La solitudine del Blogger
Sta Egli (e s’intenda anch’Ella) come roccia alla tempesta, indifferente.
Bello (il Blogger è sempre bello), magnifico e progressivo, canta Egli il corpo elettrico e digitale.
Chino su una nuova alchimia, impone le mani alla tastiera, invitto, potente, incrollabile.
E solo.
Perché, subito dopo aver creato mondi di parole, e appena prima di rendere visibilità a quei mondi, il demiurgo si rattiene, tituba, si guarda intorno a cercare le voci note, e si accorge che nessuno è accanto, e dubita allora che i suoi mondi esistano in concreto, e teme che la vita sia già passata di là e abbia egli risposto Non ora, ora non posso.
Paventa dunque Egli, il Blogger, che la vita sia qualcosa che accade ad altri e altrove, mentre Egli la scrive.
Si accorge che qualcosa che forse poteva appartenergli, è ora andato perduto per sempre.
E si arrende.
Esempi clamorosi ve ne furono in passato; e poi anche ora, da ultimi, ancora Blogger che cedono le armi alla granitica solitudine su cui si sono visti assisi: Roberto Tossani (caso rientrato), Zaritmac (che riprende piano il respiro), CalMa (che ancora non si sa).
Ma poi, se appena il Blogger riprende coscienza del proprio indice, e preme con falange il tasto post, ecco che i mondi allora si ricompongono, e al posto del suono del silenzio ci sono ancora parole profetiche graffiate sui muri della metro o delle case di periferia, e
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