URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

martedì, dicembre 14, 2004

Posizioni Orizzontali Spa
Impresa di pompe funebri

terza e ultima parte
(continua da ieri, per vostra disgrazia)

Cercammo dappertutto, ma una bara, quando c’è, è difficile che passi inosservata, e presto fu chiaro che all’interno del supermarket non c’erano tracce evidenti di feretri.
Da una ricostruzione postuma risultò poi che qualcuno si era presentato alla cassiera con la bara, dopo aver applicato sul coperchio il codice a barre di una confezione formato famiglia di Stecco Ducale.
Tra l’altro, quella settimana sullo Stecco c’era anche il tre per due, per cui fu tutto sommato una fortuna che in quella circostanza, come invece in altre occasioni, non trasportassimo più di una cassa per volta.
E insomma, dovemmo alla fine avvertire il titolare.
Questi ci raggiunse in pochi minuti a bordo della Seicento di servizio.
La Seicento aveva il portellone posteriore sollevato, e dall’interno fuoriusciva per una buona metà un feretro simile a quello che si era involato (questo però era il modello sweet dreams are made of this).
"E’ il rag. Serpetti" ci informò trafelato il capoccia.
"Ma il funerale Serpetti è domani mattina, come facciamo se il fu lo usiamo oggi per il funerale Navigatori?" domandammo dubbiosi.
"Una cosa per volta" sospirò pragmatico il titolare, tergendosi la fronte con un fazzoletto listato a lutto.
Pensavamo che la situazione si fosse ormai risolta per il meglio quando, all’arrivo dei parenti reduci dal privée, la moglie viva del marito morto pretese che aprissimo la bara per l’estremo saluto al compianto.
Non ci fu verso di farle cambiare idea, e fummo costretti a scoperchiare il Serpetti.
"Ma siete sicuri che sia proprio mio marito?" domandò la signora con una punta di sospetto.
Con lo sguardo velato dal dolore contrattualmente previsto, il titolare si sporse sulla cassa aperta, si piegò sulla cara salma ad esaminarne minuziosamente i tratti, a una distanza di dieci centimetri dal viso del Serpetti – era in effetti un po’ miope. Non il Serpetti, il titolare - e quindi confermò:
"Sissignora, è proprio lui".
"Eppure" volle insistere la vedova, non del tutto convinta, "sembra diverso. Quei mustacchi, ad esempio. Ecco, sono sicura che prima non li aveva".
"Vede, signora" spiegò serafico il titolare "anche dopo il decesso, i peli della barba continuano a crescere".
"Venti centimetri in una notte sola?"
E insomma, alla fine anche gli altri parenti, insospettiti, si avvicinarono al feretro, ognuno dando il proprio giudizio sull’identità dello scomparso.
"Sì, sì, è proprio lui".
"Ma che dici, lui era molto più brutto".
"Be’, non mi dirai che questo qui è bello".
"Ma non vedi che è sputato la sua povera mamma?".
"In effetti, anche la sua mamma aveva i baffi. Molto più lunghi, però".
Alla fine, il titolare dovette ammettere la sostituzione, spiegando com'erano andate le cose.
"Interriamolo lo stesso", propose, "in fondo quel che conta è il pensiero".
I parenti iniziarono a mugugnare.
"Ma come facciamo a seppellire uno che neppure conosciamo? Magari era un poco di buono. Cosa deve dire la gente, vedendoci in sua compagnia?".
"Ah, quanto a questo" intervenni io, "il rag. Serpetti era persona degnissima e timorata di Dio".
"Eh, si dice così di tutti, ma poi…".
"Lavorava in banca da trentacinque anni, e non aveva mai fatto un solo giorno di mutua".
"Ma chissà se aveva debiti, o magari qualche multa non pagata".
"Lo escludo. Signori, non per dire, ma questo è un signor cadavere" riprese il titolare.
I parenti storcevano ancora il naso.
"Pensate che ce l’hanno chiesto anche per un altro funerale, per questioni di rappresentanza, e lo abbiamo rifiutato per riservarlo a voi".
I parenti nicchiavano.
"E poi, una volta ha fatto anche le selezioni, senza superarle, per partecipare a Ok Il prezzo è giusto. Quello di quando conduceva ancora Gigi Sabani, eh, mica cotica".
Il titolare ci sapeva fare, in questi casi. Indovinava per istinto il profilo psicologico del cliente.
A questa referenza di sfiorata notorietà catodica, il corteo elevò grida di giubilo, e ci avviammo tosto al camposanto.
Fu uno dei funerali più allegri che io ricordi, con tanto di bicchierata finale al solito chioschetto.
Alla fine del turno arrivai a casa provato dal caldo e dalla fatica, ma con il cuore colmo di letizia.
Mi concessi un bicchiere d’acqua lievemente frizzante e spalancai la finestra della cucina che affacciava direttamente sulla zona industriale, inspirando profondamente il pulviscolo residuo e vespertino.
"Mioddio" confessai a me stesso non meno che al mondo intero, "come amo questo lavoro".














































affrancato e spedito da Effe | 10:06 | commenti (32)

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