URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

mercoledì, luglio 28, 2004

Il vero problema degli uomini
(spiegato alle donne)

Per anni si è sopportato, ma ora non si sopporta più di sopportare.
Il maschio è in crisi, dice.
L'uomo non dà più certezze né sicurezze.
Ha smarrito il proprio ruolo.
Ma non sapete - voi, o donne - non immaginate, né lo potreste.
Quello che.
Macera.
La nostra.
Anima.
E che sia questo dunque il momento dell' outing coming out, e parimenti il luogo.
Se a volte - voi, o donne - ci vedete assumere quell'espressione attonita, con la boccuccia corrucciata e lo sguardo da cernia al mercato del pesce, la ragion di ciò non risiede altrove che là.
Nell'annoso.
E irrisolto.
Problema.
Delle.
Calze.
Sissignore.
Proprio così.
Le calze da uomo, o calzini, o pedalini, hanno minato a fondo la nostra identità virile.
Come essere sicuri di noi stessi, infatti, se costretti a calzare tali e talmente inidonei ammennicoli?
All'idea dell'approccio, questa immagine ci fulmina, di noi medesimi in versione adamitica con i calzini abbarbicati sugli stinchi.
O peggio ancora, contorti e avviticchiati in disequilibrio nel tentativo di scardinare il calzamento che museruola un piede infilando l'alluce dell'altro piede nell'elastico troppo stretto.
Uno dei due elastici.
Perché l'altro si è rotto un attimo prima, e ora il gagliardo gambaletto giace indecentemente acciambellato intorno alla caviglia, monumento al ridicolo perenne che il fato invidioso qui pose.
Ma anche nelle occasioni mondane, credete - voi, o donne - essa calza è fonte di imbarazzi mai finiti.
Se, in vostra presenza, restiamo in piedi per ore anziché sprofondare in quelle comodissime chaises longues, non è per stoicità, ma solo per evitare l'accavallar di gambe, che mostra stinchi e garretti.
E quegli stucchevoli rombetti colorati che talvolta istoriano le nostre avvolgi-gamba, non rammentano forse con eccessiva prossimità le cornici d'infantesca memoria con cui s'usava adornare il quadernetto gualcito dei compiti da libro Cuore?
E le calze in raffinato filo di scozia che, tese a furor di gamba, di velate trasparenze fasciano appena, ma non tanto da nasconderla, la boscosa peluria dell'arto?
E i calzini corti, inutilmente tesi nello sforzo stupefatto di coprire alla vista qualche centimetro di pelle in più?
E le calze bianche sotto i pantaloni scuri?
Sappiatelo, dunque - voi, o donne - che la nostra è una vita d'inferno.
Se, incrociandoci al crocevia d'un crocicchio, in un accrocchio di visi maschili tendenti all'ebete, daremo cattiva prova di noi, è perché partiamo, ad ogni mattutino, già sconfitti nell'impari tenzone con il cassetto della biancheria pulita.


































affrancato e spedito da Effe | 11:24 | commenti (32)

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