URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

venerdì, dicembre 03, 2004

GLI INCONTRI IM-POSSIBILI

Vorrei invitare chi lo volesse a immaginare l'incontro im-possibile tra i vostri scrittori preferiti (o detestati, perché no).
Chissà cosa ne può venir fuori.

Effe

**********

Uno da dietro l’angolo.
L’altro per la strada che s’acciottola in salita.
Passi inavvertiti, come un tentativo e non per vera intenzione di cammino.
Si avvicinano circondati di primo inverno e di silenzio.
Un piccolo Caffè con i tavoli all’aperto, umidi.
Così vicini, adesso, da potersi guardare.
Nessuno sa se si vedano in realtà.
Seduti al tavolo, il cappello inlevato, un saluto che non c’è.
Entrambi in cappotti troppo stretti e anime troppo grandi, tormentando l’uno i guanti scuri e l’altro un bastone da passeggio posseduto mai.
Lo sguardo altrove, basso, obliquo, ma chissà gli occhi cosa guardano davvero.
Intorno, il mondo non s’accorge, né i passi d’altri ricalcano le loro ombre coricate piano sul marciapiede da un inutile sole, breve.
Seduti.
Senza muovere.
Senza parola.
E, dentro, l’universo.
Uno si toglie gli spessi occhiali cerchiati d’acciaio, per pulirli distratto e inutilmente.
L’altro allenta il nodo alla cravatta, ostile.
Per quanti minuti, ore, giorni.
Restano, senza sapere dell’altro, o forse essendogli così vicino.
Si alzano leggeri, irrilevanti.
Scivolano via, solo più schiena e spalle e nuca.
Uno dietro l’angolo, l’altro per la strada che s’acciottola in discesa.
Sul tavolo, lasciati prima o forse mai, due biglietti da visita.
Fernando Antonio Nogueira Pessoa.
Franz Kafka.
(Effe)
***

Ernest, appena arrivato a Parigi, bussa alla porta della stanza foderata di sughero, dove a Marcel gocciola il naso nell'assenza quasi perfetta di rumori della strada: seei muuooaii - dice dal corridoio.
Avendolo riconosciuto, prima di ammetterlo Marcel si accorge che in fondo al letto cosparso di carte, le unghia dei piedi appaiono gialle e ricurve, trascurate da settimane di permanenza in camera, o forse già segnate dalla vecchiaia.
Entrée, risponde affabile.
Prendono il thé insieme, Marcel si accorge che Ernest è a disagio, capisce e suona perché portino del whiskey da aggiungere nella tazza.
Al lieve tocco della campanella per Celestine, entrambi si servono alla pila di fogli bianchi in un angolo della camera.
Marcel di un campanile da collocare a Combray, una cittadina da lui inventata, Ernest della vita dei partigiani spagnoli allo scoccare dell'ora fatale.
Com'è a Cuba? chiede Marcel a una pausa, succhiando la punta della penna.
Da spararsi, gli dice Ernest.
Marcel, che adesso vuole del vino, suona ancora la campanella per Celestine.
(Palmasco)

***

M - "Eccoci qui, dunque."
F - "Saresti tu?"
M - "Sì, sarei io. E tu... ?"
F - "Sarei io, sì."
M - "Bene."
F - "Di bene in meglio."
M - "Quantunque..."
F - "Quantunque... ?"
M - "Niente."
F - "Ah."
M - "Già."
F - "Ci si rivede, allora."
M - "Sì, ci si rivede. Ciao."
F - "Ciao."
(MassimoSdC)

***

Si guardano, Marguerite e Simone.
Silenziose.
La scarpina di vernice dell'una ciondola silenziosa dalla poltrona, mentre sul tavolo una teiera
fumante è stata preparata per allegerire un po' la tensione di quella strana visita.
Una sorpresa per Simone, mai avrebbei mmaginato che Marguerite, a quel tempo, frequentasse Parigi, da sempre snobbata, in corsa frenetica contro se stessa in ogni angolo del mondo.
Era bella Marguerite, con quei suoi occhi azzurri e penetranti.
Bella e glaciale.
Tanto del suo rigore traspariva da un vestito grigio e sobrio, tanto della sua estraneità in quelle scarpine di vernice fuori del tempo.
E' stanca Simone.
La notte precedente alcuni amici avevano invaso la sua casa facendo l'alba in discussioni senza
fine, esacerbate dalla stanchezza e dall'alcool.
Erano ormai troppe le notti trascorse in bianco che non
le contava nemmeno più, salvo accorgersi di tanto
in tanto di una pesantezza delle membra, di un
pensiero avvolto nei meandri del cervello che faticava ad uscire.
- Vuoi una tazza di tè, Marguerite?-
- Volentieri, Simone, volentieri, mi fermerò solo un poco.-
(Lizaveta)

