URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

martedì, giugno 08, 2004

Porfirio Plummer - Una vita

Presumendo di averne da tutti l'autorizzazione, riassumo qui la biografia essenziale di Porfirio, così com'è venuta delineandosi nei vostri commenti (il finale è tratto dal post di Woland, vincitore ieri del rodeo porfirino)

Nato con un destino lontano, in un sobborgo da canzone popolare, Porfirio affrontò l'oceano grande e clandestino e ne conobbe le onde e i notturni cieli.
Sbarcò in un Paese nascosto nelle nebbie, mentre il freddo gli mordeva già le carni brune.
Non seppe mai d'esser giunto su un'isola, credendo che l'approdo fosse il vecchio continente che un giorno attraverserà per tutto il suo intero fino alla riva dell'oceano altro, in un percorso perfettamente circolare che gli ricanterà le canzoni di casa.
Questo il sogno, sognato ogni notte in spagnolo, che la lingua dura e strana di quel Paese non l'imparerà.
L'Immigrazione lo trovò tra i senzaniente del molo, regalandogli una nuova identità: non più l'impronunciabile Plomero, ma Porfirio Plummer, idraulico.
Sapeva una poesia, Porfirio, breve e piana, dimenticata negli anni di nebbia e di lavoro, finché, inaspettata come un monsone ancor precoce, arrivò a render fertile la vita sua Violeta, di sogni e d'amore e delicata.
Ma l'eterno amore è invidia per gli dei, che decisero altrimenti.
Violeta portò via don Alphonso Gumpero, dandy d'affari e di malaffare, rubando anche l'anima a Porfirio.
Da allora siede lui nella sua piccola casa in riva al fiume, d'un gatto solo in compagnia, e guarda le pagine di un giornale di cui non comprende la lingua, ogni giorno, per anni, finché vede un nome conosciuto e listato a lutto, e sa ch'è morta, come già lui anni prima, Violeta.
Siede davanti a casa, accanto a un'altra sedia vuota.
Aspetta, mentre il gatto e le foglie secche si posano ai suoi piedi.
Arriva lento, don Alphonso, del viale l'intera percorrenza chiede un giorno intero, e a sera siede accanto a Porfirio.


- Per sempre ha amato te. Per sempre.
- Fu felice?
- Non ha mai sorriso, ma di lacrime non ne ha negate mai.
- Cos'hai per me?
- "Gli hai rubato la vita", mi diceva, "l'esistenza che conduci è sua". Oggi e qui, son io che te la restituisco.


Racconta a lungo, don Alphonso, ma solo le piccole cose restano nel cuore di Porfirio: le passeggiate mai fatte, le notti di luna, le brevi parole.
Alla fine, tutto è detto, e Porfirio ha vissuto la vita ch'era sua.
Entra in casa, e fa ciò che deve.
Vola.
All'inizio no, non l'immaginava così, volare.
Ma poi è volo privo d'incertezza.
Lo vide la bambina che giocava in riva al fiume, che non sapeva nulla, e seppe il miracolo.
Lo vide l'uomo della strada, e decise che un giorno avrebbe anche lui volato.
Non riuscì, ma ebbe un sogno e lo visse a lungo.



























affrancato e spedito da Effe | 14:11 | commenti (23)

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