Diapositive delle vacanze
n. 2: Barcellona
Avinguda Diagonal, Ronda Litoral.
Siamo passati dalle parole tronche catalane (quelle di Gaudì, Mirò e Dalì) a quelle dentali e blese di Barcellona.
Barcellona, per chi non fosse avvezzo alla geografia transeunte della globalizzazione, non è in Catalunya. E non è nemmeno in Spagna. Barcellona, splendida città in cui mai vivrei, è un patchwork pianificato .
E’ una Milano (solo, più cosmopolita) con il porto di Genova (solo, più olimpico), le piazze di Roma (solo, più turistiche) e la kasbah di Torino (solo, più gotica).
Chi mai sarebbe in grado di tollerare tutto questo?
Tanti chilometri e caselli e autogrill, e sembra di essere ancora in Italia (solo, un po’ di più)
Una visita d’obbligo all’Edificio Forum degli architetti Herzog e de Meuron (noialtri Herzog siamo eclettici e diversificati, sbarchiamo il lunario come architetti, cineasti, personaggi letterari. Qualcheduno tra noi si disimpegna financo come blogger, ma quello è il ramo cadetto della famiglia, e non lo si tiene da conto), e poi ci si tuffa nelle ramblas ostruite dal girovita esagerato e adiposo del turista di retroguardia, quello che disdegna le vacanze agostane, eccessivamente affollate, e cala in orda barbara e selvaggia e multipla nel tiepido settembre collettivo (e ad agosto, scommetto, nemmeno l’ombra di uno straniero, aquì).
C’è tempo per una visita sinottica dell’Arena Monumental (la plaza de toros) e della Sagrada Familia. Nella prima brucano cemento, in appositi stalli metallici, cinque o sei tori in attesa di mattanza. Nella seconda, ingabbiati anch’essi in lunghe code transennate e anch’essi ruminanti chewingum o vetusti bocadillos (quelli invenduti nell’agosto deserto), torme di turisti.
Qualcuno delle ultime file ipotizza, con perfida invidia motivata dall’attesa preventivabile in ore 6 prima dell’entrata, che anche i turisti antistanti abbiano delle gran corna; non conoscendoli tutti e cinquemila di persona, non mi permetto l’illazione, ma potrebbe anche essere.
Di certo, tori e visita-tori hanno in comune una cosa: lo sguardo. Il caldo del mezzodì li squaglia, li spariglia, li attanaglia, donando a entrambe le specie, nell’attesa mansueta, l’identico occhio da manzo.
Lesso.