***

Vienna, un elegante caffé del centro.
Strepiti dal salottino azzurro con gli stucchi i lampadari a goccia e gli specchi dorati, quello degli habituées.
“Presto, presto, un’ambulanza!”
“Che è successo?”
“Il signor Kraus ne ha steso uno anche oggi.”
“Mentre chiamo, racconta...”
“ Era lì, seduto al solito tavolino, a leggiucchiare “Die Fackel” quando un uomo ricciolino gli si è avvicinato e gli ha rivolto la parola. Lui si è alzato, l’ha squadrato da capo a piedi e poi, senza nemmeno un sospetto di incertezza, gli ha sferrato preciso preciso un diretto”.
“Oh.... ma cosa gli ha detto?”
“Non ne sono certo, ho inteso solo ‘Piacere, sono Alessandro Baricco’.”
(Titti)

***

Al Terminal X
(A causa di alcuni oggetti dei quali era vietata l'importazione dall'America, Alexis rimase bloccato in dogana. Si mise a scrivere anche lui alcuni ricordi del viaggio, su di un pacchetto vuoto di Marlboro. Max Brod ritrovò in una discarica abusiva sia il biglietto del tram di Franz, sia il pacchetto di Marlboro di Alexis. Li mise insieme e li pubblicò a suo nome con il titolo "La democrazia di Prometeo: una leggenda".)
(SdC)
***
Guardali! Guardali!! Non ci posso credere!!! Come chi sono?? Sei pazzo?? Non hai letto l'Aleph?? E quell'altro? Con "Un indovino mi disse" ha cambiato il mio modo di pensare l'Oriente...
Si conoscevano già? Non lo sapevo...
Ma guardali come se la ridono! Che faccio? Dài, avviciniamoci e ascoltiamo quello che si stanno dicendo... dàiii!! Prima che si salutino!! Non me ne importa un fico secco se hai la macchina in divieto!! Adesso chiedo loro un autografo!!

Ecco.
Hai visto cos'hai fatto?
E adesso? Dove saranno finiti?

...tutta colpa tua.
(Emanuelito)
***

Il luogo dell'incontro è un non luogo.
Rocce e brume da una parte, una biblioteca immensa dall'altra, l'altezza degli scaffali dà la vertigine, i corridoi che si formano sembran diramarsi in tutte le direzioni in intrecci impossibili d'angoli retti e acuti.
Il bibliotecario, ormai quasi cieco, avanza lentamente ma con passo sicuro verso un tavolo enorme quasi completamente coperto di carte geografiche.
L'uomo avvolto in una tunica scura e coperto da un mantello di lana grezza avanza agitando un bastone, e ha la tipica lira degli aedi appesa con una corda sfibrata alla spalla ormai curva.
Arrivato al tavolo sorride e parla con una voce inaspettatamente chiara e limpida, in una lingua musicale e ritmata.
Il vecchio bibliotecario inclina la testa da una parte e annuisce, come se la voce gli arrivasse da molto lontano.
L'aedo appoggia il bastone e lo strumento musicale sul tavolo e come se vedesse perfettamente indica un punto sul planisfero, al centro dell'atlantico, poi scuote la testa e indica due grandi isole al centro del mediterraneo.
Il bibliotecario cieco sorride come chi ha compreso perfettamente e annuisce ancora, poi prova a pronunciare qualche parola nella stessa lingua ritmica.
L'aedo aggrotta la fronte e le folte sopracciglia come ad indicare che gli accenti e le quantità tanto faticosamente imparate dal suo interlocutore sono tutte sbagliate.. poi scuote le spalle e sorride.
L'immensa biblioteca che costituiva metà del non luogo svanisce lentamente, si dissolve in un orizzonte perduto, lasciando spazio a una riva battuta dai frangenti, un cielo terso attraversato da nuvole e gabbiani, entrambi sono al centro di un atollo circondato da un mare placido.
Uno accanto all'altro camminano verso una scala intagliata nella roccia, ed è impossibile dire chi dei due guidi l'altro.

