Il libro dei Fincipit è il Male?
Per come lo conosco io, è una persona creativa e null’affatto arrogante (e mi piace sottolinearlo, che è merce rara) e forse non tutti ricordano la sua scrittura, al di fuori del contesto-blog.
Ricordate invece tutti il gioco dei Fincipit, datosicché ci ha partecipato in modo scanzonato l'intera Rete (la Rete è il Male?), prima che venisse semiplagiato da Repubblica.it (Repubblica è il Male?).
Ora, come è ben più che noto, il gioco è divenuto un libro, edito da Mondadori (Mondadori è il Male?).
Qualcosa da dire al riguardo c’è. Speravo ci pensassero altri ma, in difetto, e dappoiché, quando esce un libro, se non si riceve una critica inutile e decostruttiva non si è veramente nessuno, e vieppiù perché questo sporco mestiere qualcuno lo dovrà pur fare – per questo e quest’altro motivo, sarò io a dire.
Il primo accenno è il commento a un post di Eio da parte di Mario De Santis, che segnala l’inadeguatezza del materiale digitale a farsi, in modo costruttivo, materiale cartaceo. In linea di massima sono, è notorio, più che d’accordo, anche se il materiale editoriale dei Fincipit è inquadrabile proprio in quella tipologia ibrida che pare funzioni anche su carta (saprete meglio di me ricercare il link a quel blog, mi pare Sette in condotta, che ha già sfornato una seconda raccolta cartacea, segno che la prima ha venduto bene).
Il discorso sui Fincipit, e su iniziative collettive di egual genere, è piuttosto di opportunità: l’opportunità di attribuirsi, con nome e cognome sulla copertina, la proprietà di un lavoro collettivo.
Ad Alessandro Bonino e Stefano Andreoli spetta la proprietà intellettuale relativa all’idea e alla definizione dei Fincipit, così come sono proprietari dei Fincipit da loro stessi creati. Ma tutti i successivi 200 Fincipit pubblicati appartengono ad altri, che li hanno messi in comune nell’ottica di condivisione della Rete.
Sia chiaro, e lo dico per esperienza diretta: i curatori del libro hanno chiesto a tutti il permesso di utilizzare i Fincipit allo scopo di pubblicarli. Chi aveva qualcosa in contrario, si farà fatto sentire in quella sede.
Però.
I nomi degli autori dei Fincipit sono riportati collettivamente a fondo libro, per quanto mi è dato sapere, il che vuol dire che i singoli Fincipit sono stati deprivati della relativa paternità. Errore, ancorché dettato da probabili esigenze di impaginazione.
E infine, c’è la questione del denaro (il denaro è il Male?).
Detto in modo piano: il problema è l’opportunità e la correttezza del ricavare quattrini – tanti o pochi che siano - dalla proprietà intellettuale altrui.
Non è una questione di redistribuzione del reddito: questo, per il libro dei Fincipit, non sarebbe tecnicamente possibile e nemmeno moralmente auspicabile perché, lo ribadisco, la partecipazione al gioco è stata accettata da parte di tutti per pura condivisione, e non a scopo di profitto (il profitto è il Male?).
Per far breve una lunga storia: ha sbagliato, Eio, a pubblicare il libro?
La mia opinione è che non abbia sbagliato - anche se avrebbe dovuto preoccuparsi di quanto sopra - e gli auguro un buon successo commerciale.
Ma sarebbe davvero degno di lui se annunciasse di voler devolvere le royalties al fine di sponsorizzare, ad esempio, un barcamp sui Fincipit, che allora si chiamerebbe Fincicamp o Barcipit.
In questo modo, quello che è iniziato come condivisione avrebbe fine anche come tale, e si potrebbe con orgoglio e in definitiva commentare: Rete siete, e Rete ritornerete.
Glossa: affinché il discorso sia più chiaro, estrapolo da un mio commento a questo stesso post:
Detto questo, il libro permette di fare un ragionamento più ampio su i "se" e i "ma".
Il problema è: cosa succede nel passaggio rete/carta, quando si prende il frutto della condivisione della rete per tradurlo in qualcosa che obbedisce a regole (anche etiche) molto diverse?
Alcuni fincipit sono stati rimaneggiati, dicono gli autori del libro, tanto da non essere più perfettamente attribuibili.
Allora pensiamo a uno scenario diverso: qualcuno che raccoglie i post altrui, pur chiedendo il permesso, s'intende, e poi li rimaneggia, li edita, li stravolge, tanto che non sono più attribuibili ai singoli autori, e poi li fa uscire, poniamo, da Rizzoli con il proprio nome sulla copertina.
Tutto bene?