URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

lunedì, febbraio 26, 2007
Guadagnare con i blog è immorale
e io vi restituisco i soldi
 
(la cassa è in coda al pezzo, se avete in uggia il seguire le peste del ragionamento)
 
Un passo indietro: conviene intanto domandarsi se la scrittura sia un atto morale.
La risposta è ovviamente positiva. E’ morale ogni atto che incida sul nostro giudizio e percezione del mondo – meglio: ogni atto che concorra a costituire giudizio e percezione.
Le scritture edificano mondi, e questo è quanto.
Ulteriore passo indietro: nel 2005, durante un interessante scambio epistolare con Tiziano Scarpa in cui sostenevo che, in rete, alla singolarità dello scrittore si sovrappone la simultaneità plurale dell’Io, e che le scritture del web, rispondendo a istanze di urgenza e immediatezza, sono le più autentiche (non migliori; un’opera d’arte difficilmente è immediata e non rielaborata, ed è quindi artificiale), Scarpa mi rimproverò una visione ingenua della letteratura. L’appunto mi piacque oltre ogni modo. Vir ingenuus, in Roma, era l’uomo nato libero.
Una letteratura ingenua, e quindi nata libera. Sì.
Il contrario – per danzare ancora e con pericolo sul filo etimologico - della letteratura cattiva.
La scrittura in rete è allora morale e libera; occorrerà agire di conseguenza.
Vien fatto spesso di ricordare il concetto della scrittura sul web come dono. Anche questo attiene a una dimensione di moralità.
Ne traggo allora in breve la conclusione: se la scrittura della rete è un atto libero e morale che si sostanzia in dono, non può aver vincolo di denaro.
Non può essere motivo o veicolo di guadagno, seppur minimo.
Niente pubblicità a pagamento, sul blog.
Niente Paypal.
E niente royalties sulla scrittura del blog, se pubblicata con codice isbn.
E’ quindi deciso: restituisco agli acquirenti di Perse in partenza i soldi che mi sono derivati dalla commercializzazione della scrittura, e si fa sul serio.
Non il costo totale di copertina, ovviamente, che appartiene quasi per l’intero all’editore; ma la mia quota sì.
Dice: allora è solo un cifra simbolica. Ecco, il simbolico è l’aspetto più importante della mia decisione, vi sono grato per averlo notato. E poi, moltiplicando il simbolico per il numero delle copie finora non restituite, vien fuori una cifretta non da Finanziaria, d’accordo, ma nemmeno insipida.
Presentatevi dunque con una copia dell’incunabolo, o con il relativo scontrino fiscale, o con una foto che vi ritragga accanto al libello, o con testimonianza asseverata circa il vostro acquisto (le dichiarazioni di amanti, parenti e debitori non verranno prese in considerazione).
Se siete sabaudi, organizzare la consegna dei danari sarà facile; altrimenti potreste sempre venire alla Rete dei Segni, il Litcamp del maggio torinese.
La pecunia, che talvolta olet, l’ho già pronta in saccoccia.

affrancato e spedito da Effe | 08:52 | commenti (67)

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