L'uomo dalle mille facce
(per lo più di bronzo)
Ebbene, ho riflettuto molto. Che poi è una pratica non consigliabile per chi, come me, non è avvezzo. Si va subito in iperventilazione e si surriscaldano le sinapsi.
Quando infine realizzi che quell'odore acre NON è il pollo che tua moglie ha dimenticato nel forno acceso (perché il forno è spento, dentro non c'è nessun pollo e, soprattutto, in questo momento ti trovi in ufficio) è ormai troppo tardi, e l'unico neurone superstite ha già iniziato a parlare come la particella di sodio dell'acqua Lete.
Ma prima che tutto ciò accadesse, ho finalmente capito com'è che stanno le cose.
Non vi sarà sfuggita, infatti, la relazione di causa e di tempo tra due recenti avvenimenti:
1) La Consulta si pronuncia sull'incostituzionalità del Lodo Schifani (e quindi, di conseguenza, può riprendere il processo SME anche per la posizione del premier, prima stralciata);
2) Berlusconi sparisce all'estero, e va dal chirurgo estetico per cambiarsi i connotati.
Massì, via, questo è un vecchio trucco che usavano già i gangster italo-americani durante i Roaring Twenties.
Un sosia prende il posto del boss ricercato, e il boss assume le sembianze di un insospettabile.
Siam mica sprovveduti, certe cose le sappiamo. Seguiamo la CNN, noi, e i programmi dell'accesso. Financo la Tv dei ragazzi, per dire.
Guardatevi alle spalle, ora, ma fatelo con circospezione. Il premier potrebbe aver preso il posto del capufficio, della collega stizzosa, del conducente del tram. Anche del vostro barista, se tende a fregarvi sul resto.
Di certo, non è il Berlusconi che si rivede ora in televisione.
Ed anzi, pare che questo trucchetto del cambio di connotati lo abbia già usato numerose altre volte, in precedenza. Nutro infatti il sospetto che il premier abbia segretamente assunto, in passato, le seguenti identità:
- Antonio Di Pietro (per non doversi sforzare troppo nel domare i congiuntivi);
- Francesco Rutelli (per constatare cosa si prova a far ridere la gente anche senza raccontare barzellette);
- il cantante Apicella (così si spiegherebbe come mai, nella traccia del CD, si intuisce in sottofondo la frase Tel chi el terùn;
- Massimo Cacciari (così, almeno, la signora Lario qualche volta gliel'ha data.
L'intervista in esclusiva, che avete capito).