URBI ET ORBI. Questo blog va contro ogni buonsenso. Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi. Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo. (P. O. Enquist, quasi)
martedì, dicembre 11, 2007
Le fonderie esistono solo nei telegiornali
Eppure, questa è la città che fu delle fabbriche e delle fonderie che temperavano acciaio e anima, la città verso cui poco più di una generazione fa risalivano famiglie intere dal sud, discendendo dal treno a riempirsi la bocca per la prima volta di una nebbia brinata e di un accento difficile, la città dove quelle stesse famiglie andavano a vivere nelle soffitte delle case più vecchie e fredde, ammassate e divise solo da tramezzi fatti con coperte e lenzuola, la città di Mimì metallurgico, la città dove mio zio lasciò tre dita sotto una pressa, dove mia madre già a 14 anni – ed era il ’46, subito dopo la guerra - lavorava alla Michelin, a respirare veleni che tanti ne avrebbero poi ammazzati, la città dove esisteva il Borgo del Fumo, annerito dagli scarichi delle ciminiere, la città dove mio suocero, negli anni 70, con due figlie piccole e una moglie a carico, mantenne un picchetto duro e assoluto di un mese davanti alla Pirelli, con presidio giorno e notte, compresa quella di Capodanno, con le mogli che venivano a portare il panettone e un thermos di caffé agli uomini che restavano sulla strada e che dopo un mese senza stipendio non avevano più un soldo in tasca, ma la dignità sì, la città dei 15.000 licenziamenti annunciati dalla Fiat negli anni ‘80, e dei 23.000 operai in cassa integrazione a zero ore e dello sciopero conseguente, la città dove la silenziosa marcia dei Quarantamila e della vergogna quello sciopero spezzò, dopo 33 giorni, mettendo all’asta un’epoca.
Tutto questo non esiste più.
Le fabbriche sono scomparse, a vederle dai cavalcavia sembrano animali fuori tempo massimo e di poca vita. Non hanno cittadinanza nei discorsi per strada e nei salotti. Le fonderie le abbiamo dimenticate. Esistono per qualche giorno nei telegiornali, e poi scompaiono per sempre.
(ieri, lunedì 10, a Torino c’è stato uno sciopero generale per ricordare i quattro operai [ora cinque, 17/12/07][ora sei, 19/12/2007] [inifine, tutti e sette] morti bruciati alla Thyssenkrupp. Questo, almeno, è quanto avete visto in televisione. Ma intorno e oltre al centro barocco della città dove è sfilato il corteo, nei quartieri periferici, nelle strade dei condomini sempre uguali e senza balcone, lungo i vialoni a quattro corsie bianchi di brina a cristalli, nulla è successo. I negozi hanno aperto regolarmente, e lo stesso le scuole, e la gente è andata al lavoro, e non c’è stato nemmeno un minuto di silenzio collettivo. Ho dovuto scrivere queste righe in risposta a Silenzio, si brucia di Caracaterina, alla Piccola cronaca di Untitled Io e, per altro verso, al bellissimo e amaro paesaggio urbano di Safari Nucleare di Hotel Messico – qui anche in un video di Strelnik.)