Condizionamenti
No, non si parla di aria.
O forse.
Di quella fritta, probabilmente.
Ma comunque.
E' che esistono meccanismi inconsci che trasversano diagonalmente categorie differenti di pensiero e azione.
Sì, forse in effetti si parla proprio di aria.
Però viziata.
Un ambiente chiuso e in semiombra.
Una scala di polvere con lontane reminiscenze di ramazza.
Memorie dal sottosuolo.
La cantina condominiale, in definitiva.
E su quel gradino, forse il terzo, oppure il quarto - ha importanza? - il mio passo incontra quello proporzionalmente frenetico di uno scarafaggio.
Un signor scarafaggio, peraltro.
Corpicciuolo corazzato da cinque centimetri di lunghezza, zampette a trazione integrale e lunghe antenne ricurve.
Mi soffermo sui particolari per gli amanti del genere.
Il mio essere fisico, prima ancora di quello mentale - che, probabilmente, era rimasto in casa a leggere Gogol' - decide di apportare un fondamentale contributo alla Madre di tutte le battaglie, la deblattizzazione.
S'alza il femore, rotea la rotula, il piede come un maglio a far giustizia del nemico.
Ma ecco - una voce dall'inconscio.
O dalla cantina del vicino, non so.
Ricordati di Gregor Samsa.
Ristò.
In effetti.
Chi può dire?
Che poi, se ricordo bene, scarafaggio non era nemmeno la traduzione esatta dell'originale.
Nel dubbio, però.
Adesso, verosimilmente, l'insettone sta descrivendo la scampata fine - in chiave pulp - sul suo blog.
E avrà più commenti di me.