URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

lunedì, maggio 16, 2005

Dal Libro dell’ApocalEffe
Giudizio Universale Parziale
alla Lipperini tutto si perdonò, ma questo proprio no

Palazzo di Giustizia Divina, via dell’Armageddon, mill’anni da oggi.
Nell’aula del tribunale attende in piedi la prima imputata, che sfoggia un giubbotto di pelle nera e un inconfondibile caschetto.
Entra il Giudice (si suppone quello Supremo, salvo sostituzioni interinali dell’Ultima Ora).

.

Giudice – Che fate lì in piedi, aspettate il tram? Sedetevi pure.
La prima sorpresa è l’accento da Quartieri Spagnoli del Giudice (ma l’ipotesi era già stata avanzata in passato su queste stesse pagine); la seconda è che il Gran Togato si presenta con il volto noto e asimmetrico del principe De Curtis, in arte Totò.
Giudice – Allora, iniziamo (apre il Libro dei Libri). Voi vi chiamate, vediamo un po’ (socchiude gli occhi da presbite) Lipperini Loredana.
Lipperini – Via, mi chiami pure LaLipperini, non ci tengo alle formalità.
Giudice – Ma che, niente niente voi sareste quella Lipperini, quella del blog?
Lipperini – Non posso negarlo.
Giudice – Lipperì, faciteme ‘o piacere, firmatemi un autografo. E’ per mio figlio, sapete, chill’ 'o guaglione è un vostro ammiratore. E io pure ogni tanto, sotto pseudonimo, qualche commentuccio sul vostro blog l’ho lasciato. Capirete, qui il tempo non passa mai, è una noia eterna, ci si deve pur svagare. E poi, anche altri vostri commentatori si comportavano un po’ come dio in terra. Stavo tra colleghi, insomma. Ma che avete combinato, Lipperì, perché siete qui?
Lipperini – Se è per i brutti pensieri che ho avuto nei confronti dell’editore Fanucci...
Giudice – E quelli mica sono peccati, anzi. No, no, qui vedo una cosa grave, grave assai, Lipperì. Queste cose non si fanno, quanto son vero io. Voi sul vostro blog sdoganaste un tipo sociale pernicioso e del tutto inutile, cavandolo dal limbo in cui prima era stato giustamente dimenticato. Si tratta di un tal (cerca di leggere sul Libro, ma fa fatica) un tal Gheenna, mi pare.
Lipperini – Macché, mai sentito. Quello l’avrà sdoganato D’Orrico.
Giudice – No, scusate, è che non trovo gli occhiali da lettura e qui il nome è scritto in piccolo. Aspetti che chiedo assistenza. Cancelliere? (nessuna risposta). Cancellie’! Scusate se vi disturbo, eh.
(entra Peppino de Filippo, in vestaglia e ciabatte; regge una tazzina)
Cancelliere – Gradite ‘o cafè?
Giudice – Macché caffè, quello semmai ce lo prendiamo con l’imputato successivo. Voi che avete gli occhiali, leggete un po’ qui. A proposito di occhiali, Cancelliere...
Cancelliere – Dite.
Giudice – Quelli che tenete sul naso sono i miei.
Cancelliere – E che ne sapete, mica ci sta scritto il nome sopra.
Giudice – Cancellie’, fino a prova contraria io sarei onnisciente. Passatemi gli occhiali. Oh, ecco, ora va meglio. Allora, sì, il nome giusto è Genna, Beppe Genna, di professione Miserabile Scrittore. Che poi, passi, il resto, ma scrittore, insomma... Lipperì, voi siete stata mariola. E il Miserabile di qui, e il Miserabile di là. Che poi, a furia di insistere, la gente magari ci crede pure che dietro al fumo della mitopoiesi sovraveritativa ci sia alcunché di intelligibile.
Lipperini – Io mi sono limitata a segnalare cose che mi sembravano interessanti, poi ognuno è stato libero di...
Giudice – E no, adesso basta con ‘sta cosa del libero arbitrio, che ve la siete inventata voi uomini a vostro uso e consumo, mentre qui il progetto originale era un altro. Comunque, Lipperì, con tutta la stima che vi devo e la simpatia che vi meritate, qui state proprio inguaiata, credete ammé. Cosa avete da dire a vostra discolpa?
Lipperini – Io credo...
Giudice – Bene, basta così, credere è cosa buona. Ma per me siete colpevole. Scusate, eh, ma oggi tengo un poco di fretta. Anzi, ho già anche scritto la sentenza prima di darvi udienza, tanto sono infallibile. E allora, per questo peccato incondonabile, viste le circostanze aggravanti, ritenute prevalenti sulle attenuanti generiche, io vi condanno a...
Cancelliere – Silenzio, o faccio sgombrare l’aula.
Giudice – Cancellie’, permettete una parola. A parte il fatto che quello semmai lo dovrei dire io, ma guardate che qui ci stiamo solo noi tre.
Cancelliere – Eppure io sento vociare.
Giudice – Avvicinatevi. Ecco qua, avete lasciato un’altra volta l’iPod acceso. Toglietevi gli auricolari, almeno
Cancelliere – Scusate, dotto’.
(in quel momento, entra intempestivamente l’imputato successivo)
Imputato – Qualora lo vogliate, io sono qui.
Giudice – Ma non lo vedete che siamo ancora impegnati, vi pare il momento?
Imputato – Tra il lusco e il brusco, ogni momento è quello giusto.
Cancelliere – Ma è Bonolis, lo riconosco!
(per la sorpresa lascia cadere la tazzina di caffè, che macchia irrimediabilmente il foglio della sentenza)
Giudice – Cancellie’, e voi mi guardate troppa televisione, ultimamente. Vedete ‘nu poco cosa avete fatto, qui non si legge più niente. Lipperì, il processo è andato a farsi benedire, che poi saremmo anche in tema. Facciamo così, tornatevene sulla Terra, e cercate di ravvedervi, finché siete in tempo. La prossima volta non vi voglio più trovare tra gli imputati. L’udienza è tolta. Cancellie’, chiamate qualcuno a pulire, io esco a fumare una sigaretta. A proposito, avete visto il mio pacchetto di Nazionali senza filtro?
(entra una vecchina con grembiule da lavoro; fuma Nazionali senza filtro)
Vecchina – Ma vedete ‘nu poco (pulisce lo scranno con uno straccio), quelli avranno dodici miliardi d’anni in due, e ancora si rovesciano il caffè addosso. Guagliuni.
(la vecchina esce borbottando, dopo aver buttato il mozzicone sotto il banco del Giudice. Ha la voce roca e il volto spigoloso di Tina Pica)


affrancato e spedito da Effe | 01:11 | commenti (31)

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