Memorie dal sottosuolo
Io son così, ne rendo confessione -e mi disprezzo.
Disprezzo non quello che sono, ché così mi son voluto, aggiungendo pezzo a pezzo lungo notti estenuanti di cesello.
Disprezzo il bisogno che ho di confessarlo. Ma io voglio che sappiate, e che giudichiate.
Non cerco redenzione, signori della giuria, né riscatto. Una condanna è quel che serve, con quelli come me.
Io son così, saturnino, umbratile, malmostoso, uomo dai molti malumori e improvvisi.
Dalla luce piena mi rifuggo, che la so mendace. Abbaglia, e inganna.
Nell'ombra, invece, accennata appena, ecco i contorni esatti e soppesati di quel che temiamo d'essere.
Della buona esistenza non so che farmene - io voglio cupe sensazioni, e forti, come un basso continuo che fa fremere i vetri.
Mi perdo per angiporti, tra voci da trivio. Non i salvati, solamente ai perduti offro liquori da bettola e un sorriso stanco.
Appartengo a quel mondo, nascosto e dolente, di vicoli e angustie. Degli assassini la lama, del borsaiolo la destrezza, e di tutti la perdizione.
Io son così, lo confesso.
E allora ditemi: com'è possibile che sia io, quel tizio che ride felice nella foto scattata dall'Autovelox?