URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

lunedì, giugno 13, 2005

Il Funzionario

Benché le dieci del mattino fossero già suonate da un pezzo, Nikolaj Vasil’evic Dovlatov poltriva ancora a letto come un sibarita.
La sera prima aveva fatto tardi giocando a whist a casa della governatoressa Praskovia Fiodorovna, e nel rientrare aveva dato ordine al vecchio cameriere Arkadj di non disturbarlo per nessun motivo al mondo.
E infatti, subito qualcuno bussò tre volte alla porta della sua stanza.
Era quello stesso Arkadj, che Nikolaj Vasil’evic accolse con innegabile bonomia.
– Arkadj, che il diavolo ti porti! Non ti avevo detto di lasciarmi in pace?
– Quanto a me, lo avrei anche fatto, Nikolaj Vasil’evic, ma resta certo che c’è qui, ma non propriamente qui, in effetti di là, in anticamera, un funzionario del ministero che dice di dovervi comunicare una cosa della massima urgenza. Poi, per me, fate come volete.
– E da quale ministero viene?
– E io che cosa ne so? - rispose con precisione Arkadj mentre usciva dalla stanza trascinandosi dietro l’artrite.
– Un funzionario – pensò con dispetto Nikolaj Vasil’evic – che il diavolo si porti anche lui, così si risparmia un viaggio.
Poi, però, giacché ogni russo di buona educazione tiene in gran conto il titolo e il grado, indossò la vestaglia da camera e diede udienza al funzionario, raggiungendolo in anticamera.
L’uomo, che vestiva un’uniforme nuova con un colletto alto e rigido, si voltò verso il padrone di casa, rivelando un nastro con l’effigie di un ragno appuntato al bavero.
– Buongiorno, Nikolaj Vasil’evic.
– Ad ogni buon conto, sì, certo, buongiorno anche a voi, però, diciamo, voi mi conoscete? Io vi conosco? In una parola, ci conosciamo?
– Mi chiamo Tanaton Tanatonovic Leteschin, consigliere titolare del ministero. E giustappunto dal ministero giungo per mettervi a parte di un fatto della massima importanza. E’ infatti ormai certo, secondo quanto ci consta, che vivere un numero eccessivo di anni nuoccia oltremodo alla vita stessa. Ogni anno vissuto, in verità, risulta per così dire tossico per il corpo, che patisce addirittura fino a morirne. Vengo dunque ad avvisarvi di questo, che vi asteniate assolutamente dal vivere, pena la morte.
– Ma io non ne sapevo davvero nulla! Siete stato davvero premuroso a disturbarvi per me, Tanaton Tanatonovic. Dovete però sapere che io, in perfetta buona fede, finora di anni ne ho già vissuti alcuni.
– Me ne dolgo, Nikolaj Vasil’evic. Ma voglio lo stesso rassicurarvi. Se avete vissuto due, al massimo tre anni, ebbene, in fondo si può sperare che la cosa non abbia poi ripercussioni letali.
– Le vostre parole mi sollevano, e tuttavia debbo confessarvi che, non avendo idea di quanto questo fosse pericoloso, ho consumato ben più di tre anni.
– La questione mi pare allora piuttosto grave, e certo non resterà senza conseguenze. Ad ogni modo, fatevi coraggio: ho conosciuto persone che, avendo colpevolmente vissuto anche e addirittura una diecina d’anni, essendosi poi impegnati senza riserve a non viverne mai più, hanno potuto proseguire ancora la propria esistenza.
– Non sapete che gioia mi danno le vostre parole, e non vorrei sembrarvi ingrato, Tanaton Tanatonovic, ma neppure queste considerazioni fanno al caso mio. Dovete infatti sapere che finora ho vissuto, facendo un calcolo approssimativo, quattro o cinque diecine d’anni, non una di meno.
– In questo caso, Nikolaj Vasil’evic, temo non vi sia più nulla da fare, per voi. Partecipo al vostro dolore.
– Ve ne ringrazio. D’altro canto, che farci? Son cose che succedono.
