URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

lunedì, dicembre 04, 2006
Per una grammatica della notte
(puntata numero qualsiasi)

La Bella
Di sabato escono in strada le ragazze a sera, e hanno trucchi al volto e qualche inganno, e armi di facile sorriso. Escono a sera, le ragazze, e hanno sogni da vendere e vita in regalo. Spostano intere le città, le ragazze al sabato, ne muovono strade e quartieri in periferia verso il centro dove la notte non ha fine.
Han denti stretti, le ragazze, durante intere settimane, a mordere vite che non le sfiorano nemmeno, dentro uffici fabbriche vetrine, la sveglia al mattino e le cuffie nella metro, a cancellare finestrini grigi e occhi di colore uguale con una musica che ripetono muovendo le labbra appena.
Hanno nomi vecchi di vent’anni che non dicono niente di loro, e parlano accenti che assomigliano alla tivù. A lezione mordono matite mentre ascoltano le voci che arrivano da fuori, dal mondo che guarda solo loro, riquadrato alla finestra. Nei pomeriggi lunghi hanno voci al telefono e messaggini brevi che perdono vocali e senso. E di notte, il sorriso di quel ragazzo che solo hanno immaginato, e non le guarderà. Hanno lavori stanchi e uguali, parlano mai o il meno che possono, che ogni parola le allontana dai sogni che faranno. Hanno camere chiuse a chiave per lasciare ogni cosa fuori, e dirsi da sole qualche lacrima leggera.
Ma di sabato escono in strada le ragazze a sera, dipingendo terremoti con i tacchi sul selciato, e hanno abiti leggeri, e una fretta di vivere. Ricreano mondi con risate piene, hanno forza e vita, per un notte che è arrivata ancora. Escono insieme le ragazze a sera, vanno alla vita, e pensano a qualcuna che non è tornata più
(in memoria di M.)
 
La Bestia 
Di tutti i giorni ben stirati e quieti, di cravatte uguali in coda a ogni semaforo, di colazioni all’angolo decaffeinate e brevi; della teoria di sere e di tinelli sparecchiati, di briciole a scomparsa e televisori accesi, di letti d’amido e figli addormentati bene; e delle notti d’abitudini e silenzio, e di corpi nudi solo ogni martedì; di tutto questo era tormento e fine il respiro in strada della Bestia.
Si usciva allora ai controviali, sotto notti periferiche di vetro e di cemento, a farsi largo tra falò di gomme e donne di peccato, a cancellare scandalo, a punir la Bestia per la colpa.
Nel far mattino il rientro era leggero e di silenzio, le famiglie difese e addormentate, le mani ancora a dolere per i colpi di spranga mai negati.
Si dimenticava in fretta, eran solo poche righe di giornale, e poi a ritmo calmo i giorni in fila, uguali a rassicurare, finché non raschiava ancora alle nostre porte, con unghie e denti, il corpo caldo e insoddisfatto della Bestia.
Allora sotto ponti, agli angoli, in fondo a ogni giardino, ovunque fosse scambio di bustine a intasare corpi e vene. Senza guardare chi, oppure come, si puniva ancora la colpa e la malattia, fino a non poterne più, fino al dolore esausto di braccia e mani.
Se il mondo ancora si svegliava, se il mondo era, lo doveva al nostro esercito notturno, alla lotta ancora e alla caccia a danno della Bestia oscura.
Era coscienza nuova e chiara ogni mattina, il sapere di aver dato respiro e ordine, di avere ammansito l’indomabile per qualche notte ancora.
Per questo potevamo condannare ogni episodio, censurare poi in pubblico la violenza, perché non era una nostra volontà, ma il bisogno di difendere le nostre vite quiete.
Ma sempre sentivamo poi l’odore di selvatico, il passo della Bestia in caccia, l’aria della notte mossa dagli ampi giri dell’animale in mezzo a noi. Lasciavamo freddi a metà ancora i nostri letti, per obbedire a quel richiamo che svegliava occhi e anime e tensioni, condannati a uscire senza tregua, senza che si vedesse di tutto questo mai la fine.
E a ogni rientro poi, a ogni mandata alla porta chiusa, ci raccontava per un istante il fondo scuro dello specchio, in un riflesso duale e netto, che la Bestia, l’inseguita, l’odiata, la temuta, la desiderata, era infatti noi.

affrancato e spedito da Effe | 09:38 | commenti (36)

THE CURE
Hard Boiled Blogosphere
Blog Aggregator 3.3 - The Filter

 

 

dipinto da buba