Esprit du temps 3 - Lo Scambio
Il piccolo camion è più ruggine che lamiera.
Al suo interno, nella parte destinata al carico delle merci, alcuni uomini di colore stipati assieme ad ignobili masserizie.
C'è un caldo inaccettabile, e gli uomini esondano sudori in gran copia.
Uno di loro, scolpito da Fidia in un unico blocco lavico, saetta d'attorno lo sguardo stanco ma non domo.
In strada, ritto di fianco alla cabina di guida dell'infame mezzo, un uomo bianco, flaccido d'animo e di trippe, evidente nocchiero di quella tratta degli schiavi.
La realtà dell'immigrazione clandestina sul marciapiede di casa.
Il mondo - immondo? - non lo si può pulir tutto.
Ma il marciapiede sì, perdio!
Abbandono con qualche immediata nostalgia l'aria condizionata dell'utilitaria, e fronteggio spavaldo il negriero, bollente d'ira, d'aria e asfalto liquefatto.
Lo apostrofo, richiamandolo alla vergogna, al senso civile, all'...
"Buongiorno. C'è qualche problema con il mio dipendente?"
Mi volto verso la voce alle mie spalle, che denuncia un pesante accento brianzolo.
E' il blocco di lava a parlare, disceso felpato dal cassone del camion.
Ne risulta in breve che l'uomo, insieme ad altri soci, è titolare di una piccola ditta di traslochi.
Prezzi politici per gli immigrati.
L'omuncolo bianco è un salariato.
Il padrone gl'impartisce con tono secco alcune istruzioni; l'omino molliccio svapora nell'afa.
Rientro nel mio abitacolo frescurizzato, continuando per lunga pezza a bonfonchiare: " E comunque, volevo dire che siamo tutti uguali, siamo tutti".