Atto di fede
(prevista la facoltà di abiura)
Su Lipperatura si parla - a sprazzi - del rapporto tra letteratura e realtà.
No.
Io non credo che la letteratura debba soccombere all'eccessiva plausibilità del reale.
Non credo che debba esserne testimonianza, ma piuttosto accusa e rinegoziazione.
Credo che la scrittura debba indagare non il reale, ma il vero, e del vero le infinite possibilità.
Credo che della verità non si possa dare definizione, ma che si debba invece compiere l'operazione inversa: non de-finire, non de-limitare, ma eliminare confini e limiti.
Credo che la letteratura sia invero un processo di sottrazione, un tempo in levare. Credo che il suo compito sia abbattere muri e negare certezze.
Credo che la scrittura debba parlare degli assenti, e non della presenza.
Credo che la scrittura non debba legarsi alla vita, a una vita, quella presente e reale dello scrittore, perché la letteratura è la dimostrazione che una vita sola non basta.