Se quel guerrier io fossi
Sì, certo, come no.
Quand'anche ve ne si offrisse l'oppurtunità, voi non cambiereste mai la vostra esistenza con quella di qualcun altro.
Siete contenti così, vi piace quel che siete, con pregi e difetti, e in fondo ripetereste tutto quel che avete fatto finora, che anche gli errori son pur sempre esperienze, e insegnano qualcosa.
Bene.
Le giustificazioni morali ve l'ho già offerte io, che almeno vi risparmiate la fatica, se non l'ipocrisia.
Ma giacché qui siam virtuali, sulle nostre (in)esistenze possiamo concederci maggiore libertà, nevvero?
Ecco, io ho pensato a lungo (fino a quando il neurone non ha ceduto, quanto meno).
Se potessi cambiare vita, mi sono chiesto, che tipo di esistenza sceglierei?
Ho ponzato ancora (il neurone ha definitivamente dato forfait), scartando alcune opzioni. Non gradirei, ad esempio, d'essere un fachiro indiano, un sorvegliante di gulag siberiano o uno Yanomami dell'Orinoco.
Non che voglia dir male di queste vite, me ne guardo bene. Io, però, ho altri gusti (sebbene il fachiro mi abbia tentato non poco).
Ma, in definitiva, rinascendo vorrei essere un gentiluomo di campagna della Grande Madre Russia.
Niente di straordinario, intendetemi, alcune migliaia di anime con i corrispondenti villaggi di izbe, un palazzo a San Pietroburgo (a Mosca no, gli ambienti cortigiani mi piaccion poco) e una dacia estiva sul Mar Nero (lo so, è un po' lontana, ma si fa un bel viaggio tutti insieme sulle troike suonando la balalaika).
Giacché, in quanto nobile, non ho una beata cuspide da fare tutto il giorno, mi dedico alle arti. Scrivo libelli, signori. I posteri mi ricorderanno come un esponente (peraltro minore) della tradizione comico-satirica russa che va da Gogol' a Bulgakov.
La mia, lo confesso, è una vita felice. Non ho preoccupazioni di sorta. E il futuro mi sorride radioso.
Come dite?
Ma di quale rivoluzione state parlando?