(
Gilgamesh)
***
Anno Domini 1616 (Eine Ode an die Freude in Kafka-Stil)
DOS SANTOS SUBEN A LA DERECHA DEL SEÑOR
Aquel año, Dios se despertó de uno de sus largos sueños de la razón, muy aburrido y malhumorado.
Paseaba por sus jardines sin ganas de hacer nada, cansado de crear infinitos mundos de los cuales perdía cada vez el control. ¡Basta!, necesitaba una pausa y un largo reposo; ¡qué alguien se inventase algo para recrearlo usando esa materia de la que están hechos los sueños!, ¡qué le poblasen aquellos campos baldíos con nueva linfa e ingenio!
De un momento, dio la vuelta al infinito.
En la pequeña galaxia gobernada por el sol, encontró a unos pocos kilómetros de distancia a un bardo inglés y un escritor castellano que hacían al caso suyo.
Desde entonces, William y Miguel cantan sus historias a la derecha del Señor entre un coro de ángeles, arcángeles y querubines.
Oh, when the saints, go marchin' in,
Oh when los santos go marching in,
Oh Lord, I want to be in that number,
Cuando los santos go marching in.
Oh when they gather 'round the throne,
Oh when they gather alrededor del trono,
Oh Señor yo quiero estar in that number,
Cuando se reúnen 'round the throne.

Nota pessoana:
Há uma razão na escolha daquela fecha. Parece mentira o um destes jogos que gosta fazer o destino, no mesmo ano (1616) morreram tanto William Shakespeare como Miguel de Cervantes Saavedra.
(continua da Aitan)
***
Si decisero per questa strana bottega.
La bottega di un pittore, che aveva smesso da tempo di disegnare figure e passava le sue giornate a incrociare lance ed aste, con la scusa di dipingere una battaglia.
Si decisero.
E furono tra queste quattro mura misere, spalla a spalla. E ognuno sapeva dell'altro.
L'uno, che aveva combattuto la buona battaglia, aveva in mente parole non sue: "quegli interminati spazi al di là di quella".
E l'altro si ripeteva:"la terra stessa geme delle doglie del parto...".
Poi il sole entrò come accecando e si posò sui pennelli e sui quadri, sulle tavole di legno e sui fogli.
Fu un momento e poi basta.

- ma tu che sei stato rapito al terzo cielo cosa hai veduto
- non ho veduto nulla
- nulla
- nulla
- l'infinita vanità del tutto
- una profondissima quiete
***
Parigi.
Un caffè elegante ma discreto.
Un tavolo, un uomo legge il giornale, noncurante di giovani donne sedute di fianco.
Un cameriere, si avvicina.
E' giovane, un ragazzo o poco più, i suoi brufoli non mentono.
"Monsieur?"
L'uomo elegante poggia il giornale sul tavolo, guarda il cameriere.
Un'occhiata, rapida, quel collo liso della camicia gli ricorda qualcosa.
Ma cosa?
Il cameriere ragazzo si scruta, lo sguardo dell' uomo l'ha colpito come una punta di spada.
Non coglie il senso della sua camicia, la voce quasi balbetta:
"Monsieur?"
L'uomo elegante medita un secondo, ordina, alla fine.
Chiederebbe un caffè, ma sa di non essere a Frosinone.
"Un cognac"
Il cameriere sorride, ha capito l'ordine, stavolta. Il suo esser inglese non l'aiuta, con la lingua.
Sa che il signore elegante, un italiano forse, l'ha in simpatia.
Pensa che potrebbe essere un santo, dal grande passato.
Od un peccatore, dal garnde avvenire.
"Questo pensiero mi piace, me lo segno sul diario".
Il padrone del caffè interrompe bruscamente i pensieri del giovane Wilde.
"Oscar, ici, bientot!"
Poi, rivolto al signore elegante
"Monsieur Landolfi, le telephone".
Chi disturba il caffè dell'elegante Tommaso?
Questa, è un'altra storia.
(Masso57)
***

-Scusi, permette? Lo zucchero...

