Un milione di silenzi
Mi trovavo, or è qualche tempo oramai, a questo incontro, ospite di Portici di Carta, fiera del libro d’autunno qui a Torino. Eravamo circondati da centinaia, migliaia di libri allineati en plein air.
Quante pagine ci sono, dentro migliaia di libri?
Centinaia di migliaia.
E quante parole ci sono, dentro centinaia di migliaia di pagine?
Non so contarle, e arrotondo certamente per difetto.
Un milione di parole.
Un milione è concetto con una sua solida imponenza, nevvero?
E invece.
Durante l’incontro, mi sono domandato quante di quelle parole avrei ritrovato, l’anno venturo. La verità è che non ne sopravviverà quasi nessuna. Ci saranno, è vero, i long seller, i classici, qualche caso editoriale dalla coda lunga. Ma tutto questo non assomma che a una percentuale infima, rispetto all’intero prodotto editoriale (140 nuovi titoli stampati ogni giorno, se non sbaglio). Il resto, tra un anno, sarà ridotto a cumulo polveroso in fondo a qualche magazzino, o più verosimilmente si sarà dissolto al macero.
Quel milione di parole saranno diventate un milione di silenzi.
Pensate, ora è invece, ai blog.
Quanti ce ne saranno, in Italia, 500.000? (splinder ne dichiara, da solo, più di 300.000). Considerate che questi 500.000 blog scrivano, adesso, cento parole ciascheduno.
50 milioni di parole.
Che tra un anno saranno ancora permanenti in rete.
Non aggiornate quei blog: le parole resteranno.
Cancellate i post: le parole resteranno.
50 milioni di parole. Non so immaginale. Quanto sarà lunga, una linea formata da 50 milioni di parole scritte una di seguito all’altra in orizzontale lungo le strade e i lati delle piazze, e in verticale sui muri delle case e sopra i piloni dei viadotti e i tralicci dell’alta tensione?
E quanto tempo occorre, per leggere 50 milioni di parole?
Basterà l’intera esistenza di un uomo?
Ancora una volta, non sono in grado di rispondere.
Abbiamo inventato accrocchi dannatamente sofisticati per misurare il tempo – che di suo, com’è noto, non esiste; esiste solo l’atto del misurarlo – e non abbiamo inventato nulla che conteggi le parole che segnano, ben più del tempo, lo scorrere delle nostre vite.
Eppure dovrebbe pur essere possibile, per strada, avvicinare uno sconosciuto e domandargli civilmente Per cortesia, saprebbe dirmi quante parole sono?
Quegli leggerà il marchingegno che porta al polso.
Mancano ottocento a diecimila
Diancine, allora ho da sbrigarmi. Le parole mi sono proprio volate, oggidì.