URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

giovedì, dicembre 07, 2006
No tengas miedo, Lulù
 
Alla fine del pomeriggio l’edificio ribolle. È l’ora in cui la gente ritorna dal lavoro e accende la radio a tutto volume. I bolero si mischiano con i ritmi selvaggi, Willy Chirino e Albita da Miami con lo stridore dei Van Van e NG. Anche i bollettini di Radio Martí e quelli dell’Onda dell’Allegria spingono come se volessero espellere quello che rimane tappato dalla manopola del volume. Il resto è il frastuono dei secchi, l’ora del bagno, quando la gente vuole riscaldare l’acqua e il gas non sale, arriva fino al secondo piano e si ferma lì. [...]
 
La donna rimane tutto il giorno dietro la porta. Fuma un sigaro di quelli lunghi e si schiarisce la voce mentre controlla ciò che avviene dall’altra parte. Su quella porta ha disegnato un occhio che spia tutto il mare di inganni di Prado 112. Sotto il letto, con l’infinita pazienza di un eremita, nasconde noci di cocco e collane, perché sua figlia, sergente di artiglieria alla Fortezza della Cabaña, possa un giorno godere del favore degli uomini [...]
 
Nino dimostra undici anni ed è molto orgoglioso della sfera di cristallo con la neve che riposa sul suo comodino. Una sfera di cristallo che scruta quando tutti dormono, per vedere i misteri del Prado. “E’ il presepe di Gesù, con i negri e i cammelli” dice fra sé. Nino ha la stessa età dell’anno millenovecentosessantuno. In quell’anno i suoi genitori decisero di andarsene a Miami e all’aeroporto, al momento di partire, Nino si rifiutò e si mise a correre per la pista rifugiandosi all’ombra della bandiera cubana. Lì chiese asilo alla Patria e, dopo pratiche e inni, lo dichiararono Figlio della Patria e gli concessero la pensione [...] Da quel momento ha smesso di crescere ed è rimasto con una chiocciolina da angioletto tra le gambe e una voce da poeta improvvisato.
(Perversioni all’Avana)
 
Si sa che costì, prima e più che scrivere, si ha gusto alla lettura, e a far leggere. Una volta assolti gli obblighi militari e civili, qui si farà l’editore. Poiché, con questo lunario, i danari non son bastevoli all’uopo, nell’impossibilità di far con esattezza l’editore ho acquistato una vocale in meno, facendo l’editor. Che poi, nemmen quello, che a far l’editor occorre buon fiato e mano ferma. Più artigianalmente e con mestiere antico, ho fatto allora il correttore di bozze. L’editore (lui sì) di Edizioni Estemporanee mi ha permesso di giocare – epperò serissimamente – con le bozze della versione italiana di Perversiones en el Prado, di Miguel Mejides, autore cubano già noto in Italia (Feltrinelli). L’esperienza mi ha fruttato alcuni tesori:
-        varie notti insonni a inseguire i personaggi lungo il Prado
-        cornee arrossate per le ore di correzione passate a fumare il miglior tabacco di Vuelta Abajo, torcido a El Laguito - per chi sa cosa intendo - munifico omaggio dell’editore (lui sì)
-        il mio nome nelle pagine interne del libro, alla voce Redazione. Perché, diciamolo chiaro: ormai chi di noi non ha il proprio nome stampato sopra un libro, sulla copertina? Ma avercelo stampato dentro, tra le pagine del libro, è dunque questa la nuova frontiera dello chic.
Dice: ma allora, il titolo del post? Ah, sì, mi son distratto. Edizioni Estemporanee è alla fiera della media e piccola editoria di Roma (Più libri Più liberi, 7-10 dicembre), stand T47. Per chi si trovasse a passare, l’occasione sarebbe fausta per ammirare un altro splendido libro: Non aver paura, Lulù, l’intero versante poetico-visuale di Pedro Juan Gutierrez. Splendore, rabbia, desolazione e lussuria nel cuore dell’Avana (versi narrativi e poesie visive). Il libro ha formato particolare, rilegato dal lato corto come un vecchio album. L’autore sostiene che l’arte serva se è irriverente e tormentata, indecente e incollerita, ribelle e disposta al rischio. Non è escluso che abbia ragione.
 
Il mio amico Kjell ha appeso un libro fuori dalla finestra / Ha messo un gancio e il libro penzola da una corda / e si congela. / Il gancio, la corda, il libro e il vetro della finestra / sono coperti di brina e di gocce d’acqua gelata / dopo tutta la notte. / Con la neve che si scioglie in città tutto è umido / e Kjell vuole raffreddare per bene quel libro dove ho scritto / alcune poesie sulle pagine delle illustrazioni, / attorno agli schemi dei barometri. / Dice che lì fuori è il posto migliore / affinché il libro possa respirare / e non contamini l’appartamento. / Lo spazio è piccolissimo ed ermeticamente chiuso, / come un sottomarino / e Kjell non vuole libri qui, / tantomeno di poesia. / L’unica carta che ho trovato è quel catalogo: BORS, Barometern. / “Se mi infetto di nuovo di poesia non guarirò mai” / mi ha detto ieri sera molto serio. E io non ho fatto domande. / Suppongo che se la sia vista brutta. / Oggi si è alzato molto presto, / ha controllato attraverso il vetro: il libro era ancora lì immobile / a sgocciolare acqua gelata nel mattino grigio, / ha preparato il caffè, ne ha bevuto una tazza, / e se n’è andato al lavoro nella fabbrica di barometri.
(Precauciones en el submarino, da Non aver paura, Lulù)

aggiornamento: delle volte, la combinazione: su Raramente, una bella recensione di No tengas miedo, Lulù

affrancato e spedito da Effe | 08:50 | commenti (18)

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