- Prego, mi scusi, ero distratto.

- Ci mancherebbe.

Beve un sorso dal cappuccino, un po’ di schiuma gli si ferma sui baffi.

- Certo che avete una bella nebbia, qui.

- A me piace, sa. Anche se a volte mi viene una voglia, uno spasimo, di posti diversi: di palme, di larghi fiumi, di banane e polvere calcinata dal sole.

- Mah, cosa vuole. Dopo un po’ vengono a noia anche quelli. Andare, girare, sempre lo stesso andirivieni del cazzo.

- Forse ha ragione, andar lontano non serve.Si possono incrociare mille destini anche a un tavolo con un mazzo di carte, in effetti.

- Poi, ecco, questa nebbia mi affascina.

Si voltano entrambi in silenzio a guardare la nebbia schiacciata sulla vetrina. In mano la tazza, l’altro una tazzina. Un ciclista passa quasi invisibile, grigio sul grigio.

- Ci vedo delle cose, sa? Quel ciclista, ad esempio: pareva un cavaliere, così veloce ma quasi, non so, inesistente.

- Sa che l’ho pensato anch’io? Certo che anche lei di immaginazione ne ha.

- È quel che mi dice sempre mia moglie. Che faccio un gran miscuglio di realismo e magia. Ma lo sa, per dire, che io mi sono inventato una città e, le giuro, per me è più reale di ogni altra che abbi mai visto?

- Ma guarda, anche lei inventa città? Io ne ho inventate un sacco.

- Il fatto è che le cose inventate saran forse invisibili, ma per me sono consistenti, molteplici, esatte in ogni dettaglio.

- Solo, più leggere.

- Ecco, leggere. Ben detto.

Posa la tazza, alza il colletto al cappotto.

- La saluto. È stato un vero piacere.

- Anche per me. Io sono Italo, comunque, chissà mai che ci si riveda.

