URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

martedì, novembre 16, 2004

Il concetto artistico di arte concettuale

Di nobildonne e valentuomini – d’alti sentimenti, non certo di lignaggio – il suo cas(eggi)ato ne contava più di uno.
Un’etica di valori solidi e concreti, come si conviene al sottoproletariato finalmente parvenu all’agio del due camere e cucina.
Sensibilità artistica, tuttavia, men che nulla.
Ambiente adatto all’epica del piccolo risparmio preordinato al Bot, ma nefasto per le tensioni dell’anima.
Definitivamente lo comprese sul far di una qualunque sera, rientrando in casa al vespro.
Al suo passaggio attraverso le architetture gotico-fiammeggianti del tinello componibile, il parentado tutto, in delega anche per conto degli assenti di grado più lontano, lo apostrofò con rustica schiettezza.
Perché diavolo porti la cornetta di un telefono pubblico infilata nella tasca dei pantaloni, con il filo tranciato che tristo ne penzola al di fuori?
Si converrà che un tal genere di domanda è quantomeno inopportuno, se formulata nei confronti di un artista, quand’anche si volesse tenere nel conto debito il fatto che, per vero, la cornetta di un apparecchio pubblico si trovava realmente nella tasca dei suoi pantaloni, né si poteva negare che il relativo cavo ne ciondolasse avviticchiato al di fuori.
Pure, quella – o estimatori dell’arte concettuale, dov’eravate voi, allora? – non era affatto una cornetta, pur essendolo.
Invero essa rappresentava, a pieno titolo, un’opera d’arte.
Arte moderna, si comprende. Non di quella a puntocroce massimamente apprezzata dal ramo femminile della stirpe.
Era, quello, un progetto, consistente nel posizionare la cornetta sulla credenza di cucina, con un cartello posto al termine del cavo reciso che recasse la dicitura Nessuno ci ascolta.
Un’opera coraggiosa, una violenta denuncia contro i problemi dell’incomunicabilità.
Del tutto secondario il fatto che la cornetta del suo telefono privato si fosse da poco guastata, e inutili si sarebbero rivelati i ripetuti tentativi di sostituirla con quella dell’apparecchio a gettoni.
Impossibile, in ogni caso, spiegare agli ottusi Vigili Urbani, intervenuti in seguito a indagare sul misterioso atto vandalico, che quella era pura arte contemporanea.
Non tanto nel senso di moderna, ma proprio perché, contemporaneamente alla cornetta esposta in casa, l’opera completava il suo significato anche all’interno della cabina telefonica di fronte al civico 21, dove il telefono istoriato da ogni possibile errore ortografico restava ora muto e orbo della propria penzolante appendice.
Se da una parte Nessuno ci ascolta, dall’altra Nessuno ci parla.
Le opere d’arte, pertanto, erano dunque due, essendo però un’unica idea.
La suburbia non aveva mai conosciuto tanta genialità dai tempi in cui vennero utilizzati i lampeggianti delle gazzelle poliziesche come luminarie per l’albero di natale ufficiale del quartiere.
Per due giorni consecutivi, escluse le ore notturne, restò affacciato alla finestra del bagno (in questo provocando un diffuso malcontento intestino, nel senso di casalingo) a godersi le reazioni del pubblico in strada di fronte alla sua performance.
L’arte deve scuotere le coscienze, deve essere provocazione, e in effetti la pia gente del quartiere era piuttosto propensa a lasciarsi provocare, uscendo dall’inutile cabina sgranando un rosario d’improperi fino ad allora rimasti sconosciuti financo agli esperti dell’Accademia della Crusca.
Un giorno infausto, poi, la censura di regime si appalesò nella figura di un tecnico Telecom, che sostituì la cornetta mancante con un manufatto di colore differente rispetto all’originale, ferendo irreparabilmente il senso estetico di tutti gli inquilini del civico 21 e successivi.
La primavera seguente, quando anche la cornetta sulla credenza scomparve inopinatamente durante le operazioni stagionali di pulizia, lui comprese come il pubblico non fosse ancora pronto per l’arte concettuale.
Risoluto, passò di conserva dalle cornette alle autoradio – ambito nel quale rivelò, con adeguato riconoscimento della pubblica amministrazione, altrettanto talento.
Era l’autunno del 1983.


























affrancato e spedito da Effe | 09:34 | commenti (18)

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