URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

martedì, febbraio 06, 2007
Love In Portofino

Per alcuni di voi, la frase Vado al mare è un’intenzione che si traduce con il semplice attraversamento della strada dirimpetto. Per noi che bivacchiamo nell’entroterra del regno, invece, le conseguenze dell’azione sono 250 chilometri di nebbia a banchi, a grappoli, a fiocchi, a ciocchi, a monoliti e a bastioni.
Ma poi, il sole sulla Piazzetta, a scaldare ossa e schiena, con gli occhi socchiusi al controsole. Si gode allora d’una Portofino deserta e serrata per fine stagione.
Lo sciabordio lungo il molo, i riflessi prismatici di acqua e luci, e i gabbiani. Immagini la tua (im)possibile vita colà.
Svegliarsi con il blu negli occhi, e lo stridio dei gabbiani.
Passeggiare al pomeriggio tra palme e pitosfori, e lo stridio dei gabbiani.  
Rifrangersi a sera nelle infinite luci dei paesini di costa, e lo stridio dei gabbiani.
Non si può farne a meno: ti alzi e fiondi un ciottolo contro la cricca di gabbiani appollaiati sulle barche alla fonda. E che avranno mai da stridere tutto il santo giorno?
Ci si bea così, nullafacenti, in ottima compagnia, tra terra e mare e cielo. Si calpestano l’orme di Truman Capote, che soggiornò a lungo nella casa sopra al ristorante Delfino (avrete presente), di Guy de Maupassant, che approdò qui nella baia con il suo veliero (hai capito, il Guy) e di Guglielmo Marconi, che condusse esperimenti di telegrafia a bordo del suo panfilo Elettra, qui alla fonda (un panfilo, mica un pedalò).
Poche altre persone, in Piazzetta. Giusto qualche franzoso in gita.
Per immedesimarti nell’atmosfera internazionale, consumi un congruo pasto a base di eggs and bacon. Undici euro, per informazione. Il tutto annaffiato da the inglese (vabbé, Twinings in bustina) e accompagnato da focaccia ligure, che se no i locali si offendono.
Anche il cameriere, come la cittadella, è fuori stagione, avendo con tutta evidenza superato di gran carriera i novanta. La mancia la riconosce subito, mentre i saluti no. Forse avresti dovuto salutarlo in turcomanno - sai, sempre per via dell’allure internazionale.
Tra i colori pastello o accesi delle case di mare, l’amenità della caletta, il sole, i gabbiani (altro ciottolo meritatamente fiondato), si dimenticano affanni e ansie della vita d’ogni dì.
Che pace.
Che silenzio.
Alle 15 o’ clock, i decibel di betoniere, martelli pneumatici, picconi e flessibili, che intonano un peana all’arte della ristrutturazione globale, riempiono il borgo di un’onda sonora d’urto che, è dato supporlo, avrà risvegliato anche il macilento cameriere rintanato ormai in qualche cantina.
L’unico vantaggio è che, almeno, ora i gabbiani non si sentono più.

affrancato e spedito da Effe | 09:34 | commenti (28)

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