- Piacere, Gabriel. Ma se ci si rivedesse, chiamami Gabo
***
Dino aspetta il suo ospite seduto a un tavolo sfogliando la Gazzetta dello Sport.
La porta del locale si apre violentemente, arriva Ernesto...
(continua da Bombay)
***
L'uomo tozzo spalancò la porta con una pedata. In mano aveva una bottiglia di vino senza etichetta ed era palesemente ubriaco.
Con un sobbalzo la ragazza sollevò gli occhi dal libro di poesie che teneva nelle mani unite e lo guardò con disgusto.
L'uomo tozzo si mise a ridere sgangheratamente: "Chissà come mai a me capitano solo pazze o puttane. Tu l'aria da puttana non ce l'hai, quindi devi essere pazza."
Tirò su la bottiglia e bevve due lunghe sorsate di liquido scuro. Si staccò con un sorriso e si asciugò le labbra con il dorso dell'avambraccio. Guardò la ragazza:
"Non parli eh? Meglio così. Odio le chiacchierone."
Richiuse la porta con un colpo di tacco. Quindi scattò verso la ragazza. Scivolando sulle ginocchia le infilò le mani sotto la gonna lunga fino ai piedi. La ragazza si ritrasse in piedi in un balzo.
"Ma signore!"
"Scusa, volevo controllare com'eri messa in mezzo alle gambe. Direi molto male." Bevve un lungo sorso poi porse la bottiglia alla ragazza: "Un po' di bumba? No? Guarda che fa bene ai nervi.... come credi. Senti, cos'è che stavi leggendo?"
La ragazza con un gesto secco nascose il libro dietro alla schiena. L'uomo tozzo la guardò sarcastico: "Come se me ne fregasse qualcosa." si sedette sul divano.
"Sono... sono poesie."
"Di che parlano? Aspetta, non dirmelo: parlano di voli di uccelli e corvi neri su campi di grano dorati, di viali alberati che danno su radure eccetera."
"Più o meno. Dice:
mi destai alla siccità e le felci erano morte,
le piante in vaso gialle come grano;
la mia donna era sparita
e i cadaveri dissanguati delle bottiglie vuote
mi cingevano con la loro inutilità.
"
"Ci avrei giurato! E chi è il buffone?"
"Charles Bukowski."
"Eh? Ah sì, può essere."
(Boinz)
***
M - "è permesso..c'è nessuno?"
P - "uno, nessuno, centom..ah, ingegnere, e lei? entri, la porta è aperta.."
M - "eeh, si fa presto a dire che la porta è aperta..occorre che lei
mi precisi prima, e con rigorosa esattezza quanto sono alti gli
stipiti di detta porta - sa, potrebbe accadermi di prendere una
craniata, entrando.."
P - "suvvia, collega, cali la maschera e non buffoneggi! faccia mente
locale su una, almeno una delle sue personalità multiple! e, per
cortesia, non varchi la soglia con quella più pessimista!"
M - "mmm..non avrebbe da propormi un'azione parallela? chessò, entrare
da un cancello di servizio senza stipiti duri.."
P - "su, su..sappiamo entrambi che il duro è relativo..lei è troppo
scettico, perchè negarlo?"
M - "e chi lo nega! gli è che qui tutto sembra, dico SEMBRA in ordine,
ma potrebbe esserlo solo in apparenza: si sa come vanno certe cose: se
il caos fosse in agguato oltre la sua porta?"
P - "sa..penso che nulla porti a nulla"
M - "d'accordo, allora cedo..visto che tanto, per me, ciò che è
equivale a ciò che non è!"
P - "vedo che siamo in sintonia e concordo con lei che ogni certezza è
provvisoria - comunque..ci pensi e decida velocemente: accetta un
cordiale o una tazza di tè?"
M - "l'uno o l'altro mi sono egualmente indifferenti ma..vada per il
cordiale..purchè sia di qualità, s'intende.."
Robert Musil / Luigi Pirandello
(Senzaqualità)
***
- Chi può dire, signor nostromo, in questi vapori densi di bonaccia che ci inchiodano sempre alla stessa distanza dalla linea dell’orizzonte, che cosa si muova dentro quest’acqua di serpenti di mare e di relitti?
(...continua da Caracaterina)
***
Soddisfatta della cena rouge, (due fragole, 3 bicchieri di Beaujolais
ed infine radicchio con chicchi di melograno annaffiato d’aceto), la scrittrice
s'alza lisciando il vestito che nella seduta si è increspato sul ventre.
Un ambiguo messaggio telefonico, di uno sconosciuto, le ha comunicato
che l’attende all' Opèra alle ore 23.00.
Troppo chiassoso il locale, ma la voce,dall'accento italiano,l'ha incuriosita...
(continua da Blulu)
***
AM: "Mi scusi, anche lei è stato convocato.."
GP: "Eh, sì. Una bella seccatura"
AM: "Non me ne parli. Ma non ci si può far nulla. Se Dust ci evoca, noi si va"
Sam: "Salve, gente"
Ralph: "Bello vedervi insieme"
GP: "Se è Dust a mandarvi, desidero sapere perché mi ha disturbato, giusto mentre stavo strigliando la mia cavallina"
S: "Quella che portava.."
GP: "Esatto"
R: "Il solito fanciullino. E dei cavalli normanni che mi dici ?"
GP: "Alle lor poste, come sempre"
S: "Ehi, AM, e tu che combinavi ? La noiosa lavata di panni in Arno del fine settimana ?"
AM: "Ben peggio: ho dovuto interrompere una gita sul lago di Como. Sapete, in quel ramo che.."
R: "Sentito, Sam ? Lo sventurato ha risposto"
GP "Ma..cos'è quello ?"
S: "Un martello gigante. Si usa nei cartoni animati, il mio bel Zvanì"
AM: "Fermo !"
S: "Seeh.. e Lucia"
[ con uno zonk ben assestato splatta GP in una nuvola di dripping rossastro ]
AM: "GP.. è siccome immobile.. oddio, e quello è per me?"
R: "Certo, questo guantone da box a molla king size punta dritto su quel vaso di coccio del tuo testone. Paura, eh?"
S: "Be', Ralph, il coraggio, se uno non ce l'ha non se lo può mica dare.. Polverizzami il Lisander, dai"
[ il pugno boinga e cruncha la testa di AM ]
R: "Dust sarà soddisfatto"
S: "E' dal liceo che voleva farlo"
R: "That's all folks !"
[ birra ]
(Dust)
***

In un elegante caffé di Tieste, una coppia.

