Se sono blogger ovver scrittore, per me va benissimo, pensò Herr Herzog.
C'era
della gente che pensava che fosse un grafomane, e per qualche tempo persino lui l'aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a palesarsi nella sua guisa un po' ubiqua, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido. E forte. Gli pareva d'essere stregato, e scriveva quotidianamente, indirizzandosi alla gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondente interazione, che da oltre due anni, dovunque andasse, si trascinava dietro una valigia piena di carte.
Se l'era portata, quella valigia, da casa al lavoro, e dalla scrivania al desco familiare ogni santo giorno dal lunedì al venerdì. Per poi smettere di santificare anche lo Shabbat. Solo una breve vacanza, dalla quale era riscappato indietro subito; due giorni dopo aveva preso la moto e - catch the blogger - era filato in suo rifugio segreto, nell'austero palazzo della Compagnia. Lì, nascosto in mezzo alle tariffe e oppresso da ombre sinistre, scriveva a più non posso: freneticamente, ai giornalisti, ai blogger pubblici, ai soliti moralisti; e ad amici, a parenti e ad apparenti. E finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti e poi anche ai morti famosi.
Oggi avrebbe scritto anche a Saul.
Saul Bellow
Montreal 1915
Brookline 2005