Passato, presente, futuro
Primo caffé del mattino, quello più forte d'aroma e di caffeina.
Scabro e intenso il film trasmesso nella tarda serata di ieri da Rai3 sulla storia autentica di Placido Rizzotto, sindacalista nella Corleone del dopoguerra.
Impegnato a sostenere i braccianti nell'occupazione dei latifondi in mano alla mafia, venne ucciso nel 1948 da Luciano Liggio.
A indagare sul delitto, l'allora capitano Alberto Dalla Chiesa, destinato ad essere ucciso dalla mafia nel 1982.
A raccogliere il ruolo e l'eredità morale di Rizzotto, un giovane Pio La Torre, anch'egli assassinato dalla mafia nel 1988.
Ripensando questi nomi, e le loro storie, vien da domandarsi se in quel mondo che aspetta là fuori, quel mondo di piccole felicità di plastica e di sorrisi da copertina, non siamo noi gli sconfitti, noi i prigionieri.
Placido Rizzotto, ancora oggi, non ha una tomba.
I suoi resti, occultati dopo l'omicidio e rinvenuti a seguito delle indagini, si trovano avvolti in un sacco nei sotterranei della Corte d'Appello di Palermo.
Com'è amaro il caffé, questa mattina.