URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

mercoledì, ottobre 17, 2007
Persone che ho conosciuto: Tamar Yellin

Come già sottolineato in altre occasioni, costruire le pagine di Buràn regala ogni volta la possibilità di incontrare persone davvero degne di ogni nota tra autori, traduttori, responsabili di progetti culturali e di riviste.
Alcuni di questi incontri mi darà gusto raccontarli, qui e in futuro.
Tamar Yellin, con il suo The Genizah at the House of Shepher (Toby Press), ha vinto giusto quest’anno il Sami Rohr Prize per la nuova letteratura ebraica (il premio era di $ 100.000).
Noi di Buràn l’abbiamo incontrata casualmente, senza sapere nulla di lei e della sua rilevanza letteraria, poco dopo la consegna del premio. L’abbiamo contattata perché ci eravamo innamorati del suo Return to Zion,  trovato in rete. Non la scrittrice, ma la sua scrittura, ci aveva definitivamente conquistati.
Da un lato, quindi, c’era il più remunerativo premio statunitense per scrittori emergenti di cultura ebraica.
Dall’altra, noi, ricchi della sola passione per storie e scritture e fascinazioni, all’oscuro di premi letterari e di immagini pubbliche.
Tamar ci ha risposto con entusiasmo, apprezzando il nostro progetto.
Si è offerta di metterci a disposizione altri suoi racconti, se lo desideravamo, perché il Return lo aveva già promesso all’editore campano Marotta & Cafiero per un’antologia internazionale di prossima pubblicazione.
Questo è esattamente ciò che le abbiamo risposto: Ci siamo innamorati del Return, e quando si è innamorati non si rinuncia, non si indietreggia, non si comprende il significato della parola no.
Tamar, allora, ci ha messo in contatto con l’editore, spendendo per noi la sua volontà di poter presentare Return to Zion sulle pagine di Buràn.
Da parte di Marotta & Cafiero, inizialmente, c’è stato un minimo tentennamento. Avrebbero anche loro preferito farci orientare verso qualche altro testo.
Ma le parole di Tamar Yellin sono state efficaci, e abbiamo così avuto il permesso di pubblicare il racconto, con l’unico vincolo – comprensibile – di utilizzare la traduzione dell’editore, firmata da Ilaria Ciccone.
Per ringraziarci (lei, Tamar, che ringrazia noi; non so se riesco a spiegare la nostra sorpresa) dell’avvenuta pubblicazione, l’autrice ha ora inviato alla redazione di Buràn la raccolta Kafka in Brontëland  (libro a propria volta vincitore del Reform Judaism Prize 2006), da cui il Return è tratto.
Persone speciali che si incontrano (solo?) sul web.

affrancato e spedito da Effe | 09:23 | commenti (17)

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