A tutto c'è un limite
C'era un tempo in cui gli improvvisi silenzi di splinder ci sbigottivano, lasciandoci forzatamente afasici.
Ma ciò che distingue l'uomo dalla bestia, oltre al pollice opponibile, è soprattutto il callo (nell'accezione fare il callo a).
Ci si abitua davvero a tutto, persino alle cose peggiori: l'Ici sulla prima casa, i parcheggi a pagamento nei paesini di trecento anime, persino un leghista che prima brucia il tricolore e poi campa con gli emolumenti ministeriali pagati anche con le mie tasse.
Figuriamoci se non ci si abitua alla latitanza di splinder.
Ed anzi, vi dirò: la cosa è ormai divenuta una simpatica consuetudine. Al mattino, caffé, giornale e finestra azzurrina.
Come dire: il solito.
E alle abitudini, inevitabilmente, ci si affeziona. Tanto che, quando ho sentito il premier dire "diminuiamo le tasse, diminuiamo i ponti festivi", sono andato subito a controllare che le dichiarazioni non riguardassero anche la diminuzione dei buchi di splinder.
Non che la promessa, in ogni caso, rischiasse di essere davvero mantenuta, ma insomma, di splinder non se ne è parlato e io mi sento più tranquillo.
L'altro giorno, però, pur con tutto l'affetto che gli porto, non ho sopportato più, e ho scritto al Sig. Splinder una vibrante lettera di protesta.
"Vergogna! Lei non può comportarsi così. Gli utenti meritano rispetto. E che diamine, oggi il collegamento è rimasto in piedi per tutto il giorno!".
Io son fatto così, di fronte alle ingiustizie non mi rassegno.