Le interviste elusive
(quelle esclusive erano finite)
Siamo in casa della signora Magda Capponi, un’arzilla vecchietta che, durante gli anni 30, fu compagna di banco di un illustre personaggio della letteratura e del giornalismo italiani, con cui condivise gli anni d’infanzia alla scuola elementare Ludovico il Moro di Poggibonsi.
Intervistatore: Signora Magda, allora, ci sveli il nome della sua famosa compagna di banco d’un tempo.
Signora Magda: Eh?
Intervistatore: Sì, dico, lei rappresenta la memoria di un pezzo di storia patria. Si ricorda come si chiamava quella bimbetta con cui fece le elementari?
Signora Magda: Ma chi, quell’energumena di Ernestina?
Intervistatore: No, signora, no. Si trattava di Oriana Fallaci.
Signora Magda: Questo lo dice lei. Oriana è un nome d’arte, in realtà lei nacque Fallaci Ernestina. Fu solo più tardi, quando iniziò a scrivere di cronaca sui giornali locali, che decise di cambiare nome. "Il mio - diceva – sa troppo di educanda".
Intervistatore: E così si fece chiamare Oriana.
Signora Magda: Macché Si cambiò il nome in Ernestina Zust-Kappelmeier. Faceva più macho, secondo lei.
Intervistatore: Comodo per il bigliettino da visita, soprattutto.
Signora Magda: Infine il su’ babbo, che l’era tanto una brava persona, le disse che non poteva chiamare la su' figliola con un nome che, al pronunciarlo, la gente era costretta a sputacchiare lapilli. Fu così che Ernestina recuperò il cognome, e divenne Oriana.
Intervistatore: E ci dica, com’era ai tempi delle elementari, la Fallaci?
Signora Magda: Bruttina, porella. Ricordo che alle feste nessun ragazzo l’invitava mai a ballare. E lei la prendeva di molto male, era sempre di cattivo umore.
Intervistatore: Andiamo, signora, adesso non cadiamo nel trito luogo comune dell’intellettuale frustrata per mancanza di rapporti amorosi.
Signora Magda: O grullo, io non voglio cadere proprio da nessuna parte, che già l’anno scorso mi s’è rotto il femore, e guardi come son ridotta. Ma che l’Ernestina cercasse compagnia, questo gliel’assicuro, ché ancora me la ricordo quando andava alla ricerca di qualche manzo gridando "Un uomo! Un Uomo!". Credo che ci abbia fatto poi anche un libro.
Intervistatore: E a scuola, come andava?
Signora Magda: Mah. Bravina, eh. Però tanto cocciuta. Se si metteva in testa un’idea – come quando si convinse che le guerre puniche erano state causate dalle provocazioni di facinorosi venditori ambulanti magrebini - ‘un c’era più verso di farle mutare idea. Ci scrisse anche un libercolo, La Scabbia e il Trifoglio, mi pare. E poi, ce l’aveva particolarmente con i’ bidello, tale Narciso Cammarota.
Intervistatore: E perché mai?
Signora Magda: Eh, guardi, ancora me la vedo dinanzi agl’occhi, quella figliola che sale sul banchetto e arringa gli scolaretti. La vede anche lei, la scena?
Intervistatore: Mi sembra, sì. Me la descriva.
Signora Magda: Ecco, guardi: ora l’Ernestina dice che i bidelli extra-toscani rubano il posto ai nostri bidelli autoctoni, che la cultura del bidello sudista è deleteria per la nostra scuola, che loro rubano le merendine ai bambini, e fanno pure la pipì sui nostri compitini, quando non li vediamo.
Intervistatore: E il bidello, cosa dice?
Signora Magda: La osserva compassionevole, e ne ride. E poi Ernestina sostiene che dobbiamo buttare via i nostri grembiulini color pastello e indossare grembiuli con il tricolore, e che dobbiamo scrivere al preside affinché faccia qualcosa per preservare la pura razza maremmana.
Intervistatore: E il bidello, cosa dice?
Signora Magda: La guarda compassionevole, e ne ride.
Intervistatore: Signora Magda, lei ci ha fatto vivere delle pagine davvero inedite della nostra storia, che spiegano molto del presente. Anche oggi, in effetti, non è che la Fallaci scriva cose molto diverse.
Signora Magda: Davvero? Io non la reggo più. Volevo dire: non la leggo più, sa, per via della cataratta. Ma la gente, cosa ne dice?
Intervistatore: La guarda compassionevole, e ne ride.