Sociologia spicciola
Tanto per dire: vi è mai venuto il ghiribizzo di verificare quanto è alta una pila da un euro formata da monetine da 10 centesimi?
Sì, lo so, in famiglia vi ritengono già abbastanza eccentrici senza bisogno che vi lasciate andare a codeste stramberie.
Vi vengo dunque in soccorso. La piletta in questione misura 2 centimetri - mi perdonerete una certa approssimazione nel calibro.
Questo significa che, a volersi portare in tasca un modico valore pari a euro 10 in monetine, si avrebbe una pila alta centimetri 20. Mica cotica.
Non c‘è modo di evitare la iattura del monetume: ad ogni acquisto in contanti, le cassiere, Erinni della moneta unica, ci riempiono di dischetti metallici d’infimo valore con evidente voluttà.
Inutile il tentativo di essere noi gli spacciatori di spiccioli ai danni del negoziante. Mentre, alla cassa, cerchiamo lentamente di totalizzare la somma di 148 euro in pìccioli da cinque centesimi, la coda di clienti alle nostre spalle sbuffa, si spazientisce, rumoreggia.
Quando la vecchietta dietro di noi telefona a tutti i congiunti per l’estremo saluto e per dettare le ultime volontà, comprendiamo che il tempo impiegato è davvero troppo, optando per il pagamento con banconota da 500 euro.
Usciti dal negozio, trasporteremo addosso un ammasso metallico di considerevoli forma e peso, che renderà sguincio e rigonfio il portamonete, trasformato in zavorra del nuovo conio.
Sarà l’essere cresciuto in un mondo che non ragionava in monete centesimate, ma stento ad abituarmi a questo ingombro. Lo sento sempre.
Provate infatti a sedervi, avendo nella tasca dei pantaloni 20 centimetri di monetine. Inevitabile la seduta di tre quarti, detta del fenicottero (svelato così il segreto della fascinosa postura di Dietlinde Gruber).
Si provi allora a inguattare il portamonete nel taschino interno della giacca.
Peggio ancora.
Intanto, c’è un evidente problema estetico, ché la giacca, zavorrata da un lato, vi scende a sghimbescio dalla spalla, rendendovi obliqui alla vista quanto il Gobbo di Notre Dame.
E poi, quel rigonfiamento sospetto attira sempre l’attenzione.
Quando uscite dal ristorante, v’insegue il maître per verificare che non vi siate intascati l’argenteria.
Se andate a teatro a sentire il Don Giovanni, e malauguratamente quella stessa sera è presente anche una qualche Illustre Personalità (un decerebrato televisivo, per dire) ecco che il manipolo di body-guard subito vi si avventa contro, come se foste portatori sani di una Magnum 44, spalmandovi al suolo con abile mossa di ju-jitzu.
Non contenti, il più cattivo del manipolo cava di tasca un crick smontabile in tungsteno e, prontamente ricompostolo, vi annulla entrambe le rotule.
Dopo le dovute scuse, verrete trasportato al locale Centro Traumatologico Ortopedico, dove vi sarà data possibilità di seguire il secondo atto del Don Giovanni grazie alla filodiffusione del reparto Grandi Invalidi.
A ben vedere, comunque, tutto ha una sua soluzione.
Se posso consigliarvi, frequentate con assiduità i luoghi noti per la deambulazione di un tipo sociale sempre più raro: il mendicante.
Dato il suo nuovo utilizzo, il mendico è davvero richiestissimo, e ormai riceve solo più su appuntamento, peggio di un idraulico.
Individuata che si sarà la vittima, prima ancora che questi vi porga il cappello (peraltro, un Borsalino di pregevole fattura, con fodera interna in cachemire) per pietire l’elemosina, riversategli spontanemante addosso il contenuto tintinnante di tasche e portamonete, seppellendolo nel vile metallo discoidale.
Lo sentirete anche voi, dopo, quanto la beneficenza allevi il peso dell’anima.