[il nucleo originale di questo branetto si è sviluppato, per colpa delle suggestioni di Untitled io e di Matteo, nei commenti a ritroso di questo post. E' un fatto singolare, perché Io e Plamasco è un blog ormai sfitto e in disuso - l'inquilina ha trasferito le masserizie in questo bilocale. Forse è vero che le scritture, a volte, hanno bisogno della nostra assenza. Ma il fatto è reciproco, cosa diavolo credono]
Chilometro 422
Tonio non si chiama Antonio, come tutti pensano quando si presenta tendendo la mano color del bronzo. Così lo battezzò l’arciprete, così lo registrò l’ufficiale di stato civile in quel paese dove non si parlava che in dialetto. Un nome tronco, chissà se conseguenza o preludio della sua vita fatta di pochi inizi e molte conclusioni. Anche con Lina è finita, dopo tre anni passati insieme.
Insieme non è la parola, ha detto lei. Tu sempre in giro con il camion, a parte quando ti mettono dentro per qualche mese. Torna quando avrai fatto la tua scelta, o non tornare più.
Da nord a sud e ritorno, ormai i suoi viaggi li misura in giorni e non più in chilometri. Sull’autotreno trasporta ogni genere di merce, ma soprattutto sigarette di contrabbando.
Tonio, quarant’anni o poco più, la pelle brunita dal sole che riempie la cabina di guida.
Ripetimelo ancora, dice suo padre. Viviamo in un Paese che non ha presente, e del passato è meglio non parlare, un Paese da cui tutti fuggono per strappare un futuro difficile ma almeno possibile, e tu cos’è che vorresti fare? Il ballerino di tango?
No, il padre di Jaki non può capire. Nessuno lo può. Non lì, non adesso. Il nastro con le musiche di Astor Piazzolla, con le sue note trascinate e legate che raccontano storie lontane, lo ha portato un amico dall'Italia per poterlo rivendere Ma nessuno a Tirana vuole comprarlo, e così l’amico lo regala a Jaki. Ogni volta che le note iniziano a disegnare vortici nell’aria calda, lui si sente elettrico e leggero. E’ come volare.
Jaki, sedici anni, poca carne sulle ossa lunghe e un sogno con le ali.
Maria non sa perché ha accettato di fare quel viaggio. Un sì che ha pronunciato pentendosene subito prima. Le sue amiche le dicono Vieni, ti farà bene uscire un po’ dopo tanto tempo. Da quando ha perso il marito, due anni fa, non vuole più sorridere. Le pare che non ci sia rimasta vita da vivere.
Adesso, Albissola-Trani dentro un torpedone azzurro di marca cecoslovacca. Un viaggio di quelli che costano niente, e alla fine ti fanno la dimostrazione di una batteria di padelle che proprio non puoi dire di no. Ora sono sulla via del ritorno, ma lei non ricorda nulla. E' stata muta e sorda per tutto il tempo, per sentirsi meno in colpa. Il torpedone rende anima e bielle al dio dei meccanici malandrini al chilometro 422 dell'Autostrada del Sole.
Maria, sessantadue anni, seduta su un cordolo di cemento nell’area di sosta Beato Annibale Maria di Francia, e un dolore che ritorna.
Questa volta Tonio è partito da Bari, destinazione Chiasso. Trasporta pesce surgelato, ma anche clandestini albanesi, altrettanto ricoperti di ghiaccio. L’autoarticolato deve fermarsi almeno ogni due ore, per evitare agli immigrati l’assideramento. A Chiasso il pesce non lo pagheranno granché, ma per trasportare i clandestini il compenso è elevato. Sono già in ritardo rispetto al programma, e quella è gente che non scherza, devono passare il confine questa notte. Ma Tonio non vuole rischiare di perdere qualcuno lungo la strada, sono pur sempre dei cristiani, anche se hanno uno sguardo diverso, più duro.
Il camion si ferma all’area di sosta Beato Annibale Maria di Francia, chilometro 422 dell’Autostrada del Sole.
Jaki con la mano a taglio davanti agli occhi si ripara dal sole basso. Il giorno finisce a ovest anche qui, come a casa sua, ma fa buio prima. L’aria sa di nafta e di asfalto caldo. Con le mani si friziona il corpo per ripulirsi dal ghiaccio e dalle minuscole scaglie di pesce. Si siede sul cordolo di cemento della piazzola, a guardare questo nuovo mondo che un po’ è anche suo, adesso, e il mondo gli sfreccia molte volte davanti, ben oltre il limite di velocità, diretto ai caselli successivi.
Un poco lo conosco, l’italiano, dice, a Tirana ascoltavo la vostra radio. Musica bella, ballabile. Mi piace, ballabile, è una bella parola.
Non riesco a non fargliene una colpa, di avermi lasciata sola, dice Maria. Andarsene così, di notte, mentre mi dormiva accanto. Si è portato via tutto il tempo. Quello che avevamo vissuto. Quello che dovevamo ancora vivere.
Sulla nave c’era uno che raccontava cose brutte dell’Italia. Ma io non ci credo, che ci rimandano indietro. Qui siete ricchi, qui c’è posto.
Da sola ho avuto paura di perdermi. Non sono più andata avanti. Sono rimasta ferma. Ma mi sono perduta lo stesso.
Chissà se ci sono scuole di ballo, qui. Scuole anche per albanesi. Che costino poco, voglio dire. E che insegnino il tango.
Anche noi, da giovani, andavamo a ballare. Era bello. Era come volare.
Sì. E’ come volare.
Chissà cosa sta facendo adesso, Lina. Tonio pensa a lei, alla sua casa con il giardino sul retro, e la strada che sale fino al bosco. Forse ha ragione lei. Vendere il camion, smettere di viaggiare. Avere dei vicini da salutare, al mattino. Tornare a casa, alla sera. Forse l’amore è questo. Una cosa semplice.
Solo più questa consegna, pensa, mentre armeggia con l’autoradio. Solo più questo viaggio e se mi va bene smetto. Arrivo, scarico, prendo i soldi e torno da lei. Se tutto va bene, è l’ultimo viaggio, pensa, mentre la pattuglia della polstrada inizia i posti di blocco tre chilometri più a nord.
Jaki, sedici anni, poca carne sulle ossa lunghe, e un sogno con le ali.
Maria, sessantadue anni, capelli grigi e un dolore che ritorna.
Sotto i lampioni che rallentano le ore della notte ballano piano, legati dal respiro rauco di un bandoneon, al chilometro 422 dell’Autostrada del Sole.