URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

venerdì, aprile 30, 2004

Oi dialogoi
Gioventù bruciata

Interno.
Un tranquillo dopo cena nei Quartieri Spagnoli.
Sulla tovaglia a quadretti bianchi e rossi, qualche traccia di pomodoro lasciata da uno spaghetto ribelle.
In sottofondo, musica di mandolini.
E tutto quanto fa Eduardo, insomma.

Figlio- Mammà, papà. Ho una cosa da confessarvi.
Padre- Ué, guagliò, non ci fare preoccupare.
Madre- Che c’è?
Figlio- E’ una cosa… beh, sapete, non è facile da dire.
Padre- Oggesùmmaria, non avrai mica inguaiato qualche ragazza?
Figlio- No, no. Si tratta di me. Di quello che sono. Di quello che sono in realtà.
Padre- Ecco, lo sapevo, ti droghi. Hai visto, Nunzia? Te lo dicevo io che avevamo un figlio drogato.
Figlio- Ma no, che c’entra? Qualche cannetta ogni tanto, magari. Ma non si tratta di questo.
Madre- E allora?
Padre- No, non dirmelo: hai rubato. Scippatore? Topo d’appartamento?
Figlio- Ma no, perché? Al massimo non timbro il biglietto quando salgo in tram, ma non lo definirei esattamente un furto.
Madre- E allora perché quella faccia buia? Mioddio, non avrai mica qualche malattia!
Figlio- Mammà, papà, promettetemi che mi vorrete ancora bene anche dopo che ve l’avrò detto.
Padre- Beh, un momento, parliamone.
Madre- Gennarì, ma che dici? Certo che gli vorremo bene, i figli so’ piezz’e core.
Padre- E vabbuò…
Figlio- Allora, è questo. Io ho scoperto di essere…
Madre- Sì?
Figlio- Io ho compreso di essere…
Padre- E allora?
Figlio- Io non voglio più nascondervi il fatto che sono…
Padre- Guagliò, se non parli t’accido.
Madre- Gennarì!
Padre- Ma questa tensione mi farà venire un infarto!
Madre- Parla, bell’e mammà, lo vedi in che stato è tuo padre?
Figlio- Io..io…mamma, papà.. io sono un… un blogger!
Padre- No!
Madre- No!
Insieme- No!
Figlio- Sì, sì, io sono un blogger, e lo voglio gridare a mondo. Sono stufo di nascondermi, di fingere d’essere quel che non sono!
Madre- Per carità, non gridare così, ti farai sentire dai vicini!
Figlio- E che sentano, che me ne importa?
Padre- Porta rispetto a tua madre, sai?! Che dirà di noi la gente?
Madre- Ma sei sicuro? Magari è una cosa passeggera.
Figlio- No, no, ormai ne sono certo.
Padre- Chist’è uscito pazzo.
Madre- Ragiona, figlio. Devi fare qualcosa. Il parroco dice che son malattie, che bisogna curarsi.
Padre- Nunzia, cerca sulle pagine gialle l’indirizzo di qualche comunità.
Figlio- Ecco, lo sapevo. A parole siete tutti aperti e tolleranti, ma poi…
Madre- Anche tu, però, darci questa notizia in modo tanto brutale.
Figlio- Basta, ho deciso. Me ne vado da casa. Voi non mi permettete di realizzare la mia vera personalità. Addio.
Madre- Ma no, dove vai, resta!
Padre- Niente, se n’è andato.
Madre- Gennarì, ma dove abbiamo sbagliato?
Padre- Nunzia, tienimi la mano, ho le palpitazioni.
Madre- Stai calmo, Gennarì, scetate. Domani telefono al mago di Arcella, quello una soluzione senz’altro la trova.
Padre- Uno si ammazza la vita per dare tutto ai figli, per farli crescere bene, per farli studiare, e poi cos’ha in cambio?Aveva ragione mia madre: era meglio se s’imparava ‘o zappatore.






















































affrancato e spedito da Effe | 10:22 | commenti (32)

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