Parlano e fumano, fumano e parlano.

Per essere precisi: lui parla molto, lei ascolta attenta...

(continua da tt )

***

“Signora Woolf, signora Woolf!”
La Signora si volta di scatto: una ciocca di capelli di traverso sul viso, lo sguardo furente, le lunghe dita unghiute, come zampe di uccello, conficcate nella minuscola borsetta di veluto, a sacchettino.
“Che vuole?”
“Ha appena perso una forcina..”, le fa Aldo Busi con un sorriso da lupo, avvicinando la mano alla scombinata capigliatura della signora. Sotto il sole i capelli della donna scintillano debolmente, come un pasticcio impolverato di fili di ottone, e lo attraggono docili, modesti. “Se aspetta un attimo, gliela rimetto io”.
“Stia lontano da me, razza di pervertito!”, squittisce la Woolf, girandosi sui tacchi con tale foga da perdere quasi l’equilibrio, e il tacco della scarpa le rimane impigliato in una grata del marciapiede. Scuote la caviglia inviperita cercando di liberarsi, ma quello resta lì, saldamente incastrato. Esasperata si sfila allora la scarpa, aiutandosi con la punta dell’altro piede – e si allontana di fretta, mento all’aria, zoppicando con teatralità.
Busi la guarda girare l’angolo, aggrappandosi al muro come una Bertini alla tenda, poi osserva pensoso la forcina, tenendola con due dita come un verme un po’ schifoso. Alla fine, con una smorfia di disgusto, la lascia cadere nella grata, giusto nella fessura dove giace, semirovesciata, la piccola scarpa. Tristemente sformata.
“Lo sapevo, che era una sciacquetta”, borbotta fra sé e sé, riavviandosi.
***
Signore, ti senti bene?

Perché piangi?
Non sto piangendo.
Lo vedo, che piangi. Non mi dire bugie.
Hai ragione, sto piangendo. Ma non ha importanza.
Non si piange senza importanza.
E’ solo che vorrei tanto capire.
Che cosa?
Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.
Amore?
Già.
Sono troppo piccolo per saperlo.
Magari potresti chiederlo al tuo tigrotto.
Hobbes? Lui non ne ha idea. Non è umano, lui. Non è nemmeno vivo. E’ solo un peluche.
Lo so. Ma ero convinto che tu pensassi che fosse vivo.
Una volta, forse. Una volta ci credevo.
E poi.
Non lo so. Forse mi sono solo accorto che non era vero. O forse il fatto che gli altri non se ne accorgessero lo ha ucciso.
Questa è una cosa molto triste.
Davvero?
Beh, si. Penso di si.
Ecco mio padre. Sta venendo a prendermi.
Digli che resti ancora un po’ con me. Mi piace parlare con te.
Lui mi ha creato. Lui decide quello che devo fare.
Non esiste libero arbitrio, nel tuo mondo?
Non più di quanto ne esista nel tuo.
Vuoi star zitto, per favore?
Vieni, ti porto a conoscere il mio papà.
E perché? Voi non sapete che cos’è l’amore.
Può darsi. Però se ti disegna possiamo restare ancora un po’ insieme.
(
Burmashave)
***
...una giornata fredda e pungente: quattro individui, quattro anime, quattro persone, quattro. Un polemico ubriacone, uno schizzato paranoico, un genealogico e un tisico...
(continua da Panda4x4)
***
Mosca, inverno 1926. Ore 18.40
Un cittadino, solo, siede al tavolo di un caffé presso gli stagni del Patriarca.
Sotto gli occhi, una pièce teatrale resa ormai quasi illeggibile da troppe correzioni a matita, che riempiono ogni spazio bianco...
(continua da Carlo)
***
"Cazzo mi faccio un Montecristo n. 5. Come si chiamava quel diavolo dell'ottavo nano? DeLillolo, mi sembra"
Don DeLillo entra con una pallina di baseball in mano e un occhio nero.
"Un fuoricampo degli Yankees; mi sono giocato la retina ma ne è valsa la pena".
Mordecai Richler, seduto vicino al biliardo spariva quasi dietro alla nuvola del fumo che usciva dal sigaro.
"Cazzo, Mordecai, ma tu sei morto!"
"Infatti Don, qua non è più il mondo normale; sto sotto terra: è l'Underworld"
Mordecai Richler si alza e prova a fare il tip tap, ma crolla a terra.
Don DeLillo pensa: 'cazzo, nel Bronx può succedere di tutto'
(
Stefanopz)
***
brocche di vino,per natura,corrompono anime e nuvole.marmi riarsi dal sole con nostalgie infinite di falesie,ruminano umori palesati da chiacchere diuturne tra gli astanti della taverna del foro boario.lui lo raggiunge al tavolino scortato da centurioni in borghese accolto da un ave cesare sottolineato da un sorriso ricco di fermenti.
-ergo Sei tu,sei tornato
-come convenuto,mon amì.non mi aspettavi?
-magari un po prima
-ho trovato traffico a Damasco
-capisco....perchè hai un aspetto trasandato..fratello?
-è un ottimo rimedio contro la cattiva gente di tutti i tempi,"persino nelle società piu primitive gli alienati vengono lasciati in pace".Ed io,evidentemente,ho già dato.ora devo lasciarti
-No,aspetta.un attimo..
(Fa un segno vago con la mano e si allontana gongolando cristeggiante)
(
Diamonds)
***

