URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

mercoledì, luglio 21, 2004

Post sotto l'ombrellone 2.1
Il mondo ai tempi delle partenze intelligenti
(amarcord)

Doveva essere la fine degli anni '70, anche se, trattandosi di era mitologica, la storiografia contemporanea non è del tutto concorde sul posizionamento temporale del periodo.
La capitale sabauda, ad ogni fine luglio, conosceva un momento di transumanza ad alta densità.
La metà della sua popolazione - diciamo un buon mezzo milione di persone - aveva raggiunto la ridente cittadina durante gli anni del boom economico, lasciando le solatie terre del midì nostrano per i capannoni in vetrocemento della Fiat.
Ogni anno, una massa biblica di persone e auto faceva ritorno al paesello per le vacanze estive.
La televisione definiva questo movimento come esodo.
In realtà, l'esodo c'era già stato durante l'immigrazione sud-nord degli anni precedenti.
Quello, a logica, era quindi un contro-esodo.
E il ritorno delle vacanze, definite dai mass media come contro-esodo, era in realtà un contro-contro-esodo.
L'anarchia semantica generava non poca confusione, tanto che la gente non capiva più se stava andando o tornando, e da e verso dove.
Erano anni difficili.
Il viaggiatore-tipo era stato catechizzato in modo martellante dai telegiornali - condotti allora da seriosi mezzobusti, mica le starlette d'oggi - sull'assoluta necessità di organizzare le famigerate partenze intelligenti.
Nessuno, però, spiegava in cosa mai consistesse, tanta intelligenza.
Il viaggiatore-tipo elucubrava a lungo, e poi determinava: partenza il giorno stesso della chiusura della Fiat, alle tre di notte.
Naturalmente, ogni viaggiatore-tipo era giunto alla medesima conclusione.
Il giorno stabilito, tra le tre e le cinque del mattino si verificavano lungo le tangenziali sabaude code e ingorghi che nemmeno nelle ore di punta di un giorno feriale.
Quello non era che il prologo di un viaggio che sarebbe stato lungo e periglioso.
La marcia verso il mezzogiorno era infatti rallentata da numerosi cantieri che, allora, costellavano l'autostrada del sole.
Anche oggi, in effetti, non è che la situazione sia cambiata.
Cadono infatti i Muri, e gli Imperi, ma anche tra cent'anni Onda Verde segnalerà al viaggiatore-tipo rallentamenti per lavori tra Ronco Bilaccio e Barberino del Mugello.
Il viaggiatorre-tipo del mio condominio si chiamava Salvatore.
Detto Salvo.
Detto Sasà.
Detto Turiddu.
Detto Totò.
A seconda del grado di parentela e di confidenza dell'appellante.
Impiegai anni per farmi una ragione del fatto che si trattasse sempre della stessa persona, e che i miei vicini di casa non vivevano in una simpatica comune post-sessantottina.
La macchina-tipo del viaggiatore-tipo era la Fiat 127 Panorama.
Una station wagon ante litteram, nella sostanza, ma con dimensioni da modellismo.
La notte prestabilita, Salvatore scendeva in strada alle due per sistemare i bagagli sulla vetturetta.
La 127 era dotata, sulla capote, di un portabagagli metallico grande come una piattaforma petrolifera e di pari peso.
Sopra al portabagagli, per formare una base stabile su cui sistemare le valigie, veniva posizionato un tavolino pieghevole da campeggio, che all'interno conteneva quattro sediole, anch'esse da campeggio e, meraviglia, parimenti pieghevoli.
Non che il viaggiatore-tipo passasse le vacanze in campeggio; lo attendevano, al paesello, ospitali parenti, presso cui l'intera famiglia-tipo avrebbe soggiornato a sbafo per l'intero mese.
E poi ci si domanda da dove provenga l'antagonismo nord-sud.

[continua]




































affrancato e spedito da Effe | 11:00 | commenti (28)

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