URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

giovedì, settembre 30, 2004

Un amore

La mia vita.
Del tutto regolare - lavoro, matrimonio, figli.
Un solo segreto, ma indicibile (e infatti segreto).
Una passione.
Smodata addirittura.
Incontenibile.
Per Denzel Washington.
Una passione fisica, se m'intendete.
La collezione completa di tutti i suoi film, inclusi quelli amatoriali girati durante le feste di compleanno dal padre di Denzel, quando ancora l'attore era in età prepuberale.
Giornali, riviste, articoli.
E foto.
Molte foto.
Appese ovunque, in quella mansarda affittata di nascosto, e non senza sacrificio.
Denzel.
Denzel and no-one-else.
Denzel doveva essere mio, e di nessun altro.
Per molti mesi controllai i risparmi sul conto corrente.
Importi da carestia.
Contavo e ricontavo, ma i soldi non bastavano mai.
Così domandai un prestito a tasso usuraio.
Non sarei mai stato in grado di restituirli, quei soldi.
E però Denzel.
Denzel e nessun altro.
Iniziai la cura ormonale e mi sottoposi alle dovute operazioni.
Fu piuttosto doloroso.
Soprattutto quella cosa della depilazione definitiva.
Ma alla fine ero una specie di Barbie di periferia (d'accordo, la mascella era ancora un po' forte, ma contavo molto sull'effetto del fondotinta).
Scovai l'indirizzo, su a Beverly Hills, e bussai alla sua porta.
Per onestà - perché non potevo mentire, non a Denzel - gli raccontai tutta la storia.
Lui mi rispose, con mia sorpresa, che preferiva la compagnia di uomini virili e irsuti.
Tornato a casa, presi ogni oggetto che avesse un minimo valore - anche le fedi nuziali, perché nulla era più importante di Denzel - e lo portai al Monte di Pietà.
Il ricavato fu appena sufficiente per accedere ad una clinica di terz'ordine convenzionata con l'ASL.
Fu ancora più difficile, e doloroso, tornare allo stato originario.
Ma ancora una volta bussai alla sua porta.
Si mostrò alquanto stupito di vedermi (o forse era solo un po' impressionato dalle cicatrici ancora fresche della plastica facciale).
Mi disse, ridendo, che non credeva l'avessi preso sul serio, la volta precedente, che si era trattato di una prova d'attore e che lui, Denzel Washington, solo con le donne più belle.
La mia fronte lo colpì alla base del naso con la grazia di uno tsunami.
Lo trascinai in cucina, e gli feci ingurgitare a forza e per intero il contenuto di un barattolo di burro d'arachidi.
Nessun essere umano sarebbe sopravvissuto.
E infatti non sopravvisse.
E che diamine, Denzel.
Qui, al manicomio criminale, mi hanno spiegato che ero in preda ad un'ossessione.
Ma ora sono guarito.
Davvero.
Sto bene.
Niente più Denzel Washington.
Finito.
Adesso guardo solo videocassette della Disney.

A proposito, qualcuno di voi conosce l'indirizzo di Biancaneve?

















































affrancato e spedito da Effe | 12:17 | commenti (19)

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