La Città Nuova
(seconda parte)
Di notte le rotaie del tram, che separano e segnano i contorni d’ogni periferia, vengono diliscate via dalla sede, e lasciano segni longitudinali e doppi. Ma a vederli, a ricordare la città com’era ieri, solo barboni e ubriachi, e a loro nessuno crederà.
Subito ogni ferita sulla strada viene cauterizzata e chiusa da una farmacopea di catrami bollenti, e le rotaie dirottano ai nuovi quartieri di confine, lucidi di tegole e scuri d’asfalto.
***
Non sei niente, non puoi essere niente. Esisti solo per quello che ti concedo io, così lui le dice mentre l’amore arriva finalmente alla resa dei corpi. Anna ascolta la pioggia contro la finestra, e non conosce di sé che quel rumore.
Lui sa cosa la ferisce, sa quali strade la perdono e le percorre tutte. Da quando gli apre la porta ogni notte, Anna non aspetta altro che lui se ne vada, non aspetta altro che lui torni ancora.
Io per te sono tutto, le dice lui, e tu per me niente.
Anna ascolta il rumore della pioggia contro la finestra e in fondo agli occhi.
***
I lavori hanno un ritardo eccessivo, rischiamo di non rispettare i tempi concordati, accusa fredda l’architetto Anna Lorenzi.
Forse i tempi non erano realistici, osserva Marco.
O forse è lei che non conosce il suo mestiere.
I presenti abbassano gli occhi, in un cantiere l’umiliazione di uno è umiliazione di tutti.
Lo faccio da vent’anni, il mio mestiere, risponde Marco Siri, o forse l’ha pensato solamente, perché nessuno sembra aver sentito e, se hanno sentito, non gli credono già più.
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Al mattino, lungo i meridiani e le strade senza nome dei quartieri nuovi e ancora pieni di rivelazione e di notte a termine, viaggiano paralleli camion di arredi in serie e auto cariche delle nuove vite che presto radicheranno lì.
Camion e auto scaricano armadi e mutui ventennali, tavoli in truciolato e improvvisi amori, sedie nuove e un prossimo litigio.
Vite e mobili in pari quantità, e ugualmente a buon mercato.
***
Lui l’ha condotta in auto al ponte che divide il parco in due. Questo è il luogo, per oscuro accordo. Nella notte, le macchine parcheggiate scambiano lampi secondo un Morse ravvicinato e breve. Un solo flash se si cerca un uomo. Due lampeggi se è la coppia che si pretende.
Lui lancia nel buio un bagliore secco che galleggia a bordo fiume. Anna spera che il segnale non abbia risposta, ma l’attesa non dura a lungo. Qualcuno restituisce lo stesso messaggio in cifra.
Resta qui, le ordina lui mentre scende dall’auto lasciando il posto ai passi ancora bui che si avvicinano.
Anna stringe forte la maniglia interna della portiera, fino a confortarsi di un dolore caldo.
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Al cantiere, Marco Siri vede che il suo nome è stato cancellato dal cartellone della direzione lavori. Il suo posto è ancora lì, ma il senso del suo restare non sa trovarlo. Mentre attraversa lo spazio tra il gabbiotto degli attrezzi e i pallet di mattoni, lo evitano sguardi fatti duri.
I ritmi di lavoro sono alti, adesso è l’architetto a comandarli e a guidare la genesi. I muri a piombo, gli interni rasati, anche i bulloni che inchiavardano impalcature han perso anima. Marco osserva la casa che nasce, e sa che sarà un buco nero nel suo mondo di piani cartesiani.
Ma i ritmi sono alti, e i muratori incolpano lui degli straordinari non pagati, imposti per recuperare tempo.
Le scadenze sarebbero state rispettate comunque, ragiona Marco, ogni lavoro ha un suo respiro fatto della fatica degli uomini, della resistenza dei materiali e dalle leggi che regolano costellazioni e maree.
Ma adesso a srotolare i progetti sul tecnigrafo è solo l’architetto, l’architetto Anna Lorenzi.
(continua)