URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

mercoledì, marzo 24, 2004

A piedi nudi, tra i post
di Guia Soncini (?)

Per quanto abbia passato anni a dire che lui era un gentiluomo sabaudo, per nulla uso al vagabondaggio verboso, che insomma Herzog proprio non gli somigliava, il dottor Effe non si è solo identificato nel personaggio che ha interpretato (come accade a ogni blogstar che si rispetti). E' qualcosa di più: per Effe, la mitologia che lo riguarda si è intrecciata con quella che attiene al personaggio.
E' proprio Effe il più agguerrito testimonial dei sandali di Manolo Scholl's (i Birkenstock mai e poi mai, disse l'anno scorso alla Sentinella del Canavese in un'intervista ripresa da La Stampa); e Herzog è il feticista dei sandali.
E' Effe che da contratto può tenere i panni che indossa in template; è Herzog che ha cambiato la moda, e reso non solo possibile ma addirittura auspicabile un mocassino scamosciato da cui emergano ampi pezzi di pedalino (Herzog non calzerebbe mai uno di quegli scarpini ipocriti con le palline di gomma sulle suole, e anche per questo noi lo adoriamo).

Sono loro due, che hanno lanciato uno stile, che si sono seduti sulla riva della Dora e hanno aspettato che cessassero obiezioni sciocche (del tipo nessun travet in carriera andrebbe in giro per il Parco del Valentino o per Piazza San Carlo conciato così). Sono stati loro due, con il non così piccolo aiuto della maestra di costumi Donna Buba.
(Poi, certo, le differenze ci sono. E per un pubblico Herzog che brandisce il sandalo sulla piattaforma di Splinder percuotendola ritmicamente come Krusciov all'assemblea delle Nazioni Unite, c'è un privato Monsù Effe che lucida devoto i fidi calzari contemplando il fine cromatismo della sua collezione di lucidi e spazzole, nel mentre canticchia canzoncine al figlio).

L'anno scorso lo speciale dello Specchio su "Effe and the City: the Shoe Must Go On" denunciava che di questo blog - esteticamente così "high brow" - passavano in realtà solo gli elementi più pacchiani. E che l'infradito argentato di Narciso Pautasso o il trench vintage di Lubiam (o era Facis?) non sono alla portata di tutti i fedeli lettori, gli stessi che invece hanno fatto razzia all'Upim del tappeto optical che (complice l'infallibile occhio di Donna Buba, autentica trend setter) ha lanciato nell'ultimi post.

Vero. Anche se poi, quando segretamente vi recate a Torino e chiedete di assaggiare la sontuosa Herzogtorte del Caffè San Carlo vi dicono che la lista di attesa dura settimane (l'ultimo che l'ha pagata, per farsi bello durante un'improvvisata di amici, ha contratto un mutuo quinquennale e non rientra a casa temendo la giustificata ira della consorte).

Ma in fondo, poco importa, cari i miei commentatori scalzi.
E anche voi, venuti qui a cercare un post del Sommo Affabulatore e rimasti - tra la sòla e la soletta - incantati dal magnetico appeal dell'inusitato calzare, fatevene una ragione. Anche stavolta quei due ci hanno preso.

E' primavera, non vi resta che accodarvi (e inseguirlo): a piedi nudi, tra i post.










affrancato e spedito da gonio | 19:08 | commenti (34)

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dipinto da buba