Nuove Teorie: il Tuttismo
Qui non s'amano le librerie FNAC style.
E non le si ama non tanto per supposte carenze, ma all'opposto, perché sono espressione del tutto.
Che poi, il tutto è un concetto su cui occorre venire a patti.
In natura ne esistono, in verità, differenti tipologie, con gradi diversificati di onnicomprensività (tutto è relativo, si sentenzia).
Nel microcosmo di una libreria - che già non è un tutto-tutto, ma una parte del - in bella vista c'è il tutto dei libri esposti sugli scaffali.
A scalare, si ritrova poi tutto quello che, dei libri esposti, vorremmo acquistare.
Questo tutto non corrisponde al tutto precedente, ma è cio che universalmente più gli si avvicina.
Ad adeguata distanza si posiziona poi tutto quello che possiamo acquistare, e il relativismo di questa unità di misura dipende dall'indice MIB, dal prezzo al barile del greggio e dall'ultima una tantum aziendale.
Tutto quello che riusciamo davvero a leggere è poi inversalmente proporzionale a tutto ciò che accumuliamo in attesa di tempi maggiormente propizi - concetto, questo, che ha una sua base fisica nel comodino accanto al letto.
Infine, c'è poi tutto quello che, una volta letto, ti cambia la vita.
Un tutto, quest'ultimo, realmente risicato.
La fine del ragionamento è fittizia; è noto, in realtà, che il tuttismo consente innumerevoli spin off.
Ecco.
Alla FNAC c'è un tutto diverso, un tutto di plastica, senza increspature.
- Avete l'unico libro mai scritto dal premio Nobel per la letteratura del '67?
- Sì.
- Avete il premio Nobel del prossimo anno?
- Sì.
- Avete la Biografia ragionata dello zio scapestrato (da parte di madre) di Kierkegaard?
- Sì.
- Eh, ma mi sa che non esiste mica.
- Ce l'abbiamo lo stesso.
- E avete anche l'ultimo di Zfdfesgnaus?
- Come no.
- Vabbé, mi arrendo.
- C'è.
- Che cosa?
- Mi arrendo. Abbiamo tutta la trilogia: Io uccido, Io indago, Io mi arrendo.
Insomma, alla FNAC c'è davvero tutto.
Ma è un tutto finto.
Meglio quel poco, quasi nulla, che dia illusione di un'impossibile verità.