L’umorismo nell’Antico Testamento
Se proprio devo prendere posizione – pare che il relativismo, quest’anno, non si porti granché - allora io faccio il tifo per il tetragramma יהךה (YHWH).
Niente falsi moralismi: il Dio veterotestamentario è l’invitto Signore degli Eserciti, un tipaccio burbanzoso, collerico e malmostoso. Mica come certi suoi epigoni imbelli e metrosexual. Il Pentateuco e i Libri Storici son poemi omerici di battaglie, assedi, gesta epiche e squartamenti. "In quel tempo prendemmo tutte le sue città e votammo allo sterminio ogni città, uomini, donne, bambini; non vi lasciammo alcun superstite"; lo racconta quel sant’uomo di Mosè, mica Condoleeza Rice.
Ma non v’è chi non riconosca che l’Antico Testamento ha, eziandio, momenti di autentico umorismo. Gli esempi son molti, come quando Davide, di fronte all’empietà di Ioab, maledicendolo gli augura che non manchi mai nella sua casa "chi soffra di gonorrea". Voglio dire, i nostri insulti in coda al semaforo son ben privi di fantasia, al confronto. Ma si proceda a un esempio più strutturato e ampio. Mi limito qui di seguito a interpolare, parentetico e corsivato, il ben noto capitolo primo del secondo Libro dei Re:
Dopo la morte di Acab (ecco, così mi avete svelato il finale di Moby Dick, e io che dovevo ancora leggerlo) Moab si ribellò a Israele. Acazia (e già il nome) cadde dalla finestra del piano superiore in Samaria e rimase ferito (questa, se l’immaginate, è una scena da Buster Keaton). Allora inviò messaggeri con quest`ordine: "Andate e interrogate Baal-Zebub, dio di Accaron, per sapere se guarirò da questa infermità". (mo’, Acazia, tu fa’ chello cca vuo’, ma secondo me questo Belzebù è meglio frequentarlo né punto né poco) Ma l`angelo del Signore disse a Elia il Tisbita (già all’epoca c’erano i portavoce del Governo): "Su, và incontro ai messaggeri del re di Samaria. Dì loro: Non c’è forse un Dio in Israele, perché andiate a interrogare Baal-Zebub, dio di Accaron? (‘o ssapevo che se la sarebbe presa, per questa cosa delle competenze) Pertanto così dice il Signore: Dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai" (ja’, Signo’, e mò nun facite accussì, che vi pigliate subito collera). Ed Elia se ne andò (scostumato, stavamo ancora parlando). I messaggeri ritornarono dal re, che domandò loro: "Perché siete tornati?" (sciopero dei treni?). Gli dissero: "Ci è venuto incontro un uomo, che ci ha detto: Su, tornate dal re che vi ha inviati e ditegli: Così dice il Signore: Non c`è forse un Dio in Israele, perché tu mandi a interrogare Baal-Zebub, dio di Accaron? (oh, senza sbagliare una virgola. Per me se l’erano scritto sul polsino della camicia) Pertanto, dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai". (aridàje) Domandò loro: "Com`era l`uomo che vi è venuto incontro e vi ha detto simili parole?" (uno simpatico, a occhio). Risposero: "Era un uomo peloso (ci sono: Calderoli!); una cintura di cuoio gli cingeva i fianchi" (no, allora era Clint Eastwood). Egli disse: "Quello è Elia il Tisbita!" (ah, già, scusate). Allora gli mandò un comandante con i suoi cinquanta uomini (il comandante si chiamava Jackson, e il gruppo era noto comeThe Jackson Fifties . Anneriti e decimati dagli eventi che seguono, la successiva formazione si nominò, più modestamente, The Jackson Five). Questi andò da lui, che era seduto sulla cima del monte (ma allora era Messner. Ah, no, abbiamo già detto che), e gli disse: "Uomo di Dio, il re ti ordina di scendere!" (con calma e per favore, avrà risposto il Tisbita). Elia rispose al comandante dei cinquanta uomini: "Se sono uomo di Dio, scenda il fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta". (Elì, e sorridi ‘na vota tanto, ja’, lasciati andare, campa sereno) Scese un fuoco dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta (come non detto). Il re mandò da lui ancora un altro comandante con i suoi cinquanta uomini. (Acazia, e allora sì ‘na capatosta) Questi andò da lui e gli disse: "Uomo di Dio, il re ti ordina di scendere subito". (questa devo averla già sentita) Elia rispose: "Se sono uomo di Dio, scenda un fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta". (ma chi li ha scritti questi dialoghi così vari?) Scese un fuoco dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta (e so’ cento che se n’è fumati). Il re (Acazia, no, non lo fare) mandò ancora un terzo comandante con i suoi cinquanta uomini (l’ha fatto). Questo terzo comandante di una cinquantina andò, si inginocchiò davanti ad Elia (comandante, prova a chiedere a Elia se ha da accendere) e supplicò: "Uomo di Dio, valgano qualche cosa ai tuoi occhi la mia vita e la vita di questi tuoi cinquanta servi (see, stai parlando con quello giusto, ne ha già fritti un centinaio e ci ha aperto un McDonald’s). Ecco è sceso il fuoco dal cielo e ha divorato i due altri comandanti (e non c’è il due senza il tre) con i loro cinquanta uomini. Ora la mia vita valga qualche cosa ai tuoi occhi". L`angelo del Signore disse a Elia: "Scendi con lui e non aver paura di lui" (ah, perché è quel mite di un Elia che dovrebbe aver paura, nevvero). Si alzò e scese con lui dal re (a scavalcare un centinaio di corpi carbonizzati ci sarà voluto il suo bel tempo) e gli disse: "Così dice il Signore: Poiché hai mandato messaggeri a consultare Baal-Zebub, dio di Accaron, come se in Israele ci fosse, fuori di me, un Dio da interrogare, per questo, dal letto, su cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai". (un patteggiamento? Un rito abbreviato? Un condono tombale? No, eh?) Difatti morì (e hai voglia, a forza di portare rogna), secondo la predizione fatta dal Signore (predizione, ma se è Lui che manovra i fili) per mezzo di Elia (noto menagramo) e al suo posto divenne re suo fratello Ioram (che fortuna, visti i precedenti), nell`anno secondo di Ioram figlio di Giòsafat, re di Giuda, perché egli non aveva figli (se no faceva bruciare anche quelli). Le altre gesta di Acazia, le sue azioni, sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele. (Aca’, graziassai, ma questa mi basta e m’avanza pure. Niente di personale, eh. Gloria in excelsis ecc ecc)