Il blogger è un Cantastorie
arti del discorso e meticciato linguistico
Si discute periodicamente (o forse mai si sospende di farlo) di cosa sia un blog, e come lo si debba condurre, e se ci siano dodecaregole o più da rispettare.
Non è strano e neppure ridondante.
Un nuovo mezzo ha necessità di indagarsi e di riflettersi (in se stesso, suppongo, e lo si chiami allora meta-blogging).
Posso dunque svelarvi d’aver raggiunto, a tal proposito, l’illuminazione definitiva: il blog non è uno strumento, una modalità, un’occasione (è anche questo, evidentemente, e però in subordine).
Il blog è (non ha, ma è) un linguaggio specifico.
Per questo non si riusciva a rispondere alle domanda "esiste un linguaggio che sia proprio del blog, e di nessun’altra forma di comunicazione?", posta anche a Galassia Gutenberg: perché si guardava al linguaggio come a un accessorio del blog, mentre ne è la dimensione ontologica.
Il linguaggio specifico del blog attiene, più che alla parola scritta, alle arti del discorso.
E’ nel campo dell’oralità, infatti, che va ricercata l’eredità che il blog raccoglie.
Perché il blogger questo è, e non altro: un Cantastorie.
Il riferimento non è solo ai blog di taglio narrativo, ma proprio al blog come linguaggio.
In effetti, ogni blog racconta qualcosa (che sia una recensione, una riflessione filosofica, una canaglieria d’altro genere).
E lo fa spostandosi in luoghi d’incontro definiti spesso, e con precisione, come piazze virtuali.
Così come la figura pressoché scomparsa del Cantastorie (a sua volta erede di più antichi Aedi), il blogger racconta quel che ha da dire direttamente nella piazza del paese, in mezzo alla gente, che interviene durante la sua performance con il plauso, il lazzo o la correzione.
Un rapporto così diretto e contestuale con il pubblico non è tipico di nessuna altra forma di comunicazione scritta.
Ma la cosa più pregante è un’altra.
I Cantastorie sono stati autori di una forma di meticciato del linguaggio.
Come espediente mnemonico, ma anche come modalità espositiva, ritmavano di frequente le loro storie modulando varie melodie.
Inoltre, spesso si servivano di tavole o tele che riportavano effigiate le scene più importanti delle loro storie.
Oggi, il blog eredita quella stessa contaminazione di linguaggi.
La scrittura del blog è ipertestuale, e porta dentro al post, facendone parte integrante, suoni, immagini, animazioni e altro.
Questi linguaggi differenti, attraverso i link, diventano il testo nel suo complesso (ce ne siamo accorti anche qui, dove l’ultimo paragrafo di quel branetto, riletto sulle note costì linkate, assume altra rilevanza rispetto alla muta versione originale).
Eccovi svelata dunque la vostra identità, o blogger che vi nascondete dietro fantasiosi nickname.
Non siete altro che Cantastorie.
Lo so, preferivate quando vi davano degli onanisti solipsisti, ché almeno avevate qualcosa da cercare sul Devoto – Oli.
Coraggio, ve ne farete presto una ragione.