URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

giovedì, settembre 20, 2007
Diapositive delle vacanze
n. 4 e 5: Il flamenco; Lo spirito del luogo

Si dice, del tango, ogni e qualsiasi bene, e non sarò certo io a.
E però, il flamenco.
Volete mettere, il flamenco?
Il flamenco conduce alla pazzia, al pianto o all’innamoramento (che sono poi nomi differenti di un identico luogo d’anime)
Il flamenco è il corpo di un dio che danza la palingenesi.
Se, nel tango, la donna segue e obbedisce, nel flamenco invece insegue e chiama.
Avete osservato le mani che articolano arabeschi nell’aria? Sono sortilegi che vincono e avvincono.
Avete avvertito fin nello stomaco il tacco imperioso, il contrappunto del legno percosso e calpestato? Sono lampi di un temporale che può perdervi o salvarvi – e la decisone tra l’una e l’altra possibilità non spetta a voi.
E però.
Sapete del divieto di Zapatero, circa le sfilate modaiole condotte da mannequins anoressiche, per non fornire modelli autodistruttivi alle infante?
Ebbene, la proibizione ha dato i suoi frutti.
Le adolescenti catalane sono tutte basse e tarchiate e chiassose.
Chi danzerà, tra una generazione o due, il flamenco che ricrea i mondi? Le danzatrici di Botero?
Ma questa sera in sala balla forse l’ultima delle flamenchere. Al centro della platea, estasiato, ‘o Malamente. Gilet e gessato d’ordinanza, accento di Forcella, sguardo da latitante. Ordina una crema al uischi (il gruppo sc suona come in scena)
Sul palco, baila, guapa.
In platea, un Bailey's a ‘o guappo.

Dove ricerchereste, voialtri gentildonne e valentuomini, l’anima autentica di una città?
Nei quartieri gotici e fumosi? Nelle avenide diagonali? Nei mercati rionali?
Ingenui.
Lo spirito del luogo si trova proprio lì, davanti a voi: è il negozio di souvenir.
I controviali delle ramblas sono teatri di posa dove si recita a soggetto per il turista (si salva forse il solo mercato della Boqueria, e chissà se ha qualcosa in comune con la Bucciria di Palermo).
Sotto ogni insegna, due diciture costanti: Si parla italiano e We speak english. Risulta ovvio l’inglese passepartout. Ma notate, ve ne prego, come la seconda lingua indicata non sia il francese (qualche conto ancora in sospeso tra i due rami borbonici?), né il crucco (svanito ormai l’effetto del marco pesante), ma addirittura e proprio l’italiano. Non vi si empie il petto di solido orgoglio nazional-popolare?
Il turista non può resistere al canto della sirena, e acquista tutto l’acquistabile.
Bella quella maglietta con la scritta Tossa de Mar.
E pazienza se il turista, a Tossa, non c’è mai stato. E’ sempre Spagna, no? (ad ogni buon conto, sarà bene dare una controllatina all’atlante, non si sa mai)
Guarda che carine quelle cozze con i nastrini colorati, in cucina staranno un amore.
Le cozze sarebbero, in realtà, delle nacchere, ma non bisogna essere poi così pignoli.
E il padellone da paella per 24 persone? Imperdibile.
Ma cara, tu la paella (pronunciata così come si scrive) non la sai mica fare.
Tesoro, ho il freezer pieno della versione Quattro Salti In Padella.
Sei stupenda.
L’amore ai tempi del congelatore.
Mentre il commesso – che, per inciso, mastica l’italiano quanto Don Lurio, parlandone da vivo – incarta il parabolico padellone, faccio in tempo a leggerne il marchio di provenienza sul fondo: made in Taiwan.
Olé.

affrancato e spedito da Effe | 00:18 | commenti (21)

THE CURE
Hard Boiled Blogosphere
Blog Aggregator 3.3 - The Filter

 

 

dipinto da buba