URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

lunedì, maggio 31, 2004

Appunti di viaggio

No, non era una tessera come tutte le altre.
Aveva fascino, e appeal.
Era magnetica.
Ricordo ancora quella volta che arrivammo al casello di Oppido Mamertina.
Era la fine di un giorno strano.
Oppure si trattava dell'inizio del giorno successivo.
Non so.
Diciamo che mi trovavo in quel mondo di mezzo, dove qualcosa non è più, e altro non è ancora.
Beh, insomma, in effetti ero troppo ubriaco per potermi ricordare che ora fosse.
L'autostrada era deserta, oltre l'arco di circonferenza del volante che stringevo tra le mani torpide.
Solo il cigolio dei vecchi ammortizzatori mi aveva tenuto sveglio durante il lungo viaggio (e anche un paio di autotreni che avevano tentato di smerigliarmi la carrozzeria in curva).
Raggiunsi il casello a discreta velocità, invadendo la corsia del Telepass.
Nessuno avrebbe potuto trovarci alcunché di male, in questo, se non fosse stato per il fatto che ero sprovvisto dell'apposito apparecchietto.
Innestai la retromarcia con gran dovizia di sferragliamenti, e m'incanalai nella corsia adiacente.
D'accordo, il semaforo acceso sulla luce rossa avrebbe dovuto farmi nascere più d'un sospetto, ma comunque impiegai soltanto un quarto d'ora per comprendere che quel casello non era operativo.
La retormarcia gracchiò fino a chiedere pietà - e io non l'ebbi.
Alla fine, trovai finalmente la corsia giusta.
Mi avvicinai all'apposito lettore tenendola in mano.
La introdussi con noncuranza, pronto ad accelerare al primo accenno di oscillazione della sbarra.
Ma lei, la mia tessera, urlò subito al raggiro: attraverso l'altoparlante del lettore denunciò a tutti i casellanti del'intera provincia il mio tentativo di oltrepassare il casello con una tessera priva di accredito.
Avevo sperato che mi reggesse il gioco, la maledetta.
Cosa stavo facendo di così grave, poi?
Ma lei, niente.
Strepitava, l'onesta, la proba, l'integerrima.
La strappai con forza dalla fessura che l'aveva inghiottita, gettandola quindi sul sedile posteriore.
Superate le solite ritrosie degli ingranaggi, percorsi in retromarcia tutta l'autostrada, fino al casello di Celbrusco sul Basiglio da cui ero partito.
Tornai a cercare la tessera molti giorni dopo, ma non ne trovai più traccia.
Sventrai anche l'imbottitura dei sedili e la tappezzeria degli interni, ma di lei non ebbi mai più nessuna notizia.
Sparita per sempre dalla mia vita randagia.
Se sia io incapace a trattenere le cose, o piuttosto le cose nutrano l'istinto di fuggirmi, ancora non so.

(tratto da Ho smarrito la retta viacard)































affrancato e spedito da Effe | 11:48 | commenti (6)

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