Dell’impossibilità
(post con molte parentetiche)
Avete forse presente quel blogger, ma sì, quello là, dico, quel tal F. - ne taceremo il nome intero per amor di carità.
Egli risponde sempre – d’accordo, non proprio sempre, solo quando glielo chiedono – di non avvertire la necessità di pubblicare un libro – non ne avrebbe, in verità, neppure il talento, ma migliaia di volumi che languono in posizione francamente lasciva sugli scaffali delle librerie testimoniano che non si tratta di un impedimento insuperabile.
Ebbene, è egli impreciso, nella risposta.
In effetti dovrebbe piuttosto ammettere – che le parole hanno pur la loro importanza – di non avvertite l’urgenza della pubblicazione.
Perché invero sa, il signor F., che per pubblicare - è certo - pubblicherà, ma la cosa avverrà – è sufficiente ad affermarlo una dose minima sindacale di preveggenza – in età molto tarda.
Imperrocché egli vergherà il suo manoscritto nell’anno dei suoi settantasette anni.
Vi sarà un che di eccezionale, in un libro scritto a settantasette anni.
Sarà eccezionale perché conterrà un’intera vita.
Sarà eccezionale perché dimostrerà che le sinapsi dell’autore - ancorché usurate dal tempo - ancora sferragliano a dovere.
Sarà eccezionale perché attraverserà un cambio di secolo e di millennio.
Ma soprattutto, quel libro scritto a settantasette anni sarà eccezionale perché quel tal F. morirà ad anni settantasei.
Una prece.