelta o più di frequente per impossibilità e rifiuto, restavano escluse dai circuiti editoriali istituzionali.
Le Scritture Invisibili erano e sono tutto ciò che altri hanno deciso di non farci leggere.
Le Scritture Invisibili sono le voci che altri han determinato di relegare all’ignoto e all’inaudito.
La rete era divenuta invece il luogo dove le voci potevano finalmente dire, e le scritture iniziavano a ordire visibilità e corpo.
Quella che all’inizio era una semplice e fondamentale alternativa di libertà, rispetto all’editoria tradizionale, alle Scuole, ai Salotti, alle Camarille, è diventata poi un’opzione di primo ottimo, un canone a sé sufficiente.
La scrittura in rete è divenuta un genere letterario non succedaneo ma di piena cittadinanza, con sintassi, codifiche, e oggetti immediati.
Il web, a solcarne le anse, propone forme di narrazione del pari o superiori a quelle cartacee. La narrativa in rete è una letteratura. Una letteratura fatta di bit.
E’ la BitLit.
Questo genere letterario, che permette di superare gli ostacoli alla libera circolazione di idee e contenuti, non si è affrancato del tutto da alcune impossibilità.
Uno dei limiti che le appartiene è la difficoltà a individuarne i materiali tra i milioni di contenuti condivisi in rete. Per creare luce sulla BitLit italiana è nata a suo tempo un’esperienza che ha compiuto un lungo tragitto.
Ma le impossibilità non si traducono unicamente nella necessità di organizzare una forma di editoria dal basso, non mediata e non condizionata dalle logiche di mercato. Ancora ostacolo all’accesso diretto alla BitLit sono le lingue diverse in cui nascono gli oggetti narrativi.
Così nasce Buràn: non per un supposto e mal collocato esotismo, ma come logica e indispensabile continuazione del lavoro di scavo e scoperta delle Scritture Invisibili, per accettare la sfida del differente, per mitigare il narcisismo in favore dell’altrove.
Con Buràn (che ha una pretesa: d'essere l'unica esperienza in Italia di traduzione esclusivamene dalla rete e per la rete) prosegue un viaggio che, per sua stessa sostanza, non può aver confini, né veti, né padroni, né pretese corporative, né ubbidienze.
Non ha debiti o doveri verso nessuno, la nuova generazione di narratori. Ha solo visibilità da pretendere.
Diamine, siete la BitLit Generation, e magari nemmanco lo sapevate.
*BitLit è neologismo sufficientemente ostico da lasciarmi credere di poterne rivendicare la paternità. Tuttavia, se avete notizia di un uso precedente dell’espressione nella medesima accezione (google riporta casi differenti), sgravatemi pure da tanta responsabilità.
"Ma c’era proprio bisogno di un altro sito molto intellettuale e molto potically correct. Che noia, con gli stranieri che hanno sempre da offrirci qualcosa più importante di quello che diciamo noi indigeni, che se non sei uno di Katatunka, ma che cazzo credi di poter dire. Peccato: ho due figli, uno laureato e l’altra a studiare scienze sociali, e non li ho mandati a studiare in Kazakistan. Che pirla sono!"
Dacché ritengo che ai complimenti si debba rispondere grazie, alle critiche anche, ma alle offese no, replico su alcuni punti, in modo sparigliato e sparso (ventoso, direi).
Gentile Salvador dott. Marco:
1) più noioso di chi dice che gli stranieri son migliori, è solo chi si lamenta di chi dice che gli stranieri son migliori.
2) posso scommettere che lei abbia espresso il suo giudizio senza aver minimamente letto la rivista (lei la chiama genericamente sito).
3) "Sito molto intellettuale"? La frase, così enunciata, non significa nulla; se vorrà essere maggiormente specifico contesterò o concorderò.
4) “Molto politically correct”? Ma davvero, che scivolone, il suo. Le porto un esempio: in Zimbabwe il governo Mugabe ha realizzato una riforma agraria, il cui scopo dichiarato era quello di sottrarre la terra ai grandi farmer bianchi per redistribuirla alle popolazioni rurali autoctone. La cosa muove immediata solidarietà, nevvero? Ebbene, noi abbiamo dato voce al racconto di una farmer bianca. Una scelta scomoda e forse pericolosa, altro che politically correct. Se avrà voglia di leggere il brano Ma siamo africani, capirà il perché della nostra scelta; non averne voglia è legittimo, e nel caso la sua resterà un'affermazione sbagliata che non le fa onore.
5) Il web è una rete mondiale, che consente di esser qui e altrove in un solo click. Eppure, spesso ci richiudiamo in un cortile. Accadono cose, fuori dal nostro cortile. Non sono migliori o peggiori: sono altre. Suo diritto è il non essere interessato a conoscerle, e a dirsi contento di rimanere a fissare il muro del cortile. Chi glielo lo impedisce? Io, per me, preferisco conoscere questo e quello e, se possibile, altro ancora.
6) Quanto alla noia che ha provato, non si tratterà invece di quella supponenza con cui gli scrittori "di carta" guardano per solito alla narrativa in rete? Al senso di supposta superiorità di un mezzo verso l'altro? Al timore di confrontarsi con una realtà che si muove a ritmi molto più veloci e con maggiore libertà, rispetto a quelli dell'editoria istituzionale?
7) Se ancora non esiste una Lega Blog che badi a tener fuori dai patri confini i blog stranieri che vengono a rubarci il lavoro annoi italiani, potrebbe per cortesia farsi carico lei dell'iniziativa?
8) Quanto al fatto che lei sia un pirla, non la conosco personalmente e quindi è una possibilità che non mi sento di escludere del tutto. Sulla fiducia, propenderei per il no.
9) Questa replica è a titolo personale e non rappresenta l'opinione della rivista.
Lieto di una sua eventuale risposta, giacché la rete è confronto. Sempre che la cosa non l’annoi.
Eppure il vento soffia ancora online il primo numero di Buràn
Ci sono mondi che raccontano e si raccontano, là fuori. Mondi distanti e differenti, voci che chiedono ascolto. Buràn annulla il silenzio che rende mute le voci, superando distanze e lingue altre.
In questo primo numero, la rivista ascolta 25 autori di 18 Paesi diversi (Angola, Antartide, Argentina, Corea, Francia, Guatemala, Hong Kong, India, Iran, Malesia, Marocco, Messico, Polonia, Portorico, Russia, U.S.A., Venezuela, Zimbabwe). Buràn si articola secondo due scenari:
il Materiale morde la realtà, raccogliendo racconti, articoli, saggi, immagini e altri contributi intorno a temi concreti. Il tema di questo primo numero è il Lavoro, raccontato e visto da zone estreme del mondo;
l’Immaginario propone invece atmosfere e respiri e storie, portando sulla rivista l’altro e l’altrove della narrazione in rete.
Oltre agli autori, alla realizzazione di questo primo numero hanno contribuito 15 persone, tra redattori, progettisti grafici, webmaster, traduttori e navigatori della rete.
A loro, un ringraziamento che va oltre le parole.
A tutti, una sfida alla lettura.
Buràn è nuovamente in viaggio per superare altre frontiere, e attende il contributo di tutti coloro che vorranno condividerne il viaggio.
Per contattare la rivista, redazione@buran.it.
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