Ginevra, nella hall di un lussuoso albergo vista lago, una sera d’autunno.

L’ha invitata alla sua conferenza. Lei, ormai residente in Svizzera da anni, ha accettato...

(continua da Titti)

***

Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca Raymond salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara.

Il visconte Italo di Terralba, mio zio, cavalcava per la pianura di Boemia diretto all'accampamento dei cristiani. Lo seguiva uno scudiero a nome Curzio.

Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano Greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano le persiane. I Normanni bevevan calvadòs.


Perché tante cicogne? - chiese Italo a Curzio - dove volano?

Il duca Raymond sospirò pur senza interrompere l'attento esame di quei fenomeni consunti.


Finalmente ecco, lo scorsero che avanzava laggiù in fondo, Italo, su un cavallo che pareva più grande del naturale, con la barba sul petto, le mani sul pomo della sella. Regna e guerreggia, guerreggia e regna, dài e dài, pareva un po' invecchiato, dall'ultima volta che l'avevano visto quei guerrieri.

- Tutta questa storia, - disse il Duca Raymond al Duca Raymond, - tutta questa storia per un po' di giochi di parole, per un po' d'anacronismi: una miseria. Non si troverà mai via d'uscita?
(Rosabianca)
***
Agliè: la sera è scura su queste case di contadini che odorano di cena. Dolci colline torinesi creano conche tranquille...
(continua da Lilas)
***


“E’ freddo il deserto, di notte”.
L’uomo si massaggiò la spalla indolenzita, poi tornò a guardare il cielo arrossato dal sole al tramonto.
La donna annuì distrattamente.
“Già… freddo come gli inferni di Zandru”
Dietro gli occhiali spessi da miope, lo sguardo andava oltre l’orizzonte infuocato… un cielo viola, un sole rosso sangue e tre lune che facevano capolino ad est le riempivano gli occhi di una luce addolcita.
Con un piccolo brivido, si riscosse e si impose di prestare più attenzione al suo compagno.
Piccolo e mingherlino, con quell’accento straniero (francese, sembrava) era così diverso da lei, eppure…
L’uomo estrasse un taccuino e una matita da un tascapane da aviatore, poi tirò a sé un tavolino da campo e si mise a…
“Cosa sta facendo?” chiese la donna, incuriosita.
“Disegno” rispose lui “Non lo facevo da tempo, ho perso l’abitudine” continuò, imbarazzato. “Vede?” disse poi, mostrandole il taccuino.
Guardò il disegno con attenzione, poi gli restituì il taccuino, in silenzio.
Lui scrollò le spalle. “Già. Dovrei fare più esercizio”.
“Non ci sono molti serpenti, dalle mie parti… e neanche elefanti, se è per questo. Ma questo boa deve essere ben grande, per averne mangiato uno” disse lei con un sorriso.
L’uomo la guardò, stupito, ed un sorriso si allargò sul suo volto in risposta a quello di lei.
“Sarebbe bello se gli uomini sapessero andare oltre le apparenze…” le disse, speranzoso.
“Già” aggiunse lei, lo sguardo di nuovo perso nell’orizzonte “e che dire, se riuscissero a leggersi nel pensiero?”
(Riccionascosto)
***

Una luce opalescente rifletteva nella Neva un cielo di latte.

