URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

martedì, gennaio 11, 2005
Un poeta

Lungo muri già notturni lui s’avanza, seguito e annunciato dalla sua stessa ombra elettrificata e varia.
Ben chiuso per difesa nel cappotto, d’estate sempre come d’inverno, logoro ormai non meno dell’anima, questa come quello d’ampia misura.
Compie diuturno il suo dovere nascosto, localizza in un punto preciso del suo sentire il dolore per un altro giorno che si allontana, irraggiungibile ormai.
Le strade colme di vuoto e di silenzi in eccesso.
Cammina, a raggiungere ogni angolo della notte, in alto e in basso, sopra e sotto di lui.
Sfama con i pochi avanzi delle tasche i pigri gatti di quartiere, randagi non diversamente da lui, senza patria ed estraneo alla sua stessa vita.
A tratti improvvisi, disannunciati, a nulla di visibile ancorati, sorride un sorriso di pochi denti tra la barba ruvida.
Riprende a fine notte il passo più lento del ritorno, a salir le scale ancora buie, fin su, con poco faticoso respiro fino al sottotetto.
Nella stanza, poche cose, quasi tutte dimenticate ormai.
Un abbaino ritaglia nel buio una promessa di poca luce sopra fogli che traboccano di scrittura e febbre avida.
Il sole s’intuisce appena sotto la linea dei tetti, ma trattenuto, come l’indecisione di un respiro che è sospeso.
In un angolo del buio che ora stinge, la luna larga e alta ancora.
Lui si appoggia alla sedia diseguale, e con un fiato appena che sgoccia sopra tutta la città, sussurra che tutto ricominci.
Solo allora, con un tremito nascosto al mondo, solo allora inizia ancora il nuovo giorno.


affrancato e spedito da Effe | 15:30 | commenti (45)

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