– Converrete anche voi che sarebbe opportuno vi preparaste alla bisogna.
– Senz’altro, Tanaton Tanatonovic, come avete ragione. Tuttavia, avendo poca esperienza di trapassi, non so bene come ci si debba comportare, in codesti casi. Voi forse potreste consigliarmi.
– Vi dirò allora, Nikolaj Vasil’evic, che in genere, in circostanze simili, la prima cosa che si suole fare è attaccare la trojka e volare in città, dal pope, per fare confessione d’ogni peccato. L’anima solitamente ne trae beneficio.
– Che uomo accorto siete, Tanaton Tanatonovic. Che esperienza del mondo avete! E però dovete sapere che Misha, il cocchiere, a quest’ora del mattino è già del tutto ubriaco. Prima che si riesca a fargli tornare i sensi occorrerebbe batterlo così tanto, che poi non sarebbe comunque in grado di governare i cavalli. Inoltre, non avendo mai disposto di prendere nota delle mie colpe, temo che ora sarebbe ben difficile ricordarle tutte, per una piena ed efficace confessione.
– Comprendo, Nikolaj Vasil’evic. Ma se non dell’anima, occupatevi almeno del corpo. Radetevi con un rasoio nuovo, e frizionate poi il viso con un po’ di vodka, che apre i pori e riattiva la circolazione. Fiutate quindi due buone prese di tabacco, che libera la testa dal raffreddore ed è anche indicato per problemi di origine emorroidale. Ma non usate il solito trinciato di betulla da pochi copechi l’oncia, Scegliete quel buon rapé che tenete in serbo per le occasioni migliori.
– E dite che questo gioverà alla mia causa?
– Per nulla affatto, ma almeno da morto avrete un aspetto assai più salubre che da vivo.
E così fece Nikolaj Vasil’evic, iniziando proprio dal tabacco, che ogni russo degno di questo nome non manca di fiutare anche più volte al giorno.
Il tabacco produsse subito i suoi effetti e Nikolaj Vasil’evic, con un potente starnuto, si svegliò.
Guardò con stupore la luce fredda entrare nella stanza da letto attraverso le imposte, e si mise a sedere sul letto.
– Dunque, tutto questo non era altro che un sogno. Ma si capisce, che razza di assurdità. Chi mai potrebbe prendere per vere simili corbellerie? A tal punto è imperfetto l’uomo, che neppure riesce a distinguere se vive nel sogno o nella realtà.
In quel momento, qualcuno bussò tre volte alla porta della sua stanza.
Era Arkadj.
- Nikolaj Vasil’evic, c’é qui in anticamera un funzionario del ministero che dice di dovervi comunicare una cosa della massima urgenza.
Nikolaj Vasil’evic restò per un attimo senza parole e poi, dopo essersi dato un doloroso pizzicotto sulla guancia per accertarsi d’essere questa volta ben sveglio, così ragionò tra sé:
- Ebbene, che vuol dire? Si tratta di sciocche coincidenze. E’ ovvio che non può trattarsi di... non può affatto essere che...
Indossata la vestaglia, raggiunse quindi il funzionario in anticamera.
Questi si voltò, rivelando al bavero un nastro con l’effigie di un ragno.
– Buongiorno, Nikolaj Vasil’evic.
– Tanaton Tanatonovic!
– Bene, vedo che vi ricordate di me. Sono venuto per mettervi a parte di un fatto della massima importanza.
– Noo! - esclamò Nikolaj Vasil’evic, drizzandosi a sedere sul letto.
Ancora una volta osservò stupefatto la sua stanza, del tutto deserta.
– Ebbene, allora, in verità questo era esattamente un sogno, proprio come quello di prima. Ma perché poi impressionarsi così tanto? Sogno e realtà sono momenti ben diversi e tra loro separati. Prima sognavo, e ora veglio. Nulla di male può accadere. Certissimamente nulla.
In quel momento, qualcuno bussò tre volte alla porta della sua stanza.


affrancato e spedito da Effe | 08:42 | commenti (39)

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