URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

martedì, febbraio 15, 2005

Un diario
(prima parte)

Giovedì 12 novembre.
Arrivato nel primo pomeriggio dopo tre giorni di treno.
Il medico che sostituirò avrebbe dovuto attendermi alla stazione, ma pare se ne sia andato da più di due mesi. Non posso dargli torto: il caldo e l’umidità sono intollerabili, il villaggio sembra orribilmente arretrato e la gente parla un idioma incomprensibile che sa di fatica e di foresta.

Venerdì 13 novembre.
Sistemati i bagagli nella casa destinata al medico. Effettuato sopralluogo nell’annesso ambulatorio, che appare saccheggiato. Mancano gli arredi e quasi tutti i medicinali, in particolare chinino, che qui usano per ogni patologia, soprattutto a sproposito. Mi preparo a numerosi casi di intossicazione.
Redatta lista dei medicinali da far giungere dal capoluogo. Il treno postale non passerà che tra una settimana.

Lunedì 16 novembre.
Si è presentato un giovane uomo, in nulla diverso dagli altri locali se non per il fatto che parla una lingua civile, la mia.
Sostiene di aver lavorato come custode-tuttofare per il medico precedente. Concordato salario settimanale per le sue imprecisate mansioni. Ha un nome impronunciabile, ma pare non ci sia neppure bisogno di chiamarlo: quando ho bisogno di lui, mi giro e me lo ritrovo alle spalle. Presenza utile ma inquietante.
Ricordarsi di tenere sotto chiave denaro e credenziali.

Giovedì 26 novembre.
Il caldo è in aumento, segnalati tre nuovi casi di febbre malarica. Ancora in attesa delle scorte di chinino, inviato in città telegramma urgente, nessuna risposta.

Venerdì 27 novembre.
Il mio custode-ombra si reca ogni giorno nel vasto giardino incolto che si trova, recintato e chiuso da un alto cancello, sul retro della casa.
Nel giardino, ormai ridotto a bosco, molte palme e i resti in rovina di un gazebo. Il custode porta con sé un fagotto che svuota all’interno del giardino, attraverso le inferriate. 
Tenerlo d’occhio per capire cosa fa.

Sabato 28 novembre.
Osservato il comportamento del custode dalla finestra del primo piano. Il fagotto contiene avanzi di cibo. Una volta vuotato il tutto tra le erbacce, l’uomo ha emesso una specie di richiamo e si è allontanato.
Dopo pochi minuti, dalla parte più interna del giardino è comparsa una ragazzina dall’apparente età di dodici anni o tredici anni che ha raccolto velocemente il poco cibo, scomparendo di nuovo nella boscaglia.

Domenica 29 Novembre.
Chieste spiegazioni al custode. La ragazzina era scomparsa dal villaggio anni prima, forse rapita per amore da un fratello del padre, scomparso anche lui.
La sposa-bambina era tornata al villaggio tre anni più tardi, da sola, rifiutando di raccontare quel che era successo.
La famiglia l’ha ripudiata, cacciandola di casa a colpi di pietre.
Il mio predecessore l’ha curata e rinchiusa nel giardino, incaricando il custode del suo sostentamento.
Oggi prima morte per febbre malarica da quando sono al villaggio.

Lunedì 30 novembre.
Trovate in un cassetto dell’ambulatorio le chiavi dell’insormontabile cancello che chiude il giardino. Lasciato tra l’erba incolta un piatto con frutta e formaggio.
Vista la ragazzina dalla finestra del primo piano. Appare sporca, vestita di stracci. Capelli lunghissimi e sciolti le sfiorano i piedi mentre cammina.
Secondo il custode, la bambina da anni non permette a nessuno di tagliarle i capelli, mi ha mostrato i segni dei morsi lasciati sull’avambraccio durante un inutile tentativo effettuato mesi prima.

Martedì 1 dicembre.
Oggi niente cibo alla ragazza, per studiarne il comportamento. Vista mentre dissotterra un avanzo del formaggio di ieri, nascosto tra le radici di una palma. Il formaggio appariva interamente ricoperto da un velo nero di formiche.
La ragazzina lo ha inghiottito senza ripulirlo dagli insetti.
Osservato il suo viso con un binocolo da teatro: è bellissima.

(segue e termina giovedì 17 febbraio ore 09.00)


affrancato e spedito da Effe | 10:12 | commenti (48)

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