Salone di bellezza per cani
Quando senti un rumore alle spalle, o è il Diavolo, oppure è Dio. Lo sa anche il ragazzo che ora risale lo stradone lungo il viadotto non finito, l’asfalto caldo a trattenere la gomma delle suole.
Vieni, ha detto il prete, vieni passando da dietro, dove la chiesa è ancora un cantiere.
Qui finisce la città e inizia niente. Carcasse d’auto, immondizie sui marciapiedi e vie senza nome.
Vieni, ha detto il prete, vieni e non dirlo a nessuno.
Il ragazzo lavora al salone di bellezza per cani, qualche quartiere più giù, dove la città esiste e le case hanno numero civico. Non va a scuola, non ci sono scuole intorno allo stradone e lungo il viadotto.
Quando senti un rumore alle spalle, o è il Diavolo, oppure è Dio. Ma adesso è solo un cane magro color di pioggia che segue il ragazzo, forse nel vento caldo sente l’odore degli altri cani che il ragazzo si porta sui vestiti.
Non va a scuola, il ragazzo, dovrebbe andarci, ha dodici anni solamente. La polizia del municipio lo ha cercato per portarlo in classe, una volta, ma le vie di qui non hanno nome, né numero le case.
Vieni, ha detto il prete, vieni, ti devo parlare ancora.
Il cane e il ragazzo lungo lo stradone hanno lo stesso sguardo arreso, lo stesso pensiero randagio e breve.
Sei il Diavolo, oppure Dio? chiede il ragazzo al cane, e ride cattivo mentre gli lancia una pietra ai fianchi magri. Il cane abbassa appena la testa, conosce la pietra e il bastone, conosce il ricordo che fa male, e anche il ragazzo lo conosce, il ragazzo lungo lo stradone, e il cane dietro.
Vieni, ha detto il prete, vieni, sei un ragazzo cattivo, devi farti perdonare.
Lo stradone è ampio e vuoto, non se ne vede la fine, non ha una fine, ha solo un centro infinito, e nel centro ci sono un ragazzo e un cane, e sterpaglia e caldo.
Il ragazzo lavora al salone di bellezza per cani, lì tutti i cani hanno un padrone, non come questo cane magro che abbassa appena la testa. Il ragazzo ci andrà dopo, al salone, adesso deve andare dal prete, non vorrebbe tornarci, non vuole tornarci più, ma è un ragazzo cattivo, deve farsi perdonare, e non dirlo a nessuno, e le vie di qui non hanno nome, né numero le case, e non c’è scuola, e non ha fine lo stradone.
Se senti un rumore alle spalle, dice il ragazzo al cane quando arrivano al retro della chiesa che è ancora un cantiere, o è il Diavolo, oppure è Dio, stai attento in ogni caso.
Il cane è tutto lingua, si accuccia al muro senza ombra e chiude gli occhi al sole che non si può guardare.
Qui finisce la città e ogni altra cosa, e non inizia niente. Carcasse d’auto, immondizie, ragazzi e cani.
La chiesa sul retro è un cantiere, il prete ha chiuso la porta a chiave quando il ragazzo è entrato.
Il sole si muove appena, il viadotto sullo sfondo è un orizzonte non finito.
Quando esce dalla chiesa, il ragazzo ha cocci di vetro negli occhi.
Il caldo, lo stradone vuoto, i pugni stretti, un ragazzo senza numero né nome.
Afferra una barra di metallo dal cantiere, alle spalle del cane magro che dorme al muro.
O è il Diavolo, oppure è Dio, grida in silenzio il ragazzo, mentre i cocci di vetro piovono via dagli occhi e la barra colpisce ancora e ancora la testa del cane.