Oi dialogoi
Gioventù bruciata
Interno.
Un tranquillo dopo cena nei Quartieri Spagnoli.
Sulla tovaglia a quadretti bianchi e rossi, qualche traccia di pomodoro lasciata da uno spaghetto ribelle.
In sottofondo, musica di mandolini.
E tutto quanto fa Eduardo, insomma.
Figlio- Mammà, papà. Ho una cosa da confessarvi.
Padre- Ué, guagliò, non ci fare preoccupare.
Madre- Che c’è?
Figlio- E’ una cosa… beh, sapete, non è facile da dire.
Padre- Oggesùmmaria, non avrai mica inguaiato qualche ragazza?
Figlio- No, no. Si tratta di me. Di quello che sono. Di quello che sono in realtà.
Padre- Ecco, lo sapevo, ti droghi. Hai visto, Nunzia? Te lo dicevo io che avevamo un figlio drogato.
Figlio- Ma no, che c’entra? Qualche cannetta ogni tanto, magari. Ma non si tratta di questo.
Madre- E allora?
Padre- No, non dirmelo: hai rubato. Scippatore? Topo d’appartamento?
Figlio- Ma no, perché? Al massimo non timbro il biglietto quando salgo in tram, ma non lo definirei esattamente un furto.
Madre- E allora perché quella faccia buia? Mioddio, non avrai mica qualche malattia!
Figlio- Mammà, papà, promettetemi che mi vorrete ancora bene anche dopo che ve l’avrò detto.
Padre- Beh, un momento, parliamone.
Madre- Gennarì, ma che dici? Certo che gli vorremo bene, i figli so’ piezz’e core.
Padre- E vabbuò…
Figlio- Allora, è questo. Io ho scoperto di essere…
Madre- Sì?
Figlio- Io ho compreso di essere…
Padre- E allora?
Figlio- Io non voglio più nascondervi il fatto che sono…
Padre- Guagliò, se non parli t’accido.
Madre- Gennarì!
Padre- Ma questa tensione mi farà venire un infarto!
Madre- Parla, bell’e mammà, lo vedi in che stato è tuo padre?
Figlio- Io..io…mamma, papà.. io sono un… un blogger!
Padre- No!
Madre- No!
Insieme- No!
Figlio- Sì, sì, io sono un blogger, e lo voglio gridare a mondo. Sono stufo di nascondermi, di fingere d’essere quel che non sono!
Madre- Per carità, non gridare così, ti farai sentire dai vicini!
Figlio- E che sentano, che me ne importa?
Padre- Porta rispetto a tua madre, sai?! Che dirà di noi la gente?
Madre- Ma sei sicuro? Magari è una cosa passeggera.
Figlio- No, no, ormai ne sono certo.
Padre- Chist’è uscito pazzo.
Madre- Ragiona, figlio. Devi fare qualcosa. Il parroco dice che son malattie, che bisogna curarsi.
Padre- Nunzia, cerca sulle pagine gialle l’indirizzo di qualche comunità.
Figlio- Ecco, lo sapevo. A parole siete tutti aperti e tolleranti, ma poi…
Madre- Anche tu, però, darci questa notizia in modo tanto brutale.
Figlio- Basta, ho deciso. Me ne vado da casa. Voi non mi permettete di realizzare la mia vera personalità. Addio.
Madre- Ma no, dove vai, resta!
Padre- Niente, se n’è andato.
Madre- Gennarì, ma dove abbiamo sbagliato?
Padre- Nunzia, tienimi la mano, ho le palpitazioni.
Madre- Stai calmo, Gennarì, scetate. Domani telefono al mago di Arcella, quello una soluzione senz’altro la trova.
Padre- Uno si ammazza la vita per dare tutto ai figli, per farli crescere bene, per farli studiare, e poi cos’ha in cambio?Aveva ragione mia madre: era meglio se s’imparava ‘o zappatore.