URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

lunedì, luglio 02, 2007
A girl with kaleidoscope eyes
 
La stagione era viola di libeccio e gonfia delle prime mareggiate.
Il vento seminava sabbia ocra all’angolo d’ogni vico e lungo i bordi dei poggioli.
Di giorno, la gente al borgo camminava premendo con la mano un fazzoletto alla bocca e con gli occhi stretti a taglio nell’aria terrosa e mossa.
Di notte si chiudevano le imposte barricando inutilmente fessure e luci con involti di stracci e lembi di vela vecchia intrisa ancora di salsedine, e presto ogni parete era umida d’altomare, e ogni letto ondeggiava di stravento tra ricordi e voci di peschereccio.
Defluita la marea notturna, su finestre e ringhiere si scioglievano bianche al primo sole le lenzuola salate e umide, vele di navi salpate mai.
Da tre giorni e da tre notti era arrivato al borgo, chiuso nella stanza della stessa pensione economica di così tante vite prima.
Di notte si rigirava nel letto crocchiante di sabbia, e di giorno restava alla finestra, guardando verso la marina per ritrovare quei giorni così azzurri.
Se n’era accorto tre mesi prima o forse più, osservandosi allo specchio dopo una fitta più vera delle precedenti. All’inizio si distingueva a stento, un’ombra solamente, un’indecisione appena, e lieve,  della pelle. Poi si era fatta contornata e netta, una macchia color cannella fiorita all’altezza dello sterno, che gli trapassava il petto fino alla clavicola.
Non aveva avuto necessità di pareri e visite. A ogni fitta nuova sapeva con maggior chiarezza cosa lo stava scavando in profondo.
Era un ricordo.
Era il passato.
Era un giorno lontano e cancellato che aveva germogliato radici per anni, fino a spampinare quel petalo sulla pelle.
Al quarto giorno, il vento aveva scavalcato lo sperone di costa più a ponente, lasciando al borgo un’aria disorientata e fredda.
Lui aveva domandato senza dare peso, il giorno del suo arrivo. Sapeva che aveva continuato poi a vivere ancora lì, segnata e sospesa, un giorno come l’altro.
E con un figlio di vent’anni.
Nelle stradine che scendevano al molo galleggiava l’odore salato e caldo del pesce fritto e il rumore fresco del vino bianco al bicchiere. Seduto al tavolo della taverna, sotto il pergolato, aveva riletto a lungo la breve lista dei piatti del giorno.
Non aveva domandato, non ce n’era stato bisogno.
Gli stessi occhi verdemare.
Il tempo non passa per tutti in modo uguale.
Lei invece l’aveva guardato appena, nel rotolare piano la domanda ovvia. Ma non era facile rispondere, adesso, mentre lei aspettava in piedi. La carta del giorno non diceva tutto. Che cosa desiderava infine, lui, una frittura mista, un polpo in umido, un’altra occasione, il perdono, la guarigione?
Ordinò controvoglia la frittura, senza alzare lo sguardo dalla carta. Contò i suoi passi allontanarsi alle spalle verso la cucina e poi, dopo alcuni minuti, tornare uguali per numero e rumore. Passi senza voce, e senza memoria.
Non le disse nulla più. Chissà cosa aveva creduto di poter fare. Parlarle piano, forse, ricordare un nome, scostare la camicia dalla spalla fino a scoprire una macchia color cannella.
Si guardò intorno.
Nel mare freddo ridevano in una lingua dura solo tre ragazze dalla pelle rossa e dai capelli di sole. Tra dieci anni sarebbero tornate ancora qui, sfatte come le madri che ora si spellavano incuranti sulla spiaggia, e di quelle vite né innocenti né colpevoli non sarebbe rimasta traccia.
Neppure lui aveva ritrovato quello che cercava.
Lasciò sul tavolo il piatto colmo e i soldi del poco conto e risalì il vico già a mezzombra, verso la pensione e il primo treno.
A metà via cercò appoggio con la schiena al muro irregolare d’una casa, che lo accolse ancora tiepido del tardo mattino, mentre con la mano premeva lo sterno e una fitta assoluta gli portava via ricordi e fiato.

affrancato e spedito da Effe | 08:44 | commenti (25)

THE CURE
Hard Boiled Blogosphere
Blog Aggregator 3.3 - The Filter

 

 

dipinto da buba