mercoledì, maggio 28, 2003
ME AND MY FRIEND ANONYMOUS .
(Esterno. Bambini che giocano nel parco. Bianco e nero. Voce fuori campo)
C’era una volta un piccolo blogghino
che non sapeva, non sapeva editar.
E veramente, era ‘sì piccino
che a mala pena lo si potea notar.
Mi si comprenda, qui non si parla d’uno
che si lamenti “son nessuno” per cliché:
nel vasto campo dell’essere nessuno
era qualcuno veramente, altroché.
Saranno state le ridotte dimensioni,
o delle idee l’allarmante inanità,
ma al confronto dei più celebri Soloni
nei commenti suoi regnava castità
e astinenza. Non un rigo, una parola
in risposta agli appelli suoi suadenti,
quando infine: una firma! Una sola,
un Anonimo tra i più intraprendenti.
(Interno. Squallida camera d’albergo. Colori seppiati. Piano americano)
Ehi, Anonymous, ieri ti ho visto su Shangri-La. E su Gilgamesh, Severine e altri dieci blog. Insomma, tu sei stato il mio primo lettore, il mio primo commentatore. Sei stato il primo in tutto, e per me questa è una cosa importante. Poteva succedere con chiunque altro, ma è successo con te. Tu hai scelto me, e non il contrario. [continua nel post successivo]