Canto gallego
Le scogliere alte di Galizia sono donne e sono uomini che si gettano in mare a volo dritto - lassù il verde cupo, e sotto, di attesa in attesa, il blu che già è oceano.
Il cielo di Galizia è sole e pioggia, e a volte un campo di stelle.
Nel vento di Galizia ci sono cammini, e voci, e volti.
Camilo Cela ha barba di anni e occhi di molte stagioni.
Non scuote mai la polvere dal vestito vecchio o da una nuova ruga, perché la polvere è tutte le storie che si porta addosso.
Parla poco, Camilo, ma conosce ogni canto gallego di bosco e di costiera, e solitaria per le strade dei borghi si sente a volte la sua voce di ruggine e ferro che tesse filamenti tra le case come un passaggio di cometa, visibile solo al tramonto.
Non sa di astronomia, ma la notte conta ogni stella senza nome che illumina il mondo lontano da qui.
Non ha carta geografica, ma infinite volte ha viaggiato i cammini che portano a Pontevedra, Lugo, Ourense. E poi ancora Padròn, Costiñàn, Betanzos, Poizà e Abadìn.
Tutti conoscono Camilo Cela, e nessuno.
Arriva verso sera, o che ancora mattino non è.
Se qualcuno nel lavoro di mare ha un braccio o un piede rotto, Camilo subito si fa dare delle uova e separa il bianco dal rosso, poi il bianco lo monta a neve, e con l’amido lo mescola e copre panni di cotone intorno al braccio, o al piede, così che più duro del gesso lo riavvolge.
Camilo cura il Fuoco di Sant’Antonio facendo un fascio con certi rami d’albero che lui solo sa, poi ne brucia le punte nel fuoco di un camino e le passa sul malato recitando piano Vixen Santa Marta, estrela do norte que lle deu a vida ao que estuvo a morte.
A chi soffre di sangue spesso o di malinconia, applica sulla schiena quattro o cinque sanguisughe d’acquitrino che tiene in una bottiglia di vetro verde.
A chi patisce d’amore regala pochi versi dimenticati di Rosalia de Castro, la donna che mutò il pianto in brina e la brina in poesia.
I pochi reales che così guadagna li versa Camilo nel bicchiere di taverna, nel vino delle Rìas Baixas o del Ribeiro, che aiuta a ritrovare ricordi falsi e felici in fondo all’anima.
Dopo aver bevuto piano e sorriso un po’, Camilo Cela prende dalla bisaccia un quaderno grande dalla copertina di cartone spesso e giallo, avvolto in un panno di lino.
Scosta i lembi del panno a poco a poco, solleva il quaderno con entrambe le mani macchiate di strada di tempo, e lo alza a mostrarlo ai presenti, come in un offertorio.
Tutti sanno del quaderno giallo di Camilo, e nessuno.
Da anni, da quando lo conoscono, ogni sera scrive qualcosa, con lenta fatica d’analfabeta.
Ogni sera qualcosa, poche lettere, una parola al più.
Poi si ferma, posa la penna, non ricorda una lettera.
Allora si alza, si avvicina a un tavolo li da presso, e domanda.
La jota, dice solo.
Come il manico di un ombrello aperto, gli rispondono.
Camilo torna al suo tavolo, ripetendo a fior di labbra come il manico di un ombrello aperto, e poi ricopia l’immagine sul quaderno, con cura.
Il quaderno è il segreto di Camilo, e forse il segreto di tutte le vite che ha incontrato, che ha guarito, che ha aiutato ad andarsene con meno rimpianto.
E’ il suo segreto, dicono tutti, ma nessuno sa di che segreto si tratti.
Ma questa sera no, è differente.
Questa sera Camilo solleva il quaderno agli avventori, lo benedice muovendo le labbra in una devozione senza voce, poi lo apre e solleva la penna.
Resta per poco con la mano sospesa, Camilo, a fissare la pagina del quaderno, e della pagina l’ultima riga, e dell’ultima riga la fine.
Nulla.
Del quaderno grande, delle pagine riempite a fatica, poche lettere alla volta, degli anni e del segreto – di tutto questo, dopo tutto questo, non c’è rimasto ora nessuno spazio da riempire ormai, nessun vuoto da cancellare.
Quello che doveva essere , è stato.
Camilo si alza e dice a voce bassa, in modo da intendere se stesso: Domani parto.
Questa è l’ultima sera di Camilo, l’ultima, se mai c’è stata una prima.
Da dove venga, e dove vada, e ogni storia antica di Galizia, o futura, forse è scritto lì, nel quaderno che ora si spagina sul tavolaccio macchiato di vino e di carte e di parole forti.
Basterebbe poter leggere una pagina, una riga, e forse si saprebbe il suo segreto.
Proprio adesso, mentre lui guarda lontano per un attimo non breve, come se non si riconoscesse.
Ma poi richiude piano il quaderno, lo avvolge attento nel panno di lino e lo infila nella bisaccia.
Poi esce dalla porta, alla notte, diretto verso sud, diretto verso nord.
Camilo Cela, che tutti conoscono, e nessuno.