Memento 2
Ricordi discordi
D’ogni secolo gli uomini sono immagine e tempra.
Epoca di eventi straordinari, il suo fu l’ultimo secolo a conoscere la maraviglia e lo stupore.
E lui, in ogni e più ampio senso, un figlio fu, e inevitabile, del proprio tempo.
A renderlo eccellente tra gli uomini fu la sua prodigiosa e universale capacità s-mnemonica.
La sua grandezza venne paragonata, per specula e antipode, a quella di Pico della Mirandola.
Non vi fu, tra i molti che vollero sfidarlo in agoni di dimenticanza, nessuno che potesse stargli a pari.
Era in grado, senza apparente sforzo, di dimenticare in pochissimo tempo interi trattati, volumi ponderosi, dottissime dissertazioni, e gran parte della sua smisurata biblioteca.
A soli dieci anni la vastità della sua sconoscenza aveva già raggiunto dimensioni enciclopediche.
E decenne lo rimase a lungo, essendosi per molto tempo scordato di crescere.
Dimenticò, durante la sua vita, dogmi e dottrine comunemente professate, trovando in loro vece nuove verità che trascrisse a beneficio dei posteri, scordando poi di dare alle stampe i manoscritti.
Non ricordò offese, rancori e giuramenti di fedeltà, servendo a volte in due eserciti diversi e nemici, e da entrambi ugualmente disertando, per aver dimenticato la guerra e le sue ragioni.
Per sete di conoscenza di sempre nuove cose da scordare, vendette l’anima al diavolo, ma non venne perduto, per l’essersi dimenticato al momento opportuno d’averla mai avuta, un’anima.
Dimenticò treni e amori, scordò eredità e debiti di gioco e tutti i luoghi che conobbe per aver lungamente viaggiato.
La sua sovrumana smemoratezza gli permise in più occasioni di riportare a casa la ghirba, come la volta in cui, durante una battuta di caccia in Mauritania (caccia peraltro imbelle, avendo scordato fucile e munizioni) azzannato da un leone si dimenticò di sanguinare fino all’arrivo dei tardi soccorsi.
Era, come molti uomini del suo tempo, uno spirito inquieto, alla ricerca continua di qualcosa – che cosa, esattamente, non ricordava più.
Un giorno, gli amici che spesso andavano a fargli visita senza preavviso (l’avrebbe egli in ogni caso scordato) non lo trovarono in casa.
S’informarono presso la servitù che egli non ricordava mai d’avere, chiesero ai vicini che ogni giorno lui non riconosceva, ma questi e quelli, interrogati, non ricordarono d’aver mai incontrato un uomo corrispondente alla descrizione.
Pur ricercato in ogni angolo dell’orbe, di lui non fu più possibile trovare alcuna traccia.
La notizia avrebbe avuto vasta eco su tutti i giornali, se i redattori si fossero ricordati di pubblicarla.
Fu allora chiaro come egli avesse finalmente raggiunto il compimento del proprio cammino, trovando quel che con ansia da tempo ricercava: aveva da ultimo, indimenticabile impresa, scordato anche se stesso.
Tutto quel che di lui rimase fu una lettera d’addio e di spiegazioni lasciata in vista sul tavolo del proprio studio.
"Cari amici,
scusate, non rammento più cosa volevo dirvi".
I suoi sodali più intimi tennero un breve discorso per dimenticarlo pubblicamente, così come lui avrebbe desiderato.
Ancor oggi, per le eccezionali doti dimostrate, il suo nome viene scordato in tutto il mondo, e di certo continuerà ad esserlo per sempre.
L’eternità null’altro è, se non un sempre rinnovato oblio.