Un uomo possente camminava a fianco a un ometto breve dalle gambe storte e il cilindro a sghimbescio...

(continua da Gardenia)

***

"E così hai una laurea in medicina"
"Ho fatto il medico fino alla fine"
"Mica per i soldi, no?"
"Ehi, stai mica parlando a un borghese, amico"
"Certo, lo so, ho letto Nietzsche anch'io, che credi?"
Gli si increspavano troppo le labbra quando sorrideva sotto i baffi.
"Sì, l'ho letto del tuo gran signore dei granchi, Arturo Bandini"
"Io i tuoi libri l'ho letti poco"
"Per forza sei americano. Cazzo te ne frega a te della cultura"
La sua bocca invece partoriva conigli macellati quando apriva al sorriso.

(Luis-Ferdinand Céline e John Fante, continua da Strelnik)

 

***

Scendeva silenziosa e cupa la sera. Nelle vie del centro il passeggio scorreva lento. Personaggi impettiti – soldatini di piombo, li si direbbe, se non fosse per le rare signore – incedono a gruppetti, qualcuno fumando, qualcuno chiacchierando.

Il sole è ormai sceso da un pezzo dietro le torri romane di Palazzo Madama. Il lampionaio gira ad accendere le luci con la flemma ed il ritmo di un dovere fatto fino alla consunzione.

Dal cancello dell’edificio dell’Università esce un personaggio paludato con una strana zimarra scura, dal collo di pelliccia, tenendo sotto il braccio uno scartafaccio di fogli ingialliti, a malapena legati da un nastro.

(Erasmo e Nietzsche, continua da Falsomagro)

***

Il treno puntuale si muoveva lento nella campagna autunnale, lo scompartimento di terza classe era scomodo ma valeva la pena visto il costo della prima e anche della seconda. Nessuno capiva la convenienza della seconda classe. La prima, vabbeh, uno dice "Status symbol, jet set, VIP", ma la seconda? Meglio la terza, chiaramente: convenienza e qualità.
"Scheisswetter" sagte Johann Wolfgang von Goethe.
"What the fuck 're you saying?" The man in front looked at him through his ridiculous spectacles, although he was the famous writer James Joyce.
"Ich spreche kein Englisch, Arschloch".
"Italiano?"
"Un poko, pikkolino, haha, mamma mia, pizza, et cetera, haha."
"I wondered, ehm, chiedevo… quale cosa stava dicendo lei."
"Oh, penso, tempo di mierda, si dice?"
"Ah, yeah, shitty weather, pouring rain, the sky is pissing. Si dice t-e-m-p-o d-i m-e-r-d-a."
"Bravo… (Goethe seuzte halb-tief)…oggi non essere più stacioni."
"Neanche mezze, per questo"
"Ja, aber hoffentlich werden wir Schnee am Weihnachten haben."
"What?"
"Scusi... dicevo, con t-e-m-p-o d-i m-e-r-d-a almeno forse neve per Natale, oder?"
"FUCK! I forgot the presents for the children! Grazie mille di avere ricordato, devo comperare regali bimbi! Scusi, arrivederci!"
"Oh, Adios." Goethe schaute nochmals aus dem Fenster und sah nur Regen und Nebel. "Scheisswetter" sagte er.

(Elapside)


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Gentili Dottori e Dottoresse,

onde non far perdere nell'oblìo degli archivi

i vostri contributi all'idea del mio Amatissimo Capo Dottor Effe

sono lieta di informarvi che potrete postare QUI

sia questi che quelli che vorrete scrivere in futuro.

I Dottori/esse che hanno partecipato sino ad ora, sono pregati di andare

a controllare nella loro posta privata Splinder: troveranno le chiavi

per entrare nella nuova casa degli Incontri Impossibili.

Per chi vuole partecipare: basta scrivere a SignorinaSilvani in posta privata Splinder.

(s'allontana ancheggiando cordiale)






































































































































































































































































































































































































affrancato e spedito da Effe | 13:05 | commenti (50)

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